Il movimento ha scopi politici
Emanuela Cerutti - 04-03-2004
Imparare la storia serve a molte cose.
Tra le altre ad immaginare il tempo, a figurarselo permettendo ad un concetto astratto di farsi categoria riutilizzabile e feconda.
Se devo disegnare il tempo per presentarlo ai bambini utilizzo la linea, abbastanza larga da poterci camminare sopra scoprendo, o meglio sarebbe dire inventando, la successione che da un prima porta ad un dopo o da un presente ad un passato che torna ad esistere e a porre domande.
La linea però non mi basta e non basta neppure a loro , immersi naturalmente nella ciclicità, che presuppone un movimento circolare.
Così una volta a qualcuno era venuta in mente un'altalena, che crea traiettorie morbide e modifica i punti di vista a costo di affrontare la vertigine.

L'altalena prende piede in questo 2004 iniziato da poco eppure già intensamente abitato. E si riveste di memoria e di ricordi, di ricerche d'archivio perchè la storia si possa manipolare come la cartacrespa, di testimonianze vissute che si interrogano sull'incredibile ripetersi di quanto pareva raggiunto e risolto.
Il calendario segna il mese di marzo ed un altro marzo si fa strada nella classe di paese, attenta, attraversata da un'idea che ricorre: "sembra oggi".



UNA PROPOSTA DIDATTICA CHE RISPONDE CON NOSTALGICA TRASVERSALITA' AD OBIETTIVI PLURIDISCIPLINARI SPARPAGLIATI NELLO SPAZIOTEMPO RIFORMATO:

- In contesti vari individuare, descrivere e costruire relazioni significative, riconoscere analogie e differenze.
- Usare il passato per rendere comprensibile il presente e comprendere che domande poste dal presente al futuro trovano la loro radice nella conoscenza del passato.


GLI SCIOPERI DEL MARZO 1944 NELLE FABBRICHE BERGAMASCHE:

"La situazione economica si mantiene grave e la preoccupazione per il domani si fa ogni giorno più viva nella popolazione!"

1). La storia nazionale

Il 1°marzo 1944, seguendo le direttive del Comitato di agitazione interregionale, i lavoratori dell'Italia occupata dai tedeschi iniziano alle 10 uno sciopero generale, rivendicando un miglioramento delle condizioni economiche e alimentari, e chiedendo la fine della guerra. Fulcro del movimento sono Torino e Milano, con imponenti agitazioni in tutta la Lombardia. Il 2 marzo lo sciopero prosegue totale a Milano e a Torino, i tramvieri, i ferrovieri sono in prima linea con gli operai nelle agitazioni, a cui i nazifascisti rispondono con arresti, deportazioni, e proclamando, da un lato, una settimana di ferie per tutti i lavoratori in sciopero, dall'altro ordinando le serrate per precauzione contro ulteriori disordini.
Il 3 marzo, il CLNAI, Comitato di liberazione Alta Italia vota un ordine del giorno in cui dichiara che lo sciopero generale è "il segno della futura rinascita della Patria e della sua prossima liberazione" e chiede agli industriali di accogliere, "nello spirito dell'unità della Nazione risorgente", le legittime richieste dei lavoratori.


Sempre in quel giorno, a Roma, un gran numero di donne si raccoglie davanti alla caserma di viale Giulio Cesare per chiedere la liberazione degli uomini rastrellati dai tedeschi per il servizio del lavoro. Le SS sparano e uccidono una di loro, Teresa Gullace, madre di cinque figli e in attesa di un sesto. Da questo episodio, sarà tratto lo spunto per il film di Roberto Rossellini, Roma città aperta.

Il 5 marzo viene decisa la ripresa del lavoro per mercoledì 8, la stessa data che il capo della Provincia di Milano indica come tassativa per la ripresa del lavoro.
Direttamente da Hitler giungono ordini per la deportazione del 20% degli scioperanti e per la loro messa a disposizione di Himmler, capo della Gestapo: se pure l'ordine non viene eseguito per difficoltà "logistiche", dal Nord Italia sono circa 2.000 gli operai arrestati, picchiati e mandati in Germania, dove centinaia di loro finiranno nei campi di sterminio, spesso consegnati ai tedeschi dai fascisti.
Il 7 marzo, mentre lo sciopero continua, il Comitato di agitazione lombardo diffonde un manifesto in cui si legge:

La cessazione dello sciopero deve segnare l'inizio di una guerriglia partigiana con l'intervento di tutte le masse lavoratrici dentro e fuori della fabbrica. [...] Oggi per l'esistenza del popolo italiano vi è una sola soluzione: rispondere con la violenza alla violenza. [...] Il sabotaggio nelle fabbriche deve essere l'azione quotidiana e crescente che i lavoratori dovranno sviluppare a cominciare da mercoledì.

