Forza Italia e la riforma Moratti.
Senatrice Maria Grazia Pagano - 28-02-2004
Bondi dice che “il governo ha fatto veri e propri miracoli”: continuano con la strategia della menzogna!

Forza Italia continua a puntare sulla presunta ignoranza dei non addetti ai lavori. È questo il target scelto per la campagna di “informazione a spese dei contribuenti” escogitata dalla Moratti e continua ad essere questo il tasto delle odierne prese di posizione in contrapposizione alla articolate e vastissime proteste espresse dal mondo della scuola e dalle famiglie che colgono il vulnus gravissimo inferto(per ora) al funzionamento della scuola di base.
Le argomentazioni dei rappresentanti di Forza Italia più di un autodifesa, per chi conosce i problemi della scuola, appaiono essere un’autodenuncia a cui si può agevolmente replicare con una serie di precise considerazioni:

a) Per quanto riguarda la copertura finanziaria i signori di Forza Italia evidentemente non sono forti in aritmetica perché le cifre indicate sono molto lontane dagli 8320 milioni di euro che dovrebbero figurare in bilancio con esplicita finalizzazione agli obiettivi indicati nello stesso piano approvato dal Consiglio dei ministri. Di essi non vi è traccia nel decreto delegato come prevedeva esplicitamente l’articolo 7 della legge delega!. Ne vale citare l’incremento di bilancio del Miur per il 2004 perché come è noto esso non copre neppure l’inflazione di questi anni. Tale incremento soprattutto dimostra che gli stipendi, che costituiscono ancora il 96% del totale, hanno subito incrementi molto modesti al di sotto dell’inflazione come sanno tutte le massaie del nostro paese. Come è noto le carriere economiche crescono nel tempo e non si è mai visto che diminuiscono. Nel nostro caso sono cresciute molto poco.In realtà degli 8320 milioni di euro necessari a finanziare direttamente ed esplicitamente le misure previste nei decreti delegati non vi é alcuna traccia nelle recenti leggi finanziarie e i confusi discorsi sugli aumenti contrattuali c’entrano come i cavoli a merenda!
b) Per le anticipazioni delle iscrizioni basta rileggere la relazione tecnica, presentata dallo stesso Governo, per apprendere che gli aventi diritto all’eventuale anticipo sono in effetti 86 mila e sono ben pochi coloro che ne hanno potuto usufruire spesso perché le scuole e gli enti locali non sono stati in grado di soddisfare le richieste per carenza di strutture e di finanziamenti idonei.In realtà molti di quelli che anticipano l’iscrizione alla scuola dell’infanzia arriveranno alla scuola primaria in un un’età tale che non consentirà loro la certezza ma solo la possibilità di iscrizione alla scuola primaria.E’ evidente che per molti se non per tutti costoro resterà solo la scelta della scuola privata.
c) Quella dell’insegnamento dell’inglese e dell’informatica, garantito dalla riforma, addirittura e miracolosamente prima della sua entrata in vigore, per chi ha una minima conoscenza dei fatti reali che accadono nella scuola, è ormai una autentica barzelletta.Queste presunte novità della riforma sono presenti da anni nelle nostre scuole. Anzi per l’informatica il centro destra non ha stanziato neppure una lira nelle sue tre leggi finanziarie e quelli utilizzati, per corsi di formazione che hanno lasciato molto a desiderare nella loro improvvisata gestione, sono i soldi stanziati dal centro sinistra. Per l’inglese nella scuola elementare si è ridotto l’orario previsto dopo la seconda classe per spalmare qualche ora nelle prime due classi! In ogni caso i genitori fra pochi mesi si ricorderanno di chiedere “chi insegna e che cosa” e le bugie di oggi dovranno far pagare il loro prezzo a chi le ha divulgate.
d) Si afferma un autentico falso quando si nega il taglio dei sedicimila posti di maestro elementare previsti in due anni dalle leggi finanziarie 2002 e 2003. Nella scuola secondaria si dimenticano incredibilmente gli effetti dei tagli selvaggi all’organico apportati con l’accorpamento coatto dell’orario di cattedra a 18 ore settimanali. Si tratta evidentemente di argomenti propagandistici confezionati per i vecchietti fedeli di Emilio Fede che si stanno accorgendo della beffa sull’aumento delle pensioni e dei tagli alla sanità. Inoltre si dimentica che nella scuola ci sono oltre 100 mila precari regolarmente abilitati che occupano posti vacanti, e che da due anni non vengono immessi nei ruoli, solo perché il governo Berlusconi si propone di demolire un pezzo di scuola pubblica per offrire clienti al mercato della privata.
e) Sulla chimera del futuro diritto dovere all’istruzione la verità molto semplice è che si è voluta abolire la legge che aveva prolungato a 15 anni l’obbligo scolastico per consentire nuovamente l’iscrizione ai centri di formazione professionale dopo la terza media.Questa è la grande riforma Moratti. Tutto il resto, a partire dalle elucubrazioni su un fantomatico diritto dovere all’istruzione, é aria fritta perché altrimenti si potevano fare subito i provvedimenti quadro relativi e soprattutto erogare le risorse finanziarie necessarie.Hanno abolito l’obbligo scolastico e quando si sono accorti che oltre 40 mila studenti erano stati lasciati al loro destino, perfino sottoposti all’obbligo di pagare le tasse di iscrizione, hanno tentato di abborracciare una sorta di sperimentazione regionale fallita quasi ovunque.. Del sistema di istruzione e formazione regionale non esiste traccia perché mancano gli strumenti legislativi quadro che il governo ancora non ha neppure cominciato ad elaborare.
f) La scuola "riformata" della Moratti si fonda su un tempo obbligatorio di 27 ore settimanali al quale si può aggiungere un tempo aggiuntivo facoltativo di altre 3 ore settimanali e il tempo mensa fino ad ulteriori 10 ore settimanali; la quantità oraria massima assicurata (27+3+10) non è il "tempo pieno".
- La contrazione dell'orario curricolare obbligatorio (meno 3 ore settimanali) a fronte di un identico impianto disciplinare, significa una compressione dei tempi e/o una riduzione della qualità degli apprendimenti.
- La definizione degli organici dei docenti (fondamentale risorsa per una scuola) potrebbe, fondandosi quantitativamente sul tempo scuola effettivo, far scomparire la contemporaneità, e con essa fondamentali momenti del percorso scolastico del tempo pieno quali le classi aperte e i diversi progetti, nonché posti nell'organico. L'assicurazione che per il 2004/2005 viene garantita la "quantità oraria" del tempo pieno vuole forse significare solo un anno di tregua. E dopo? Poi ulteriori posti "possono essere attivati“ ma solo "nell'ambito della consistenza dell'organico complessivo"… e se non ci saranno disponibilità, il tempo mensa sarà scaricato su famiglie e enti locali? In questo senso la prossima definizione degli organici diventa elemento fondamentale per meglio intendere quale sarà il futuro della scuola.
- Inoltre, la presenza di un docente tutor prevalente, con la susseguente diversa presenza temporale nella classe dei docenti, significherebbe la rottura del gruppo docente paritario, introducendo elementi di negativa gerarchizzazione fra i docenti stessi e fra le diverse attività. Inoltre che scuola sarà dunque la “secondaria di primo grado”? Una scuola di 891 ore più 198. Una scuola cioè di 27 ore obbligatorie e 6 facoltative. Le 30 ore settimanali per il cosiddetto tempo normale diventano ora 27. Nelle 27 ore non entrano solo le 10 discipline della scuola media e l’insegnamento della religione cattolica (esiste ancora il diritto di non svolgere alcuna materia alternativa?): la scuola secondaria di primo grado ne prevede 12 di discipline, due in più: una seconda lingua straniera e l’informatica. Come avviene questo miracolo?.Ecco il segreto: l’italiano passa da 7 ore a 6 ore e 29 minuti settimanali; la storia da 2 ore a 1 ora e 49 minuti; la geografia da 2 ore a 1 ora e 30 minuti; la matematica da 4 ore a 3 ore e 50 minuti; le scienze si uniscono alla tecnologia e da un totale di 5 ore passano a 3 ore e 34 minuti, nelle quali, presumibilmente, si affronterà anche l’informatica . L’inglese da 3 ore passa a 1 ora e 38 minuti; arte, musica e scienze motorie dalle rispettive 2 ore settimanali passano a 1 ora e 49 minuti. All’altra lingua straniera sono assegnate 2 ore settimanali. Unica a restare invariata è l’ora di religione cattolica(facoltativa),
Non si capisce come le scuole riusciranno a far quadrare tutto questo. Si prefigura pertanto una situazione affatto diversa dalla consueta: con orari scolastici settimanali differenziati in entrata e in uscita per i diversi alunni, con evidenti conseguenze per il trasporto scolastico pubblico e privato, con il presumibile insorgere di nuove necessità per le famiglie.


