Dieci pensierini sulla scuola
Francesco Di Lorenzo - 22-01-2002
QUELLA CHE È,
CHE STA DIVENTANDO,
CHE POTREBBE DIVENTARE.


Pensierino n.1
Una volta, alcuni anni fa, c’era un signore più o meno ignorante (nel senso che non conosceva il mondo), che stilava una sua speciale classifica sulla scuola italiana e sugli studenti. Essa era fatta così: i più intelligenti vanno al liceo classico, quelli un po’ meno intelligenti vanno allo scientifico, quelli mediocri vanno all’istituto tecnico, tutti quelli che restano vanno alle scuole professionali. Questa storiella vera ( ma dolorosa ) è dura a morire. Un poco, ma neanche molto, cambiata da ministri e staff, ce la ritroviamo ancora oggi. C’è forse qualcosa che non va, io penso.

Pensierino n. 2
Più o meno centocinquanta anni fa il conte Camillo Benso di Cavour, sulle colonne del giornale che dirigeva, “Il Risorgimento”, in merito alla scuola si esprimeva nel seguente modo. Egli diceva che oltre alle discipline umanistiche bisognava porre attenzione anche agli studi tecnici e professionali. Il conte restava comunque legato ad una concezione della scuola a doppio binario: professionale e tecnica per le classi umili e incolte, letteraria per i futuri dirigenti.
Quando oggi si legge di sistema dei licei e di sistema dell’istruzione e della formazione professionale, si sente o no un certo odore di ammuffito? Io penso di sì.

Pensierino n. 3
”…Avevi creduto davvero, che avremmo parlato esperanto…”.
Pochi anni fa un cantautore italiano aveva scritto queste parole. Alcuni che rincorrono solo sogni ci avevano addirittura creduto. Ma già c’erano presidi che ammonivano: “Colleghi, non facciamo poesia…”, come ricorda Domenico Starnone. Infatti la realtà è molto diversa. Si potrebbe anche sperare che sia solo un sogno, ma penso che non sia così.

Pensierino n. 4
Si è parlato di sistema scolastico tedesco. In Germania il 23% degli studenti ha serie difficoltà nella comprensione e nella lettura dei testi, il 10% è molto vicino all’analfabetismo il 25% possiede appena cognizioni di matematica a livello elementare.
È utile sapere che ha prodotto tutto ciò la seguente scuola: verso i dieci anni gli alunni tedeschi vengono divisi in tre rami a seconda del proprio rendimento. I più bravi vanno al liceo e all’Università; i medi alla scuola tecnica che finisce a sedici anni ( Realschule) ; i meno dotati alla scuola primaria (Hauptschule) che si conclude a 14 anni e che preclude a chi la frequenta ogni accesso a mansioni professionali qualificate.
“ Esiste, inoltre, la scuola differenziale, Sonderschule, alla quale vengono obbligatoriamente trasferiti gli alunni per i quali è stata diagnosticata una “difficoltà di apprendimento” e dove gli italiani mantengono da vent’anni l’incontestato primato della più alta percentuale di frequentanti; questa, insieme alla Hauptschule, raccoglie la maggioranza degli alunni stranieri come pure quelli tedeschi appartenenti alle famiglie delle classi sociali più basse.
Dunque il problema attuale della Germania ( e probabilmente degli altri Stati nei quali si registra una crescita di intolleranza e di xenofobia) è riconducibile ad una disuguaglianza di opportunità e ad una discriminazione sociale verso le classi meno abbienti, che inizia nella scuola ed anzi è la diretta conseguenza del tipo di sistema scolastico, caratterizzato da una selettività altissima e da una rigidità solo in parte temperata dalla permeabilità fra i vari tipi di scuola secondaria: i passaggi a scuole più qualificanti riguardano infatti una percentuale trascurabile della popolazione scolastica.” (Da A.A.V.V. La scuola nella società multietnica, Editrice La Scuola, Brescia)


