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Non solo San Remo
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L'idea di organizzare un festival della musica negli stessi giorni del festival di Sanremo è nata dopo che è diventata ufficiale la scelta di offrire la carica di direttore artistico di Sanremo a Tony Renis, ossia a una persona che nel tempo ha orgogliosamente rivendicato le sue strette amicizie con alcuni grandi esponenti delle organizzazioni mafiose italo-americane e italiane: da Joe Adonis a John Gambino a Rosario Spatola, tutti uomini che evocano delitti sanguinari e traffico di stupefacenti, con seguito di condanne definitive o di misure di polizia in Italia, attività e condanne di cui vi è traccia anche negli atti parlamentari della Commissione antimafia.


Più precisamente, però, l'idea è nata dopo che - di fronte alle contestazioni sul nuovo direttore artistico - la Rai ha risposto di non vedere nelle amicizie mafiose di Tony Renis alcun problema, sostenendo che nel mondo dello spettacolo, specialmente negli Usa, è normale, quasi obbligatorio, fare carriera grazie alle amicizie con gli esponenti di Cosa nostra.

La risposta del servizio pubblico radiotelevisivo è infatti diventato in quel momento un messaggio inequivocabile: bisogna convivere con la mafia.

Messaggio insopportabile per moltissimi italiani (in particolare per chi ha pagato in tante forme la presenza della mafia in questo paese). Messaggio che la Rai ha pensato di potere "spedire" con arroganza all'opinione pubblica partendo dalla propria condizione di monopolista del festival, nella logica del "io lo faccio e io decido come mi pare, anche contro la sensibilità civile degli italiani".

Da qui la spinta (etica e civile prima di tutto) di rompere proprio quel monopolio, e di dare vita negli stessi giorni - la prima settimana di marzo - a un altro festival della musica.

Una volta decisa l'organizzazione del Festival, si è però pensato che esso dovesse essere un evento fortemente alternativo a Sanremo anche per i contenuti e per la proposta.

A Mantova la qualità e la novità, la sobrietà e la generosità, la cultura e l'impegno; a Sanremo i fasti dell'apparenza e dello sfarzo, gli affari locali illegali e la mediocrità spettacolarizzata.

Di fronte a Sanremo, città del Casinò, ecco Mantova città d'arte e di cultura, città del festival della letteratura e delle grandi mostre.

Vi sarà spazio per la musica di tutti i generi (dal blues al rock, dal jazz ai menestrelli), per gli artisti più rinomati e per gli artisti di strada, per i grandi autori, musicisti e cantanti e per chi non ha mai o quasi mai avuto una ribalta di rilievo.

Lo slogan sarà all'incirca: la Rai vi chiude il mondo, noi ve lo faremo vedere. Vi faremo vedere la musica che Sanremo non dà, gli intellettuali brillanti che in Rai (e in Mediaset) hanno il passo sbarrato; vi faremo vedere la parte più vitale del mondo della musica.

E una funzione centrale la svolgerà, in ogni ora, la piazza. Nella piazza si incontreranno sconosciuti e artisti noti, cantastorie, gruppi che decideranno all'ultimo momento di venire. In piazza (nella piazza riscaldata) ci sarà il maxischermo su cui sarà proiettato lo spettacolo serale. In piazza ci sarà uno stand informativo e anche commerciale riservato alla produzione delle piccole etichette indipendenti.


Un festival così concepito ha potenzialità straordinarie.

Non solo perché si avvia concretamente a essere la prima edizione di un nuovo e vitale festival della musica italiana, ma perché mette in discussione una serie di convenzioni mentali e di costumi che hanno pesato in modo formidabile sul senso comune degli italiani; che hanno pesato perfino, visto il rapporto realizzatosi in Italia tra politica e televisione, sulle loro scelte ideologiche e politiche. Il festival sfida Sanremo (e la Rai) sulla possibilità di avere successo, di lasciare un'impronta nei tempi, proprio rifiutando quelle convenzioni.

Sarà dunque una grande arena attraverso la quale fare conoscere i fermenti di musica e cultura, e metterli insieme tra loro creando un "clima" nazionale a partire da Mantova. Un grande punto di forza per rompere il monopolio televisivo di Berlusconi attraverso un evento in alternativa a Sanremo; un evento vissuto come "svolta" nella storia della musica.

Mantova si caricherà, si sta caricando già adesso, di significati culturali che vanno oltre ogni normale rassegna musicale. Sul piano del costume sarà una specie di Woodstock nell'Italia di Berlusconi.


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