Il buonsenso dei buonsensisti
Giuseppe Aragno - 17-02-2004
Si sono uniti. Prodi ha voluto essere leader del cartello che dà l'assalto a Berlusconi e sancisce l'impossibilità di unire le opposizioni, ma s'è tenuto il posto in Europa ed ha spiegato che anche gli altri hanno fatto così. Contento lui…
Confortato dai precedenti, Prodi ha poi rivendicato per sé e per i suoi la tradizione di De Gasperi.
I suoi, già. Amato, anzitutto, ideologo del craxismo, massimo dirigente di quel PSI campione di corruzione che azzerò in pochi anni una centenaria tradizione di storia del movimento dei lavoratori. Amato, proprio lui, uscito indenne dalla tragedia del suo partito - la mano destra non sa evidentemente ciò che fa la sinistra - che blatera tranquillamente di ciclisti - Prodi novello Coppi, che torna in bicicletta, e Dio ci scampi dal ricordare Pantani - riducendo così la vita politica italiana ad una gara a tappe in cui alla fine contano… le gambe.
Amato, certo, avete capito, uno che con la tradizione di De Gasperi ci è nato e non salta perciò dalla sedia quando Prodi se ne fa l'erede.
M'immagino Nenni, dal paradiso dei politici veri.
I suoi, già: i compagni di Prodi. D'Alema, per esempio, altro prodotto tipico della tradizione di De Gasperi - un buonsensita come lui potrebbe tranquillamente ritrovarsi con Romolo Murri, Sturzo e Sant’Ignazio di Loyola - D'Alema dicevo, comunista pentito, ed ora gesuita convinto, che, presa la parola, rivendica il merito di pensare in termini politici. Un pensiero che, tradotto in volgare, vuol dire che di cambiare la riforma Moratti non si parla - chi ha buonsenso non cambia una riforma dopo l'altra - e, per il resto, le guerre vanno fatte, come in Serbia - con o senza l’Onu, tanto c’è la Nato - i soldati a Nassyiria dobbiamo averli, perché l'Onu resuscitata ci autorzza a posteriori, la Costituzione va cambiata, magari con una nuova e politicamente più avveduta bicamerale, per le Foibe occorre una memoria pari a quella del 25 luglio e, infine, a Bush a Blaire e al terrorismo occorre sacrificare la guerra partigiana degli irakeni, la tragedia palestinese e tutta intera la fame nel mondo. D'Alema, insomma, proprio lui, che fu nemico dichiarato del craxismo ed ora siede con Amato all’ombra dell’ulivo; lui, che per mettere insieme un voto più di Berlusconi, si accompagna a De Mita, non disdegna Dini, e se gli passa a tiro strizza l’occhio a Cirino Pomicino.
In quanto a me, che ho combattuto il partito di De Gasperi e non ho nulla a che fare con Craxi, Amato e Rutelli, bene, io sono costretto a riconoscere che ha ragione Cossutta: a sinistra c'è un vuoto.
Ciò che Cossutta non dice è che manca anche un programma, anche solo uno straccio di programma, che il vuoto più grande, alla fine, è nelle teste dei neo ulivisti.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Gianni Mereghetti    - 18-02-2004
Ha ragione J.H.H. Weiler a sostenere che spesso “le elezioni europee sono dominate dall’agenda politica nazionale, sono una sorta di verifica di medio termine per i partiti nazionali al potere”.
Da come è iniziata la campagna elettorale infatti sembra evidente che l'Europa non interessi a nessuno! Nè al centrosinistra, nè al centrodestra! Far diventare le elezioni europee una verifica dello stato di salute delle alleanze politiche italiane mi sembra la negazione di quel valore dell'Europa che tutti a parole professano e che nella realtà esiste.
Sì, perchè l'Europa vale in sè e non è la somma degli interessi delle diverse nazioni!
Se queste elezioni non saranno per l'Europa, ma pro o contro Berlusconi, allora la posizione più ragionevole mi sembra NON VOTARE!


