Ipotesi organizzative
Dedalus - 11-02-2004
E' apparso qualche giorno fa, sul sito dell'ANIAT, Associazione Nazionale Insegnanti Attività Tecnologiche (non quindi sul sito del MIUR o dintorni…), il documento "Ipotesi organizzative per la scuola primaria e secondaria di primo grado". Sottotitolo: materiali interni di lavoro elaborati da un Gruppo di studio incaricato dal Ministero di studiare il sostegno alla Riforma.
Il materiale, che risulta essere stato distribuito e utilizzato all'interno del CISEM, Centro per l'Innovazione e la Sperimentazione Educativa della Provincia di Milano, come base per la formazione, risale al dicembre scorso. Pare che il MIUR abbia costituito, oltre al Gruppo in questione, altri due gruppi di lavoro composti da ispettori tecnici, sempre sulle stesse problematiche. In questo senso si tratta di materiale "riservato", ad uso interno, non ufficiale e come tale è da considerare. Non si può peraltro non rilevare il fatto che ancora una volta siamo di fronte a fonti di elaborazione del tutto interne all'Amministrazione, senza confronto con l'esterno, con gli operatori scolastici, il mondo della scuola, le associazioni professionali, ma questo è uno stile ed un "metodo di lavoro" al quale ormai siamo abituati. Occorre anche considerare che si tratta appunto di "ipotesi" organizzative che, allo stato dei fatti, non hanno alcun valore sul piano normativo e/o contrattuale (per quanto attiene alle funzioni e/o figure docenti delineate, alle professionalità, ecc.). E' comunque il prodotto di un gruppo (Bertagna?) vicino al MIUR e quindi vale la pena di prendere in considerazione, anche se con le dovute cautele e riserve, il risultato di questa elaborazione.

Ad una prima e sommaria lettura (ci riserviamo, se necessario, un'analisi più dettagliata ed approfondita), balzano agli occhi almeno un paio di aspetti, relativi in particolare alle scelte di orario e ai principi per la determinazione degli organici. Due aspetti strettamente correlati.

Innanzi tutto va rilevato che in premessa ("Principi organizzativi e scelte generali") si precisa che l'assetto organizzativo ed orario assume come dimensione propria l'intero anno scolastico, anziché la scansione settimanale, vale a dire l'intero monte ore a disposizione delle scuole. La determinazione annuale del fabbisogno di risorse orarie e di organico deve rispondere innanzi tutto al principio della "flessibilità". "Alle scuole - si dice - viene consegnata una materia fluida, libera da vincoli e ostacoli, da plasmare secondo le forme che meglio si adattano alle esigenze di ogni singola istituzione".

Le possibili scelte di orario ricalcano di fatto quanto prevede il decreto legislativo recentemente approvato. Per la scuola primaria in particolare (ma anche per la secondaria di primo grado) la quota oraria obbligatoria, non comprensiva del tempo mensa, è fissata in 891 ore e risulta ripartita in 11 insegnamenti e 2 attività (l'educazione alla convivenza civile e informatica). Nel caso della scuola primaria non viene operata alcuna quantificazione oraria rispetto ai diversi insegnamenti e attività, lasciando alle scuole ampia facoltà di decidere. L'unico vincolo riguarda il fatto che il docente tutor assicura nei primi tre anni di scuola un'attività di insegnamento non inferiore alle 18 ore settimanali. Al docente specialista di L2 verrebbero affidate 6 -7 classi al massimo (questo consentirebbe di utilizzare su ogni classe 99 ore/annue di cui 33 gestite col gruppo classe intero e 66 con gruppi piccoli, per la lingua inglese).
L'assistenza mensa, non compresa nelle 891 ore, viene calcolata sulla base del numero dei rientri e del tempo dedicato alla pausa (dalle 5 alle 10 ore settimanali). I residui orari a completamento delle ore di cattedra (in particolare le altre ore del docente tutor, ma non solo) verrebbero utilizzate per coordinamento e tutoring, attività su piccoli gruppi, ecc.

Un paio di considerazioni: si presuppone che il docente tutor svolga 18 ore di insegnamento e non di più, utilizzando le rimanenti ore (delle sue 24 di servizio) nelle altre attività indicate. Non solo: si presuppone che il docente tutor sia "il solo che completa l'orario cattedra rispetto ad un solo gruppo classe" con un residuo, appunto, di 198 ore da utilizzare per le proprie attività di coordinamento e tutoring; tutti gli altri docenti completano il proprio orario lavorando su più gruppi classe o gruppi di interclasse (non si capisce bene dove finiscono le attuali 2 ore di programmazione settimanale, se nel "coordinamento", nelle attività per piccoli gruppi, nella mensa, o altro ancora…).

Da questa ipotesi emerge comunque con chiarezza il fatto che il tutor "insegna" su un solo gruppo classe (almeno per i primi tre anni) e che vi è una netta differenza non solo di "funzioni" ma anche di ruoli e di "figure" professionali, a differenza di quanto ha recentemente sostenuto il Ministro Moratti (tutti possono fare il tutor su gruppi di alunni diversi, il docente tutor interviene su più gruppi classe, ecc.). Questa impostazione è abbastanza univoca ed ha, se non altro, il pregio della chiarezza. Si dice chiaro e tondo che l'équipe pedagogica "è costituita dall'insieme dei docenti necessari per garantire ad un gruppo classe tutti gli insegnamenti e attività previsti dalla quota obbligatoria, dalla quota facoltativa e dalla quota mensa (…) e che nella scuola primaria tale équipe risulta costituita in modo stabile dal docente tutor, da uno o due docenti responsabili di laboratorio, dall'insegnante di lingua straniera, dall'ins. di religione, dagli insegnanti che garantiscono la quota facoltativa e la mensa nel caso non coincidano coi i primi". Vi è una netta distinzione quindi tra due diverse funzioni/figure docenti: il docente tutor e i docenti di laboratori, con buona pace della Moratti… A meno che queste Ipotesi non siano da considerare come già "superate", come uno studio interessante ma destinato a rimanere puro esercizio accademico (l'ennesimo?) del gruppo di lavoro incaricato.