Sen. Maria Grazia Pagano
della Presidenza del Gruppo DS-Ulivo del Senato


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 Scuola oggi    - 28-02-2004
Bugie, soltanto bugie sarebbero le critiche alla riforma Moratti. Non sapendo come rispondere, lo sostengono ormai da giorni i soliti "talebani" della riforma. Ma se c'è qualcuno che dice le bugie forse lo si può trovare proprio negli uffici di viale Trastevere, perchè è stata proprio una bugia, una grossa menzogna quella che ha strappato pochi giorni fa al Capo dello Stato la firma sul primo decreto attuativo della legge 53.
Una menzogna "concordata" tra l'ufficio legislativo del ministero dell'Istruzione e il corrispondente ufficio del Quirinale. E' a tutti noto che la pubblicazione del primo decreto ha subito un ritardo per un motivo tecnico: "un banale errore sul richiamo di una legge". Vediamo, invece, più nel dettaglio come sarebbero andate le cose.
Il testo inoltrato approvato dal Consiglio dei Ministri e inviato al Presidente della Repubblica per la promulgazione recitava, al comma 2 dell'art.14, "Fino all'emanazione delle norme regolamentari di cui all'articolo 8 del decreto Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, si adotta, in via transitoria, l'assetto pedagogico, didattico e organizzativo individuato nell'allegato C, facendo riferimento al profilo educativo culturale e professionale individuato nell'allegato D". L'ufficio legislativo del Quirinale ha segnalato al Miur che il riferimento al DPR 275/99, in relazione ai piani di studio, non poteva ritenersi legittimo almeno per due motivi:

