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Dal Chiapas
Mani Tese Lucca - 10-02-2004
Municipio Autonomo San Pedro Polhò, Chiapas, Messico.

31 gennaio 2004.

Compagni e compagne italiani



Ricevete un saluto fraterno da parte di tutti gli uomini, le donne, i bambini, le bambine e gli anziani del Municipio Autonomo di San Pedro Polhò. Desideriamo far conoscere a tutti voi la situazione che da ormai 6 anni vivono i desplazados che sono in resistenza. Dopo il massacro di 45 indigeni di Acteal per mano dei paramilitari, 8 mila persone sono rimaste concentrate nel capoluogo di questo municipio. I desplazados non hanno tuttavia potuto ritornare alle loro comunità di origine perché sono minacciate da parte dei gruppi paramilitari che ci sono nella zona, la maggior parte di loro vivono in case di plastica. Essi non possono nemmeno andare tranquillamente a lavorare le loro milpas per la presenza dei paramilitari e perché siamo circondati da militari e dalla polizia. Il Comitato della Croce Rossa Internazionale, che ci ha appoggiato negli scorsi anni per l’acquisto di alimenti, quest’anno ha cancellato l’aiuto perché - dicono - ci siano più necessità nel paese Iraq ed in altri paesi. Adesso non abbiamo nessun appoggio per coprire queste necessità vitali, perciò vi presentiamo questa situazione, perché sappiamo che non siamo soli e che voi siete parte di questa lotta.

Nonostante tutta la sofferenza noi continueremo a resistere e a costruire l’autonomia. Ringraziamo gli sforzi che realizzerete per appoggiare questa necessità alimentare.

È tutto per ora, compagni e compagne. Speriamo che presto possiate arrivare a visitare il Municipio Autonomo di Polhò per convivere, scambiare idee e conoscerci.

Fraternamente

Consiglio Autonomo di San Pedro Polhò




La Jornada 30 gennaio 2004

LA CROCE ROSSA INTERNAZIONALE ABBANDONERA' LA ZONA
EMERGENZA ALIMENTARE A POLHO'

MIGLIAIA DI PROFUGHI DI CHENALHO' RESTERANNO SENZA AIUTI


Hermann Bellinghausen Inviato Municipio Autonomo di San Pedro Polhó, Chiapas, 29 gennaio.