Indicative sono le modalità previste per la definizione della quota facoltativa/opzionale (le 99 ore annue). Qui, nell'altalena tra le richieste dell'utenza e la proposta unitaria della scuola, si prospettano "tre modalità fondamentali" (anche perché è difficile immaginarne una quarta…):

- il modello della scelta strutturata (la scuola presenta alle famiglie pacchetti/proposte di tempi scuola già completamente strutturati quanto ad attività, quantità oraria e temporizzazione);
- il modello della scelta libera (la scuola propone un ventaglio di insegnamento o attività, la famiglia può decidere);
- il modello della scelta mista (la combinazione dei due precedenti modelli).

Ma è ancora più interessante il ragionamento che sta alla base delle modalità di determinazione degli organici, strettamente connesso. Anche qui "si dovrà introdurre - si dice - ogni forma di flessibilità nell'organizzazione del lavoro, tenuto conto della normativa vigente". E ancora: "l'elemento più significativo che caratterizza la riforma è costituito dalla stratificazione dell'organico di istituto, alla cui determinazione concorrono diverse quote". Vi è quindi una quota base, assegnata sulla base di parametri identici per tutte le scuole e che serve per garantire il fabbisogno di risorse derivanti dalla semplice copertura dell'orario obbligatorio, le 27 ore, una quota integrativa, la cui qualità e consistenza numerica dipenderà dalla scelta espressa dalle famiglie, per coprire il fabbisogno delle ore facoltative/opzionali, una quota da destinare all'assistenza in mensa, qualora prevista, e infine una quota aggiuntiva, assegnata eventualmente alle scuole in base ad indicatori di complessità, la cui funzione sarebbe quella di rendere disponibili risorse in eccedenza rispetto alla sola copertura oraria, da destinare alle attività di laboratorio, ai gruppi, ecc. (verrebbe da dire, se così fosse, troppa grazia sant'Antonio… ma non ci facciamo molto conto….).

In sostanza, mentre attualmente la determinazione dell'organico docenti assume come parametri di riferimento il numero totale degli alunni iscritti, il numero delle classi istituibili, il modello organizzativo (modulo o tempo pieno), con il nuovo sistema cambierebbero sostanzialmente le variabili in gioco. La determinazione dell'organico di base resterà legata al numero totale degli iscritti e al numero dei gruppi classe istituibili (un gruppo ogni 25 alunni con redistribuzione dei resti) e al monte ore complessivo obbligatorio (891 ore annue). Su questa base si procederà alla determinazione del numero dei posti di insegnamento necessari con una semplice operazione: monte ore complessivo diviso 24, "tenuto conto che la cattedra intera nella primaria ammonta a 24 ore (792 annue)".
A questo si aggiungerebbe la quota di organico integrativo legata alle attività funzionali/opzionali. In questo caso basta moltiplicare il monte ore delle attività proposte nella quota F/O per il numero dei gruppi classe che si costituiscono (gruppi di alunni, anche di classi diverse, compresi tra i 16 e i 25 alunni), per determinare il fabbisogno orario e, di conseguenza, l'organico F/O spettante.
Infine si aggiunge la quota oraria necessaria per la copertura del tempo mensa e post mensa, naturalmente solo nel caso e nella misura in cui siano previsti rientri pomeridiani.

Insomma ad un modello organizzativo-didattico tipo puzzle, composto da pezzi diversi, corrisponde un organico ricalcato sul fabbisogno orario, sul numero di ore necessario a garantire lo svolgimento dei vari insegnamenti e/o attività e/o tempi scuola. A conferma della validità della definizione, usata opportunamente da qualcuno, di un vero e proprio "spezzatino" orario e pedagogico.

Vale la pena, ripetiamo, di leggere con attenzione questo documento perché quantomeno ha il pregio della chiarezza e della coerenza (rispetto alle tesi sostenute dal prof. Bertagna ed alle stesse Indicazioni nazionali). Non sappiamo, con i chiari di luna che ci sono e le persistenti ambiguità di fondo (tutor unico- tutor diffuso, tempo pieno che continua ma in altre forme, ecc.), cosa ne resterà. E' comunque un buon indicatore, quantomeno delle intenzioni e/o dei propositi.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Corpaci Sebastiano    - 15-02-2004
Gentili signori trovo interessante quanto scritto.
Ma non riesco a visualizzare le tabelle. Come posso fare?
Grazie

 Flavia    - 15-02-2004
Adorerei visualizzare le tabelle per cercare di comprendere meglio , ma non ci riesco. Qualche indicazione?

 Redazione    - 15-02-2004
Ci scusiamo per l'errore.
Ora il documento http://www.didaweb.net/fuoriregistro/documenti/ipotesi_organizzative.doc dovrebbe essere correttamente visibile.
Qui solo le tabelle:
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/documenti/ipotesianiat.zip

 silvana della ciana    - 17-02-2004
ho molti dubbi sulla figura del tutor è obbligatorio nominarne uno solo, o , su progetto, si potrebbe anche dividere l'impegno tra più docenti?