Il ministero dell'interno della Repubblica sociale italiana emette un comunicato secondo il quale allo sciopero avrebbero aderito 207.469 operai "di fronte ad una massa di alcuni milioni di addetti alle fabbriche". Di questi, a Bergamo 5.060, 700 a Brescia, 119.800 a Milano, 32.600 a Torino: la cifra è certamente molto inferiore alla realtà, calcolata introno al milione di lavoratori interessati dalle agitazioni.
L'8 marzo il lavoro riprende nella stragrande maggioranza delle città, ma la situazione all'interno delle fabbriche si sta profondamente modificando con una sensibilizzazione antifascista: come scrive "L'Unità" clandestina del 10 marzo:

I lavoratori hanno imparato a conoscere la loro forza, la lotta di quando sono compatti e decisi, hanno capito che non basta più lo sciopero pacifico, per difendere la propria vita bisogna andare oltre. Tornano nella fabbriche a continuare la lotta, a preparare l'insurrezione nazionale, l'azione armata per dare il colpo decisivo.


2). La storia locale

Se agli scioperi del marzo 1943 non si era registrata alcuna significativa partecipazione delle fabbriche bergamasche, l'appuntamento del marzo 1944 non viene disatteso almeno da parte di alcune tra le realtà operaie più importanti, la Dalmine (2000 scioperanti), la Caproni di Ponte San Pietro (3000), il Canapificio di Fara d'Adda (2500). Incrociano le braccia anche i dipendenti degli uffici commerciali e di numerose banche. I dati tra parentesi sono quelli forniti dal Partito comunista italiano che calcola in circa 7500 il numero dei partecipanti alle agitazioni.
Alle fabbriche citate va aggiunta almeno l'Ilva di Lovere, nella quale, in concomitanza con lo sciopero, viene tentato un sabotaggio agli impianti. L'andamento delle agitazioni del marzo 1944 ripropone le centrali della presenza della sinistra e in particolare di quella comunista, anche se si tratta di una mappa incompleta: certamente gruppi di militanti comunisti agivano all'interno di parecchie altre fabbriche della città, dell'hinterland e della provincia, dalle Arti grafiche alla Magrini, dalla Sace alla Ote.

Non ci sono conservate tracce di dibattito sull'esito di quegli scioperi - che non assunsero certamente il rilievo di altre città del Nord Italia - ma certamente, a partire da questo momento, si verifica anche un nuovo impulso organizzativo dei gruppi di azione sindacale.
Nella sua Relazione (databile tra il giugno e il luglio 1944), Emilio (Sergio Marturano, uno dei responsabili della federazione del Pci di Bergamo) sulla situazione delle fabbriche della città e della provincia, scrive che


Le condizioni di vita dei lavoratori sono, specie in città, peggiori che altrove e vanno progressivamente peggiorando perché all'accrescersi dei prezzi dei principali generi alimentari non fa riscontro nessun miglioramento salariale.

Lo stesso questore di Bergamo, Alberto Belli, nella sua nota al ministero degli Interni del 6 marzo, minimizzando sulla portata degli scioperi (ma senza poter nascondere la realtà di malumori, proteste, sabotaggi e azioni di rivendicazione antifascista), denuncia la gravità della situazione alimentare:

Nonostante i fatti sopra narrati, l'ordine pubblico in generale si è mantenuto normale, perché l'opinione pubblica non si è commossa a questi avvenimenti. La situazione economica invece si mantiene grave e la preoccupazione per il domani si fa ogni giorno più viva nella popolazione. Continua la mancanza completa, sul mercato, di verdura e di frutta. anche il commercio-nero non apporta più quantitativi considerevoli di generi alimentari ai bisogni della popolazione

L'esasperazione crescente trova espressione in agitazioni improvvise, spesso molto decise e sostenute quasi sempre da donne che rifiutano i cottimi e effettuano fermate improvvise, segno di una combattività che spesso si esprime anche con un massiccio ricorso al sabotaggio. Uno strumento - quello del sabotaggio, che gli operai bergamaschi imparano ad usare così bene che il Comitato di Liberazione nazionale di Bergamo, nella seduta del 9 agosto 1945, dovrà auspicare che la Camera del lavoro svolga

Un'intensa e profonda opera di educazione tra gli operai perché abbandonino l'arma del sabotaggio e dell'astensione dal lavoro che usavano contro i padroni nazifascisti per boicottare la produzione.


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QUESTURA DI BERGAMO

Div. Gab. N. 012491/43 Addì 6 marzo 1944 - XXII°

Oggetto: Situazione politico-economica della Provincia di Bergamo
Al Ministero dell'Interno
Direzione generale della Polizia
Valdagno (pr. Vicenza)

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La situazione politica della decorsa settimana (28 febbraio-5 marzo) è stata caratterizzata dal verificarsi in questo capoluogo ed in provincia di abbandono o sospensione del lavoro in alcuni stabilimenti, per solidarietà con gli operai di centri industriali di altre provincie, col pretesto della necessità di una maggiore assegnazione di viveri.

Dai volantini rinvenuti, non solo incitanti allo sciopero operai, tecnici ed impiegati, ma invitanti tutti i cittadini ad aiutarlo, e dai manifestini distribuiti nelle scuole perché insegnanti ed allievi si uniscano al movimento, deve ritenersi che il movimento ha scopi politici.

Le maestranze hanno abbandonato il lavoro nei seguenti stabilimenti: stabilimento Dalmine S.A. - Industrie meccaniche Rumi - Elettromeccanica Meli e Fonderia Fratelli Cantoni in Bergamo - Cantiere Italcementi in Alzano Lombardo ed in Almè con Villa - Industria Composizioni Stampate e Fabbrica minuterie metalliche in Canonica d'Adda.

E' stato invece sospeso, per circa 15 minuti, il lavoro in un reparto del "Linificio e canapificio Nazionale" in Fara d'Adda e nello Stabilimento Zopfi "Tessitura e tintoria lana" di questo capoluogo.

Nella sera del 3 corrente nelle Officine "ILVA" di Lovere ignoti aprivano due rubinetti dei trasformatori, determinando la dispersione di circa quattro tonnellate di olio allo scopo di provocare l'incendio dei trasformatori stessi. L'atto di sabotaggio è stato avvertito in tempo per evitare danni gravissimi. Le indagini esperite per l'identificazione dei sabotatori sono per ora riuscite negative.

Nell'abitato di Lovere, poi, su alcuni muri - con vernice rossa - hanno dipinto numerose "falci e martelli" ed infine, sotto la targa indicante la via Giuseppe Cortesi, vittima dei partigiani, è stato incollato un foglio di carta con scritto "Via Conti Salvatore", individuo giustiziato.

In occasione della partenza da questa Stazione F:F:S:S: di un numeroso gruppo di reclute, alcune di esse, dopo che il convoglio si era mosso, ebbero a intonare il canto sovversivo "bandiera rossa".

Infine, nel passaggio per il territorio di questa Provincia di un treno proveniente da Milano e diretto a Verona con soldati alpini diretti ai campi di addestramento in Germania, veniva lanciato un cartello con frasi ostili al Fascismo.

Nonostante i fatti sopra narrati, l'ordine pubblico in generale si è mantenuto normale, perché l'opinione pubblica non si è commossa a questi avvenimenti.

La situazione economica invece si mantiene grave e la preoccupazione per il domani si fa ogni giorno più viva nella popolazione.

Continua la mancanza completa, sul mercato, di verdura e di frutta; anche il commercio-nero non apporta più quantitativi considerevoli di generi alimentari ai bisogni della popolazione, data l'assidua vigilanza della Squadra Annonaria, che anche nella decorsa settimana ha accertato ben novantatrè contravvenzioni, procedendo al sequestro delle seguenti merci:

Cereali = granoturco Kg, 129 - farina gialla Kg. 155 - riso Kg. 18 - pane bianco Kg. 58;

Grassi = burro Kg. 51,400 - lardo Kg. 41 - latticini Kg. 18,500 - formaggio Kg. 196;

Carni = carne bovina Kg. 59 - carne suina insaccata Kg. 61 - prosciutto Kg.41;

Sale da cucina= Kg. 32 - uova nr. 122 - bottiglie liquori nr. 294 - sapone Kg. 55 - tabacco Kg. 1 - cotone idrofilo nr. 29 pacchetti - scarpe paia nr. 7 - calze paia nr. 72;

Tessuti = stoffa per donna metri 95,50 - stoffa per uomo m.6,50 - raso nero m.3,50 - nastri metri 1310.

Il questore
(dr. Alberto Belli)


Fonti

Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea
Biblioteca Di Vittorio, Bergamo
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