1) la stessa legge 53 prevede al comma 1 dell'art.7 che tale definizione debba essere individuata con un DPR e non con un decreto ministeriale. La differenza non è di poco conto. La legge che disciplina le attività del Governo e dei ministeri (L.400/98) distingue così i due tipi di regolamenti:
a) DPR "Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari";
b) DM "Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorità sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione". E' fin troppo chiara la differenza procedurale delineata per l'adozione dei due diversi tipi di atti. In un caso c'è un percorso di coinvolgimento istituzinale e politico al massimo livello (deliberazione del Consiglio dei Ministro) e la necssità del passaggio al vaglio dei controlli del Consiglio di Stato; nel secondo caso il tutto si risolve con la firma del Ministro e la "comunicazione al Presidente del COnsiglio, prima dell'emanazione".

2) la previsione dell'art. 8 del DPR 275/99 non tiene conto del nuovo quadro di distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni (definita dal nuovo Titolo V della Costituzione, come modificato con una legge successiva al DPR 275 (la legge 3/2001) e delega il Ministro dell'Istruzione a definire "i curricoli" senza limitazione alcuna. A tali obiezioni, l'ufficio legislativo del Miur ha risposto, in un primo momento, contestando la tesi del Quirinale. La norma della 53/2003 non avrebbe implicitamente abrogato quella, analoga, del 275/99, trattando la prima delle indicazioni relative alla sola quota "statale" e la seconda delle indicazioni sui percorsi formativi globalmente intesi. Ne sono seguite giornate di intenso contrasto in quanto al Quirinale, di fronte a tali "spiegazioni", la situazione doveva intendersi addirittura aggravata. Se questa è la sostanza di ciò che si è voluto disporre, allora il decreto legislativo risulta addirittura illegittimo e comunque non formulato in modo chiaro e coerente... si dovrebbe tornare al COnsiglio dei Ministri! Di fronte a questa drammatica eventualità, di cui sono stati informati i politici di riferimento, i due uffici avrebbero trovato una soluzione più semplice: "Il decreto contiene un errore tecnico che, in quanto tale, potrà essere corretto in sede di promulgazione". Ed è cosi che il testo destinato alla Gazzetta ufficiale è diventato il seguente: "Fino all'emanazione delle norme regolamentari di cui all'articolo 7, comma 1, della legge 28 marzo 2003, n. 53, si adotta, in via transitoria, l'assetto pedagogico, didattico e organizzativo individuato nell'allegato C, facendo riferimento al profilo educativo culturale e professionale individuato nell'allegato D". Al Presidente della Repubblica, per ottenere la sua firma sul decreto, la Moratti avrebbe detto, insomma: "Era stata apportata una banale correzione ad un errore materiale, la citazione di una legge sbagliata al posto di una giusta...". Non c'è male, per per chi, come il ministro, avanza, come principale argomento per ribattere alle critiche delle opposizoni e dei sindacati, l'accusa di falsità e di menzogna!

 Grazia Perrone    - 29-02-2004
La nota della Sen. Pagano è molto (e ben) articolata. Ragione per la quale mi riservo di commentarla - nel merito - più avanti.

Per il momento mi limito ad una precisazione relativa alla cifra di 8.310 milioni di euro di cui tutti (governo e opposizione sociale e politica) parlano ... senza fare chiarezza.

Dunque ... il Piano programmatico per l'attuazione della (contro)riforma Moratti approvato dal Consiglio dei Ministri a metà settembre del 2003 stima che (...)"per il quinquennio 2004-5 - all'investimento in istruzione e formazione dovrebbero essere destinati interventi finanziari per complessivi 4.037 milioni di euro, oltre alle somme già iscritte in bilancio ed ammontanti per lo stesso periodo a 4.283 milioni di euro(...)"

La legge Finanziaria, invece, approvata definitivamente nel mese di dicembre (...)"autorizza - a decorrere dall'anno 2004 - la spesa complessiva di 90 milioni di euro (...)" destinati alle teconologie multimediali, alla realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione, all'orientamento per la dispersione scolastica, allo sviluppo dell'istruzione e formazione tecnica e per l'educazione degli adulti.

La Finanziaria 2004 fa chiaramente intendere - anche ai non addetti ai lavori - la direttrice di marcia nei confronti della scuola statale (statale Senatrice ... non pubblica!) di questo governo che potrei così riassumere: i soldi sono pochi pertanto la riforma va finanziata da tagli ed economie forzose utilizzando lo strumento degli interventi strutturali che incideranno sul tempo scuola, sugli organici e sui livelli occupazionali del personale docente e non docente.

Tutto questo lo si sapeva già ... dal dicembre 2003.

Lo sapeva l'oppozizione politica ... e lo sapevano i Sindacati.

Tutti ... i Sindacati della scuola.