 carlo marchesi    - 24-02-2004
Caro Aragno, forse tu sarai anche uno di sinistra doc, puro, disinteressato, ma il linguaggio che usi in questo tuo intervento mostra un livore sorprendente contro persone che per me sono risorse fondamentali per un futuro di riforme di cui abbiamo estremo bisogno. Per di più non argomenti nulla, ti limiti ad accuse e ad epiteti pressoché gratuiti. Se questo è il livello di dibattito che vogliamo instaurare in un'area che dovrebbe essere grosso modo di centrosinistra, io preferisco avere a che fare con il buonsenso e i buonsensisti. Pensa solo che spasso per qualunque politico o elettore di centrodestra leggere il tuo intervento. A me invece ha dato solo tristezza...
Voglio sperare che quelli come i tuoi siano sfoghi, dei quali ripensandoci ci si pente.

 Giuseppe Aragno    - 24-02-2004
Caro Marchesi, ci sono troppi pentiti in giro: non te ne avrai se non mi accodo. Che dirti? Non so se tu sia di sinistra, non mi interessano la tua purezza ed il tuo disinteresse e, in quanto al linguaggio che usi, vorrei sbagliarmi, ma risponde perfettamente a quello di chi fa affermazioni di fede. Le risorse. Almeno per Cirino Pomicino, passato di recente al centro sinistra, prova a informarti: avrai più d'una sorpresa. Dello sfocato Rutelli, di Amato e della sua vicenda craxiana, lascio che sia la tua coscienza a giudicare.
Per il resto, a scanso di equivoci, mi affido a studiosi insospettabili e certo non di destra come Bellucci, Maraffi, Segatti e Piero Ignazi. D'Alema, essi scrivono, si è fatto assertore di una politica estera che accantona definitivamente il vecchio internazionalismo facendo balenare la consapevolezza dell'interesse nazionale: è lui che, sacrificando le ragioni della coalizione originaria dell'Ulivo, ha fatto digerire alla sinistra la pillola della guerra nel Kosovo, che, aggiungo, non aveva il consenso ONU e ci vide protagonisti contro la costituzione.
Ignazi, in particolare, ricorda impietosamente, per quanto riguarda la politica interna, la pochezza dimostrata da D'Alema quando Berlusconi ha rilanciato "l'ipotesi di una grande intesa per le riforme istituzionali, rivolgendosi in primis a [...] Massimo D'Alema, con il quale si è sviluppato un rapporto intricato di attrazione-competizione reciproca. Grazie al deciso sostegno" dell'allora segretario diessino "che supera le perplessità dell'area prodiana [...] viene compiuto il primo passo per la costituzione di una commissione bicamerale per le riforme istituzionali". E', purtroppo, ne converrai, anche il primo passo verso lo smantellamento della Costituzione della repubblica. D'Alema, prosegue lo studioso, "si mostra particolarmente sensibile alla offensiva seduttiva del cavaliere, che ottiene provvedimenti favorevoli sulla giustizia ed insinua un cuneo tra D'Alema e Prodi. Quando cade il governo Prodi, la sua sostituzione con D'Alema avviene grazie al sostegno di un gruppo di parlamentari del Polo passati al nuovo movimento promosso dall'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga".
Piero Ignazi, ripeto, è lui che articola, come e più di me. Questi sono fatti e dovresti conoscerli. Pensaci e ti accorgerai che questa sinistra non è capace di elaborare idee-forza sufficienti ad attrarre l'interesse dell'elettorato. Tutto ciò che riesce a fare è demonizzare l'avversario. Un po' come fai tu con me che faccio l'eretico.
Ci manca uno straccio di progetto politico. Questa è la tristezza vera, Marchesi. E se a te basta Prodi, un'altra grandissima risorsa, al posto dei programmi, che vuoi che ti dica? Meglio di Berlusconi, certo. Ma basta? Resta il fatto che è un ex esponente della sinistra democristiana - sinistra cattolica - che ora rivendica addirittura la tradizione di De Gasperi. Nulla da dire, per carità, ma non è il mio sogno.
Le conclusioni? Le lascio ad Ignazi, ma le avrebbe potuto trarre anche Farneti, se non fosse morto tanti anni fa: "Allo scopo di sgretolare Berlusconi" si torna alla candidatura di Romano Prodi, espressione di "uno schieramento di centro-sinistra di cui si rinnova l'antica alleanza di più di trent'anni fa".
Tutto qui? Sì, tutto disperatamente qui.
Le citazioni le trovi nei seguenti libri: "Pci, Pds, Ds. La trasformazione dell'identità politica della sinistra al governo", Donzelli, Roma 2000 e "Il potere dei partiti. La politica in Italia dagli anni Sessanta ad oggi", Laterza, Roma.Bari 2002. Padrone di continuare a
consolarti con le accuse che mi rivolgi di livore sorprendente e di epiteti pressoché gratuiti. Le cose però stanno diversamente e tu lo sai.



 grandecuore    - 25-02-2004
Chi ha in mano una qualche forma di potere che fa quando qualcuno lo critica? Elenca tutte le sue controdeduzioni, scaturite da esperienze dirette o indirette e, con il suo linguaggio ineccepibile di persona dotta, informata e stracolma di cultura, vuole dimostrare ad una minoranza, che non ha il suo stesso potere, di aver ragione. Ciò è lecito, ma si dovrebbe consentire democraticamente a tutti pari opportunità.

 gia ramella    - 25-02-2004
Va bene, ho capito. A te una o si sta zitta, o ti dà ragione. Se quello che dice Aragno non ti sta bene, fai il tuo commento. Tu tiri in ballo le opportunità negate, il potere, la minoranza! Ma che significa? Quali opportunità, quale potere, quale minoranza? Vuoi vedere che adesso spiegarsi, usare questo o quel linguaggio, avere cultura sono diventati un reato? Bella sinistra e bella democrazia! Ma proprio belle!


 Antonio Monarca    - 26-02-2004
Caro Aragno
credo che Marchesi abbia ragione quando dice che quelli come te, anche se si richiamano a culture comuniste, fanno solo male alla causa della sinistra. Ma é possibile che non capisci che il tuo comunismo, il nostro comunismo, non esiste più? Io come te, figlio del sessantotto, manifestavo contro l'imperialismo americano, contro i governi corrotti democristiani, manifestavo x degli ideali socialisti. Se si ottennero delle conquiste, bisogna riconoscerlo, fu anche merito di alcuni politici di allora, non tutti corrotti, non tutti incapaci. Oggi le cose sono cambiate. Il comunismo è fallito nei suoi obbiettivi (credo però che non sia morto definitivamente), essere nostalgici non serve. Bisogna prendere atto della nuova realtà geopolitica. Il mondo và (haimè) verso la globalizzazione e si divide fra : reazionari e progressisti; fra conservatori e riformisti; e oggi più di ieri fra capitalismo e proletariato. In una logica bipolarista bisogna schierarsi. La lotta continua. Ma bisogna essere uniti. Demonizzare quelli che oggi sono gli eredi di quel comunismo agognato e mai realizzato, è controproducente. Demonizzare quelli che oggi ci rappresentano non giova a nessuno. Si forse bisogna scendere a dei compromessi, se occorre bisogna allearsi con i vari Pomicino, Dini, De Mita ecc.. Ma se questi portano dei contributi in termini di idee e di voti, ben vengano. Forse non è l'optimum, ma è sempre meglio dello sciagurato governo Berlusconi. Quindi cerchiamo di essere compatti, mandiamo a casa questo odioso governo neoliberista, mandiamo a casa questi nuovi padroni. Capaci solo di salvaguardare i propri interessi, capaci solo di privilegiare i privati togliendo al pubblico, togliendo al sociale. Un governo che aiuta i ricchi, che toglie le pensioni , che avalla conflitti ingiusti. Spero che tu voglia contribuire a riempire quel vuoto in modo costruttivo.

 carlo marchesi    - 03-03-2004
Mi fa piacere che Aragno abbia risposto alla mia lettera e che altri prendano la parola. Converrai, Aragno, che c'è un deficit di argomentazione, quando sancisci che le opinioni di Ignazi sono fatti..
E parliamo pure di D'Alema, che sembra il babau di una certa sinistra, ma per me la cosa che conta è che la sua breve esperienza di governo ha dimostrato che un'altra sinistra (non la tua, a quanto capisco) è in grado di affrontare questioni anche molto spinose (Ocalan, il Kosovo... e non mi pare che le soluzioni dalemiane siano state disprezzabili). Quanto al mito (scusa, ma davvero a me pare un mito) che D'Alema sia stato una specie di spalla di Berlusconi alla bicamerale, io osservo che i problemi che allora sono stati posti sono ancora tutti lì, e che D'Alema si è limitato a prendere atto che l'interlocutore non te lo scegli in politica. Era tanto suo amico (D'Alema di Berlusconi) che il cavaliere è andato a Gallipoli con l'elicottero per farlo fuori in campagna elettorale (e non c'è riuscito), e recentemente e pateticamente ha alluso a certi uomini politici con la barca. Smettiamola di distruggere (mi spiace, Aragno, devo ripeterlo) le risorse di intelligenza dei nostri migliori uomini politici. Così non governeremo mai. Le vestali a vita, finirete per fare, ma di quale fuoco?
Io non ho molta voglia di risse ideologico-politiche , vorrei solo che la coalizione di centrosinistra mettesse al primo posto lo stare unita per fare quelle tre o quattro benedette riforme di struttura (parola datatissima, esigenza sempre viva) che servono a questo paese. E sono convinto che se si ragiona in un'ottica di governo che vuole fare delle riforme, le cose da fare le sappiamo e in Europa altri le hanno già fatte. Se invece vogliamo continuare a disputare su eresia e ortodossia, non finiremo mai.

 Giuseppe Aragno    - 03-03-2004
Velocemente, dopo una inevitabile premessa: a Napoli si dice che 'o peggio surdo è chillo ca nun vo senti'. E' una amara verità: il peggior sordo è quello che non intende ascoltare. Ed ora poche riflessioni. Per quello che mi riguarda, conclusive.
a) ti sembrerà strano, ma le opinioni di Ignazi - e degli altri, le mie comprese se me lo consenti - si basano su fatti. La consegna di Ocalan ai turchi, la guerra illegale nel Kosovo, la totale inutilità della bicamerale, le condanne di Cirino Pomicino, la storia di Amato nel PSI sono fatti.
b) D'Alema ci ha condotti al maggio 2001. E tanto basta. In Francia, di fronte ad un eguale risultato elettorale il leader della sinistra si è ritirato a vita privata. Anche questi sono fatti, come è un fatto la posizione di D'Alema sulla riforma Moratti.
c) è vero, com'era logico che fosse, i problemi che la bicamerale avrebbe dovuto risolvere sono tutti lì come dici. Ad essi si sono aggiunti quelli che la bicamerale ha causato e la situazione è quella che è. In quanto al resto, quale interlocutore occorreva per fare uno straccio di legge sul conflitto d'interesse?
d) lascio perdere Gallipoli, l'elicottero e le barche e insisto: ti invito a riflettere sui motivi concreti per cui dire riforme riforme di struttura significa far riferimento, come tu stesso scrivi, ad una parola datatissima e ad una esigenza sempre viva. La storia delle riforme nel nostro paese - da Giolitti che apre la via a Salandra, alla vicenda infinita del centro-sinistra - dovrebbe pur insegnare qualcosa all'intelligenza politica degli ex comunisti. Il guaio è che a questa presunta intelligenza si accoppiano una insopportabile saccenza ed una perniciosa abitudine alla comodità delle poltrone. Ragionando in un'ottica di governo, Francesco Crispi da garibaldino, mazziniano e rivoluzionario divenne monarchico e ministeriale. Governò, Crispi. Certo che governò, ma fu il più fidato alleato della conservazione. E non c'entravano nulla, caro Marchesi, l'eresia e l'ortodossia.