Della Croce Rossa Internazionale che a volte ha prestato cure mediche, distribuito medicinali e cibo ed ha funzionato come ammortizzatore nelle condizioni di guerra sorte in Chiapas a partire dal 1994, oggi resta solo un'ambulanza ferma, si suppone che sia pronta per trasportare in qualsiasi momento qualche paziente per cui sia necessario il ricovero in ospedale a San Cristóbal de las Casas. Questo ultimo servizio sarà sospeso il prossimo dicembre.
"Io ho chiesto che si fermasse qui in permanenza per i profughi ammalati, ma mi hanno detto che sarà solo per il 2004", comunica a La Jornada Agustín Pérez Parcero, presidente del consiglio municipale autonomo di Polhó.
Ora che il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha annunciato la fine del suo servizio presso le comunità indigene della zona di conflitto, il suo ritiro colpirà in particolare migliaia di profughi per i crimini dei paramilitari a Chenalhó. Di fatto, attualmente la presenza dell'istituzione è quasi simbolica.
Secondo il consiglio autonomo, attualmente ci sono 5.333 profughi soltanto nei sei accampamenti di Polhó, senza contare gli accampamenti 8 (alla deviazione di Yabteclum) ed il 7 (ad Acteal). Inoltre, esiste un accampamento di "semi- ritornati" a Sak'mesan'toctic, vicino a Los Chorros, la comunità sede permanente dei paramilitari priisti. Spinto dalla miseria, quest'ultimo gruppo di famiglie si è avvicinato alle proprie terre di origine per coltivarle e lavorarle, anche se non può recuperare le proprie case a Los Chorros. Sei anni dopo il massacro di Acteal, i profughi zapatisti continuano ad essere in pericolo, derubati e minacciati da paramilitari che nessuno si preoccupa di disarmare.
Il CICR abbandona la regione pesantemente militarizzata, con presenza di paramilitari impuniti e minacciosi a Los Chorros, Tzanembolom e Chimix, ed un panorama di profonde carenze. "Tutti i giorni ci sono pattugliamenti dell'Esercito federale e dei giudiziali, ma quelli che passano più di frequente sono quelli della polizia di stato", dice Pérez Parcero.
"Abbiamo bisogno di tante cose. Il cibo non basta. Adesso i profughi sono molto tristi", commenta il rappresentante autonomo. "La Croce Rossa Svizzera ci dice che gli aiuti adesso devono andare all'Iraq".
Questa settimana, il delegato della Croce Rossa, Cipriano Villegas Apodaca, ha confermato la chiusura dei presidi di assistenza nella zona di conflitto. Ha confermato che ha Polhó sono stati chiusi i servizi medici, ed "è stata lasciata solo un'ambulanza con un'infermiera ed un tecnico per le urgenze".
Un altro punto importante del CICR, nella comunità San Miguel (vicino al caracol zapatista di La Garrucha), copriva 80 comunità delle valli. Oggi sono rimaste tre ambulanze che a giugno saranno ritirate e rimarranno solo i servizi di vaccinazione, ha comunicato Villegas Apodaca, aggiungendo che "il servizio prestato ora dalla Croce Rossa, potrebbe essere offerto dalla Segreteria di Salute, l'unico inconveniente è che le comunità lo accettino".
Il presidente autonomo, accompagnato da due membri del consiglio (tutti con passamontagna), dichiara: "In quanto a salute, siamo messi male. Non ci sono medicine, mancano i medici, si ammala tanta gente. Quelli della Croce Rossa hanno finito di lavorare e ci avrebbero lasciato dei medicinali ma hanno voluto che si facesse un inventario e non si sono messi d'accordo con i promotori di salute della clinica autonoma, quindi, non ci hanno lasciato nulla".
La situazione alimentare dei profughi, basi di appoggio dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, è drammatica, e così passano gli anni. "Compravamo 28 tonnellate di mais al mese, ma adesso non abbiamo più denaro", aggiunge il rappresentante autonomo. "La Croce Rossa all'inizio ne forniva 10 kg a famiglia. Poi è passata a cinque. Adesso a zero". Bisogna segnalare che questi migliaia di esiliati sono anni che non possono lavorare le loro piantagioni di mais e coltivazioni di caffè, nonostante si trovino relativamente vicini ai loro poderi.
Sebbene la presenza dell'Esercito federale si giustifichi come "lavoro sociale" e presunto freno alla "violenza intercomunitaria", tutto indica che il suo effetto sia stato contrario. Effettivamente, dopo Acteal nel 1997, i paramilitari hanno smesso di assassinare zapatisti ed Abejas; ciò nonostante, la sovrappopolazione militare e di polizia del territorio di Polhó non ha garantito la sicurezza dei profughi e, per quanto si è visto, ha invece garantito la permanenza dei paramilitari.
Il presidente del consiglio autonomo riconosce che alcuni organismi indipendenti, come il Fideo (fideicomiso che offre appoggio alle comunità indigene), fornisce una certa quantità di alimentari, "ma ne abbiamo bisogno di molto di più".
E rivolge un appello: "Se qualcuno in Messico o di altri paesi ha la volontà di appoggiarci, lo accetteremo con piacere. Lo si dovrà fare in coordinamento con la giunta di buon governo di Oventic".
Aggiunge: "Non abbiamo più soldi per i generi alimentari. Ci troviamo in stato di emergenza. Non abbiamo da mangiare".


traduzione: Comitato Chiapas "Maribel" di Bergamo

info Mani Tese Lucca

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