Docente flessibile cercasi
Grazia Perrone - 25-02-2004
Flessibilità. E’ questa la parola magica che - coniugata alla "razionalizzazione delle risorse umane" - porterà a “quei risparmi di sistema”, invocati a gran voce da Tremonti, che costituiranno il “budget” delle risorse economiche da contrattare – con le parti sociali firmatarie del contratto - per la definizione, in termini economici, della “carriera” docente.

A chiarire ulteriormente quello che la stragrande maggioranza dei docenti italiani (specie quelli di scuola elementare e materna) avevano già capito da un pezzo ci pensa l’editoriale (a firma Alessandra Ricciardi) pubblicato – in data odierna - su Italia Oggi.

Dalla lettura di questo testo si evince che, a partire dal 1° settembre 2004, nelle italiche scuole:

» Spariranno le classi fisse al posto delle quali ci saranno dei gruppi di classi;

» Il personale docente “dovrà lavorare di più” (!?) fino al completamento dell’intero orario annuale e su più gruppi classi coprendo “con gli spezzoni orari che restano liberi” (sic!) le materie del piano facoltativo (ma … nel caso in cui non avessero le “competenze” necessarie? Mi chiederei maligna …) oppure le attività di laboratorio o la mensa;

» Resta invariato, rispetto alla prima "bozza" Bertagna, l’orario di insegnamento “obbligatorio” fissato – sia per la primaria che per la secondaria di I° grado – in 891 ore annue suddivise in 33 settimane di 27 ore ciascuna ad esclusione della mensa. L’editorialista, però, chiarisce che, al già risicato monte orario “obbligatorio” è necessario scorporare il 15% destinato alle libera determinazione dell’istituzione autonoma (di “concerto” con i “genitori/clienti” … aggiungerei); nonché la quota – pari al 5% - “destinata” alla Regione … senza dimenticare lo “scorporo” di 66 ore, pari a due ore settimanali (33, pari a 1 ora settimanale nella, ex, scuola media) per l’insegnamento della religione cattolica che è l’unica materia (mi corregga il Ministro, se sbaglio) – nella scuola primaria – ad essere, puntigliosamente, quantificata.

» Dopo aver effettuato lo “scorporo” le istituzioni scolastiche autonome (autonome?) dovranno definire – nelle restanti ore “obbligatorie” 11 insegnamenti più 2 attività (educazione civica e informatica) nella scuola media che diventano 10 più due (inglese e informatica) nella scuola (ex) elementare.

» L’attività didattica del singolo “operatore scolastico erogatore del servizio pubblico denominato istruzione” che – d’ora in poi – si chiamerà tutor consiste nell’assicurare – nei primi tre anni del percorso scolastico – un’attività di insegnamento “non inferiore alle 18 ore settimanali” pari a 594 ore annue;

» Il “carico” di lavoro del personale docente non sarà più stabilito ( e calcolato) su base settimanale ma … annua. Saranno le singole scuole a stabilire quante ore di studio dovranno essere dedicate per ogni singola disciplina inserendo il tutto in una “forbice oraria” compresa tra un minimo ed un massimo;

» Va da sé che – una simile “organizzazione del lavoro in classe” – comporterà, inevitabilmente una (ri)definizione dell’organico anche in considerazione del fatto che – nella definizione del numero di personale “congruo” con l’offerta formativa “personalizzata" che la singola istituzione dovrà garantire all'utenza - non si dovrà più tener conto dell’orario di servizio settimanale ma di quello annuo;

» La procedura che i dirigenti scolastici dovranno adottare per la definizione del “quadro” orario e – di conseguenza – dell’organico è la seguente:
1. determinazione del numero complessivo degli alunni iscritti;
2. calcolo del numero di gruppi classe istituibili con l’avvertenza che – ogni gruppo classe – deve essere costituito da 25 alunni (non vi è alcun accenno - ed è grave - agli alunni/e disabili e non è dato sapere, pertanto, se nel "computo ragionieristico" dei 25 alunni per gruppo classe vadano inclusi oppure no e, se no, quale comportamento adottare per garantir loro il diritto - costituzionale - allo studio);
3. assegnazione a ciascun gruppo del “monte ore annuale” di 891 ore;
4. distribuzione dello stesso per insegnamenti disciplinari e per attività didattiche tenuto conto che – nella scuola primaria – l’orario di servizio dei/le maestri/e è di 24 ore settimanali mentre – nella scuola media, dove la cattedra oraria è di 18 ore, è possibile “l’incremento fino ad un massimo di sei ore aggiuntive”.

Dulcis in fundo: il docente tutor.

E’ l’unico – nella “nuova” scuola – che completerà l’orario cattedra rispetto ai/lle colleghi/e meno “fortunati/e” (o che, magari, non hanno “santi” in … direzione/presidenza!) con un residuo di 198 ore da utilizzare per le attività di “assistenza” (!?) e di coordinamento.

Tutti gli altri docenti “normali” potranno essere utilizzati dai dirigenti scolastici per far fronte a tutte le altre attività “scoperte” con il vincolo (giuridico o contrattuale? Questo dubbio l’editorialista non lo chiarisce) (…)”di utilizzare, in tutto e per tutto, i docenti già assunti a tempo indeterminato senza lasciare spazio a inutili sprechi di spesa (...)” [1]


Questo è quanto.

Per opporsi a questo "sfascio" le parti sociali hanno pensato "bene" di dividersi proponendo due diversi appuntamenti: la manifestazione del 28 febbario p.v. e lo sciopero del 1° marzo.

Mi auguro che si sia abbastanza intelligenti da aderire ad entrambe le scadenze.

Grazia Perrone maestra di una scuola che non c'è (più!)

[1] cfr. Alessandra Ricciardi – Italia Oggi 24 febbaio 2004 pag. 37

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