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Allarme rosso caccia
Rolando A.Borzetti - 20-02-2004
Caccia programmata, federalismo faunistico, prolungamento del periodo venatorio, rispetto delle direttive comunitarie, autorizzazione a cacciare le specie migratorie in tutto l’ambito regionale. Sono questi gli obiettivi del nuovo disegno di legge del Governo sulla riforma della caccia , in discussione in Consiglio dei Ministri il 20/02/2004. Secondo gli ambientalisti, però, rivoluziona in peggio tutta la materia.




La pianificazione della fauna, volta a radicare il cacciatore al territorio – si legge nella relazione alla proposta di modifica all’attuale legge 157/92 -, vuole evitare la casualità del prelievo venatorio, con il diretto contributo del mondo agricolo, e richiamare la materia (dal 2001 di competenza regionale dopo il nuovo Titolo V della Costituzione) ai principi di tutela ambientale, di protezione dell’ecosistema e di pubblica sicurezza che sono di esclusiva competenza statale.

Tra le novità del disegno di legge, ci sono: l’istituzione delle Unità territoriali di gestione per la programmazione del territorio destinato alla caccia e per favorire la tutela dell’ecosistema (composte per il 60% da associazioni venatorie e organizzazioni professionali agricole e per il 20% da associazioni ambientali); l’utilizzo come esca di 10 richiami vivi per ogni cacciatore e per ogni singola specie cacciabile (mentre prima erano 10 in tutto); la proroga dell’esercizio dell’attività venatoria, su autorizzazione dell’Unione Europea, fino a febbraio. Inoltre, le Regioni, così come i centri di addestramento cani, possono consentire nel 15% del proprio territorio agro-pastorale l’immissione e l’abbattimento di animali selvatici di allevamento, anche fuori dei periodi caccia consentiti e senza limiti temporali.

L’iniziativa legislativa sulla caccia elaborata dal Governo, frutto di una concertazione tra le categorie economiche e sociali interessate, propone quindi alcune modifiche e integrazioni all’attuale disciplina. “In particolare – si legge nella relazione -, abroga le disposizioni in materia di autorizzazione per gli appostamenti fissi, riordina l’Istituto nazionale per la fauna selvatica e il risarcimento dei danni provocati dalla caccia ai terreni agricoli e agli allevamenti graveranno su un apposito fondo locale alimentato dalle tasse di concessione regionale”.

Ddl sulla caccia. Morabito (Legambiente): ''Un duro attacco alla conservazione della fauna selvatica''

Allarme rosso per la conservazione della fauna. Possibilità di immettere e abbattere animali selvatici di allevamento su parte del territorio nazionale, prolungamento del periodo venatorio e aumento delle specie cacciabili. E’ sdegnata la prima reazione degli ambientalisti al disegno di legge sulla riforma della caccia che andrà in discussione al Consiglio dei ministri domani 20/02/2004. “Si tratta di una proposta allucinante di modifica della precedente normativa (la legge 157/92) che se dovesse passare – spiega Nino Morabito, responsabile Fauna di Legambiente – farebbe sprofondare l’Italia indietro anni luce, sferrerebbe un duro attacco alla conservazione della fauna selvatica e riaprirebbe lo scontro sociale tra cacciatori e chi è contro la caccia”. Tanto che l’appello lanciato da Legambiente è stato accolto anche da Arcicaccia, che insieme invitano a firmare per impedire la “barbarie venatoria”. Secondo gli ambientalisti, il nuovo disegno di legge porterebbe a una totale assenza di regole e di indirizzi generali in materia di caccia e verrebbero cancellate tutta quella serie di indicazioni tecnico scientifiche che l’attuale normativa contempla, come ad esempio il riferimento alle dimensioni delle aree di caccia.

Ogni Regione sarebbe autorizzata a fare quello che vuole”, denuncia Morabito. Ma cosa cambierebbe, in sostanza, rispetto a prima?"

La nuova proposta di legge prevede che ogni cacciatore possa utilizzare come esca 10 richiami vivi per ogni singola specie cacciabile (mentre prima erano 10 in tutto); l’Istituto nazionale per la fauna selvatica viene svuotato di poteri reali; l’esercizio dell’attività venatoria viene prorogato, su autorizzazione dell’Unione Europea, di un mese; le Regioni e le province autonome, così come i centri di addestramento cani, possono consentire nel 15% del proprio territorio agro-pastorale l’immissione e l’abbattimento (anche fuori dei periodi caccia consentiti e senza limiti temporali) di animali selvatici di allevamento.

Così si ritorna a quello che una volta era il tiro al piccione – denuncia Morabito -. E poi, un cacciatore, come fa a distinguere una quaglia di allevamento da una selvatica?”.

Secondo Legambiente, inoltre, con il disegno di legge di riforma della caccia, “scompare la definizione dell’attività venatoria come concessione dello Stato (il che equivale a dire che diventa un diritto)”, mentre la distinzione che viene fatta tra fauna selvatica stanziale (di proprietà dello Stato) e migratoria (appartenete invece alla comunità internazionale, soggetto che giuridicamente non esiste), “di fatto porta a considerare uccelli, lepri e cinghiali come di proprietà di nessuno e quindi liberamente cacciabili”.

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 A. Borzì    - 27-10-2004
sono un cacciatore con la C maiuscola e non tollero
il terrorismo informatico che tante associazioni che si dichiarono " AMBIENTALISTI " fanno solamente per
ottenere della gratuita visibilità.
I cacciatori per esercitare l'attività venatoria debbono
non avere delle denunzie penali, debbono superare
un esame, debbono pagare una forte somma in denaro e mantenere un comportamento diamantino.
Anche una semplice contravvenzione compromette il
rilascio del porto d'armi. I così detti ambientalisti o che tali si professano sarebbero tali se si dovessero sottomettere a tali esami, comportamenti e tasse da pagare per ottenere un porto licenza di ambientalisti?
Distinti saluti A. Borzì