Pensierino n.5
Qualcuno, iniziando da Jasnaja Poljana a Summerhill e Barbiana, aveva pensato che ci potesse finalmente una scuola basata su: sentimento e democrazia, desiderio di imparare e spazio di libertà, passione e intelligenza, serietà e contenuti attuali, sperimentazione e creatività, al posto della furbizia.
Questo qualcuno attualmente non ha molte possibilità di riuscita, penso

Pensierino n. 6
La riforma della scuola elementare ( programmi e ordinamenti) avevano dato il segnale che si andava verso la serietà e la professionalità. È stato un soffio e un’illusione. In pochi anni tutto è ritornato come prima. Nel meridione la riforma è totalmente fallita. O è stata fatta fallire dalla sinergia concomitante di dirigenti scolastici e dirigenti comunali? Ma chi se ne frega? Si passa oltre, tanto nessuno si dispera e pochi riflettono. A mò di esempio, c’era stato anche il biennio sperimentale.
Dallo sbandierato piglio manageriale ci si aspettava che si riprendessero le fila di discorsi iniziati e mai conclusi, magari cambiando, migliorando. Macchè!
Forse l’intento è un altro, io penso.

Pensierino n. 7
Solo chi non vuole capire riesce a sopportare che nei documenti della scuola attuale si parli di Don Milani a proposito di equità.
Don Milani diceva che non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Quindi, nei documenti della nuova scuola si legge…la giustizia intesa come equità non si promuove con l’uniformità distributiva, ma con la differenziazione individualizzata degli interventi e dei servizi…
Poi però si passa a dire che siccome non è la scuola a fare le disuguaglianze ma la società, allora è meglio agire consapevoli che le politiche sociali sono, ai fini del successo formativo, se non più, almeno efficaci tanto quanto il miglior sistema educativo di istruzione e formazione che si possa auspicare…
Insomma, lasciateci fare questa scuola a doppio binario, perché le disuguaglianze, già che ci sono, le deve risolvere la società. Se poi col tempo tutti diventeranno imprenditori e riusciranno a mandare i propri figli al sistema dei licei, chi è che lo vieta?
Un insegnamento vien fuori: la tecnica della furbizia. Dire una cosa e fare l’esatto contrario.
Ci apprestiamo a formare una bella società di furbetti, io penso. (Penso anche e tutti quelli che non riusciranno a diventare furbi).

Pensierino n.8
Che si viva in una società di privilegiati dove solo alcuni potranno accedere al sistema dei licei , è chiaro come lo era finora. Se qualche sforzo si stava facendo, ma senza coraggio, verso una mobilità sociale che di fatto non c’è, beh, è tutto finito.
Chi pensava che i computer non sarebbero mai entrati in ogni classe e che i colleghi più scansafatiche avrebbero avuto la dirigenza (incaricati), è stato accontentato, io penso.
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Pensierino n.9
L’illusione di insegnare a convivere con le incertezze e incentivare il senso di appartenenza alla comunità, avendo letto e meditato Morin e Rifkin, non sembra proprio che sia all’ordine del giorno. Si sarebbe fatto un bel passo avanti. I nostri studenti, invece, saranno educati al concetto di scuola a doppio binario e al concetto di togliersi dai piedi tutto ciò che dà fastidio, che è un bel modo di risolvere i problemi invece di cercare soluzioni.
Io penso che se gli insegnanti gioiranno di questo, sarà la loro fine.

Pensierino n.10
Qualcuno ha raccontato questa storiella.
Un antenato torna dopo trecento anni sulla terra. Si ferma davanti ad una edicola e resta semplicemente sbalordito. Centinaia di giornali, riviste, titoli, colori, gadget e quant’altro. Gli fa male la testa, si sente confuso. Poi entra in una scuola, è giorno di lezioni: corridoi, professori, presidi, banchi, cattedre, odori. Non è cambiato proprio niente da quando frequentava lui la scuola. Subito si tranquillizza e si sente a suo agio.
Io credo che i “nuovi” signori della scuola non vogliano in alcun modo far spaventare questo antenato. Certo, è un loro parente lontano.





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