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Voci lamentevoli da un mondo prossimo

Quadro primo . Parole.

Voce : “ ( … ) In tutto ciò, ci sono gli uomini. Non sono più uomini. Sagome vestite come, che si comportano come, che desiderano come, che pensano come, che parlano come, che agiscono come.

La moralità della superficie è bidimensionale come la superficie stessa.

Le parole rotolano di bocca in bocca, aeree e sopite, formule prive di, che non tendono più a.

Le parole navigano nell’aria, scendono in picchiata, atterrano, come aeroplani, cambiano le prospettive al mondo, voli imprevedibili e ascese velocissime, traiettorie impercettibili.

Così, proprio così: sono materia aerea e inorganica, disanimata, che cala in forma di vapore acuto e veloce nelle bocche, attraversano come scossa elettrica il corpo del parlante, fuoriescono, vanno ad abitare altri corpi.

I corpi sembrano vuoti. Si muovono con automatismi non perfettamente consolidati. I corpi sono bidimensionali: si affacciano dai poster, dai cartelloni pubblicitari.

I corpi nei cartelloni pubblicitari sembrano più vivi dei corpi viventi che si muovono osservandoli.

Questo non è il mondo in cui Dio è morto; questo è il mondo in cui è morto l’uomo. ( … )”



Quadro secondo. Democrazia .

Voce
: “ ( … ) Che cosa è successo alla cosiddetta democrazia nel nostro paese e nel mondo? Che cosa resta, oggi, delle potenti illusioni che questa idea della democrazia aveva suscitato al suo nascere?

Cosa c’entra questa roba che ci stanno propinando con la democrazia?

Se gli elettori non sono più in condizione di sapere per chi veramente votano, che cosa c’è dietro le facce, dov’è la democrazia?

La gente non può più sapere quello che c’è dietro, perché anche i meccanismi che erogano informazioni sono in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente asserviti.

L’informazione è pilotata, il gioco è truccato. ( … ) “



Quadro terzo. Gesti.

Voce
: “ ( … ) … quella cosa orrenda che è diventata la televisione continua ad ottundere, a narcotizzare. La maggioranza della popolazione vive con la testa in questa spaventosa, colorata marmellata di merda.

Che coagula il consenso attraverso una macchina politico-pubblicitaria asservita.

Agli elettori mettono davanti le facce, perché si dividano solo su quelle.

Questa massacrante macchina di castrazione di fronte alla quale l’unico gesto “ ragionevole “ dovrebbe essere quello del rifiuto totale, non quello delle battaglie gregarie per usufruire di sempre più piccoli spazi al suo interno.

L’unico gesto – non dico il più radicale, ma quello minimo – dovrebbe essere quello di sradicare queste macchine di rimbambimento dalle pareti delle nostre case e di andarle ad accatastare nelle pubbliche piazze ! ( … ) “



Quadro quarto. Maschere.

Voce
: “ ( … ) Pensavo all’Italia, ogni tanto. Cosa sta succedendo nel nostro paese? Perché è successo ?

Chi avrebbe mai immaginato, se solo ci avessero fatto vedere una decina di anni fa le fotografie di certe facce, che di lì a poco i loro possessori sarebbero arrivati per via elettorale al governo del paese?

Gente dura, rapace, volgare, nascosta dietro le maschere di gomma per infinocchiare i gonzi in televisione, ascesa per mezzo di enormi macchine di corruzione in grado di comperare tutto e con l’uso sapiente e cinico del condizionamento pubblicitario scientifico.

Una miscela spaventosa di vigliaccheria e arroganza, un personale politico allo sbando, abituato a convivere con il proprio piccolo cinismo in vendita al migliore offerente.

Il peggio del peggio che, al nord come al sud, è riuscito a produrre il paese è salito per via elettorale al potere.

La dimensione economica come unico orizzonte dominante.

Un orizzonte che non ha evidentemente nessuna difficoltà a convivere e interagire con forze che nel recente passato si presentavano come opposte tra loro, liberalismi, postfascismi, postsecessionismi, clericalismi di copertura, senza spina dorsale, senza intransigenza, senza radicalità spirituale, con le loro schiere di faccine di politici e giornalisti ben vestiti e dall’aspetto deodorato ma con l’alito che puzza … ( … ) “



<Quadro quinto. Patria.

Voce
: “ ( … ) Se per noi italiani la patria non esiste, quale possibilità abbiamo di sentirci parte di una Stato?

Nel paese del trucco e dell’artificio, dove tutto è governato secondo amicizie, in un paese tartufesco, non sappiamo neppure da dove iniziare a declinare un comune sentimento di appartenenza e di identità senza che questi vengano frustrati dalla rapacità dell’interesse privato, dal gusto dell’intrigo e delle manipolazioni, da un cinismo ridotto a nuda maschera da una diffusa mancanza di legalità.

( … ) Il senso della giustizia, il rispetto delle regole e delle leggi, presuppongono più che l’esistenza di uno Stato il sentirsi parte di una patria, la condivisione di una civiltà e di una cultura, di abitudini attitudini e comportamenti riconoscibili. ( … ) “



<Quadro sesto. Il cerchio si chiude.

Voce
: letto e trascritto da “ Affari & Finanza “ de “ la Repubblica “ del 2 febbraio 2004.

“ ( … ) Abbiamo fatto delle ricerche perché la cosa aveva colpito anche noi. E abbiamo scoperto che moltissima gente, mentre è lì che aspetta l’autobus, il tram o il metrò, inganna quei cinque minuti di attesa dando un’occhiata al Grande Fratello.

Poi, arriva il tram, spegne e va a casa. E magari dà un’altra occhiata mentre bolle l’acqua degli spaghetti.

( … ) Ma questa vicenda del Grande Fratello ci ha convinti che la tv via telefono piace. E quindi, finito il Grande Fratello, cercheremo un altro evento.

( … ) E questo proprio per venire incontro agli inevitabili momenti di pausa o di noia che la gente incontra durante la giornata.

Sarà un po’ come avere la propria tv al seguito, in tasca. Ormai non abbiamo dubbi: alla gente tutto questo piace. ( … ) “


Le voci narranti sono:

prima voce di Giuseppe Genna da “ Atti digradanti di violenza telescopica “; seconda, terza e quarta voce di Antonio Moresco da “ I maiali “; quinta voce di Benedetta Centovalli, dalla introduzione al volume “ Patrie impure. Italia, autoritratto a più voci “; sesta voce, di un cittadino smarrito.

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