Un gioco di squadra
Omer Bonezzi - 26-02-2004

Nella vicenda dell’offensiva contro la legge Moratti si contano diversi piani. Politico. Sindacale. Professionale.
Questi piani che si mescolano tra di loro, devono integrarsi per salvare la scuola italiana.
Bisogna che i vari soggetti dicano la loro, facendo bene il proprio mestiere e trovino il coraggio di indicare prospettive. Azioni.

IL RUOLO DELLA POLITICA

La politica (e mi riferisco all’Ulivo), oltre che dare buoni consigli a sindacati e movimenti, dovrebbe forse fare con più decisione e chiarezza il proprio mestiere di opposizione in Parlamento e nel Paese.
Poi dovrebbe anche dire cosa farà il giorno in cui tornasse a governare il paese.
Dovrebbe dire chiaramente che la legge Moratti sarà abrogata.
E’ vero che non si può fare una terza riforma, ma quella della Moratti non è una riforma: è una sciagura. Basterebbe questo piccolo, chiaro messaggio per dare una speranza a quella bella resistenza che genitori ed insegnanti stanno facendo per difendere la scuola.
Poi si deve dire che L’Ulivo ha capito! E quindi che i tempi della politica rispetteranno i tempi lunghi della scuola.
Deve essere riconosciuta la semplice verità, ovvero che la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani ama il proprio lavoro ed è brava, per cui si considereranno preziosi alleati e la politica e la società faranno con essi un’alleanza sociale per migliorare la scuola. Bisogna dire che la scuola ha un fondo buono, e quindi non deve essere invasa e forzata con inutili giacobinismi, ma migliorata. Per dimostrare la bontà del ragionamento L’Ulivo riprenderà ad assumere su tutti i posti vacanti, attraverso un sistema di reclutamento nazionale (perché anche la scuola dell’autonomia è nazionale) e graduatorie pubbliche provinciali, come non vorrebbe fare l’attuale governo.
La proposta di assunzione per ogni singola scuola è sbagliata e non può funzionare, si veda quale confusione si è creato con l’attuale sistema di domande per le supplenze, pensato in funzione di assunzioni fatte dalle singole scuole.

Faremo insomma come in Finlandia, una delle scuole migliori del mondo, dove si è proceduto attraverso la valorizzazione degli insegnanti. L’Ulivo dovrebbe dire che per tenere fede al suo impegno investirà gradualmente, nella scuola e nei suoi insegnanti, il 6% del PIL come ha fatto, appunto, la Finlandia.
Di una certezza come quella sopradetta la scuola ha bisogno.
Ma prima di tutto e subito si deve dire quale sarà il destino della Legge Moratti.


LA DIMENSIONE PROFESSIONALE, OVVERO SI RISPETTI IL DPR SULL’AUTONOMIA SCOLASTICA

La legge Moratti per essere operativa deve far approvare i suoi decreti, si dice 24 oppure di più, se non saranno approvati la legge o sue parti decadranno.

Ma ciò non significa che si debba aspettare, o che una parte di scuola possa sentirsi - neppure provvisoriamente - tranquilla.
Quanto al primo decreto, obiettivo minimale è impedire dal basso l’avvio della riforma per questo anno scolastico e creare le condizioni di un suo ritiro nel prossimo anno scolastico. Coloro che sostengono la riforma si aggrappano all'affermazione che in uno Stato democratico le leggi si applicano.
Condividiamo, ma le leggi si inseriscono in un contesto che le definisce.
La legge sull’autonomia scolastica esiste così come esiste il titolo V della Costituzione. Nell’ambito di tali prerogative legislative ciascuna scuola può e deve sviluppare modelli coerenti con i POF approvati.
Quindi, applicando la legge, i collegi docenti, titolari della programmazione didattica della scuola, possono trovare la strada per respingere un'idea di tutor che divide, gerarchizza, e che è lesiva della dignità professionale.
Le strade scelte possono essere diverse, secondo le condizioni e gli orientamenti di ogni scuola autonoma. La parola d'ordine potrebbe anche essere *siamo tutti tutor*.
Poi c'è la questione del tempo scuola e delle richieste dei genitori
Lo ha detto Berlusconi in persona e su quel terreno va sfidato: sappiamo che le richieste dei genitori sono, per la stragrande maggioranza, a favore del tempo pieno: Bene, tutte le richieste dei genitori andranno esaudite.

IL DECRETO È INCOMPATIBILE COL CONTRATTO

Ci sono poi anche problemi di natura contrattuale.
Portando la questione all'interno delle scuole, sul piano dell'organizzazione del lavoro, nessuna RSU dovrà permettere la creazione di una gerarchia all’interno della scuola.
Infine il biennio contrattuale, rispetto al quale i sindacati hanno già chiesto l’apertura della trattativa. Anche quello sarà un terreno di scontro e un'altra l’occasione per le OOSS per nullificare sul piano contrattuale gli effetti del decreto.

LA VIA GIUDIZIARIA

E’ aperta una via giudiziaria che potrebbe anche avere esiti importanti.

Le imponenti rivolte dei genitori e degli insegnanti - infine - hanno costruito un terreno nuovo di dialogo e di alleanze, che non potrà essere più cancellato. Questo ha una qualità ben diversa dall'idea privatistica e commerciale di "famiglia" insita nella controriforma.

Il movimento avrà uno sbocco politico e sarà vincente se - appunto - ciascuna componente di questo ampio fronte di lotta saprà fare la propria parte.
La lotta è davvero dura ma non è ancora finita!

Per questo vediamoci il 28 febbraio ’04, in piazza, con cgil cisl uil



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf