Es ist gut
Leonardo F. Barbatano - 14-02-2004

Per tutto il 2004 si svolgeranno in Germania e nel resto del mondo iniziative in ricordo di I. Kant. In tutto il mondo, nei luoghi della cultura, ci si concentrerà sull’opera di questo grande della filosofia. Ma di Kant si parla continuamente, senza aspettare le ricorrenze, tanto egli è presente nella nostra cultura, non solo filosofica, ma anche in quella giuridica, politica, morale. Si pensi all’attualissima esigenza di una unificazione mondiale, basata sul reciproco riconoscimento dei popoli, per la pacificazione universale, da lui anticipata in Per la pace perpetua fin dal 1795; si pensi a quanto sia presente nella nostra cultura il riferimento al carattere universale dei diritti fondamentali, universalità che ci ha permesso di costruire una società tollerante in cui gli oscurantisti e gli intolleranti non possono più far del male ai dissidenti, anche se continuano a sbraitare; si pensi al principio etico kantiano “agisci sempre in modo di trattare l’umanità, nella tua come nell’altrui persona, sempre come fine mai come mezzo”.
Si dovrebbe leggere la Critica della ragion pratica, almeno quella, per sentire l’entusiasmo, direi quasi fanciullesco, di questa grande mente per la vita e per tutto ciò che di misterioso la circonda, e per avvertire tutta la dignità che deriva dalla consapevolezza dell’insufficienza umana, ma anche dell’orgoglio di tenere accesa l’unica fiammella che ci rende umani, quella della ragione.
Di quest’uomo, Herder, che l’ebbe come maestro, ebbe a dire:”Io ho avuto la fortuna di conoscere un filosofo, che era mio maestro… egli aveva la vivacità di un giovane … la sua fronte ampia, costruita per il pensiero, era la sede di indistruttibile serenità e di gioia; il discorso più ricco di pensiero fluiva dalle sue labbra; scherzo, spirito, arguzia erano a suo comando, e la sua istruttiva conversazione era il trattenimento più piacevole … nessuna cosa degna di essere conosciuta gli era indifferente … egli eccitava e dolcemente forzava a pensar da sé; il dispotismo era estraneo alla sua natura”.
I biografi ci raccontano che, morendo, Kant pronunciasse la frase “Es ist gut”, “va bene così”, “ben fatto”; una frase che sembra riassumere l’intero significato di quella personalità: l’incontro tra una mente eccezionale e un grande senso di umiltà, quella che si prova di fronte ai limiti dell’esistenza umana.
Sì, vecchio Kant, “Es ist gut”, “va bene così”, e lasciamo agli stolti la boriosa sicumera della verità in tasca.

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 Francesca Fortuzzi    - 18-02-2004
Grazie collega Leonardo per il tuo intervento! Di Kant si dovrebbe parlare spesso, oggi più che mai (!)soprattutto pensando a ciò che sta succedendo nel mondo e nella nostra Italia.
Dal Ministero dell'Istruzione ci vengono invece ben altre indicazioni, in particolare mi riferisco alla riforma della scuola elementare e della media, dove attualmente insegno, che tutto ha meno quello di essere una riforma pensata e sottoposta al vaglio delle ragione; si pensi solo alle indicazioni per lo sviluppo delle competenze nel "parlare" nella scuola media: si legge addirittura di esercitare gli alunni al "talkshow"!!!!!
Ebbene mi chiedo, se non convenga leggere Kant in tutti gli indirizzi di scuola superiore, come proclama, forse c'è bisogno di un nuovo Illluminismo perché oggi di ragione in giro ahimé se ne vede ben poca.