Opzionali
Vittorio Delmoro - 09-02-2004
Grazie di cuore a Claudia Fanti per il prezioso documento costituito dall’intervista rilasciata dalla Moratti a Radio anch’io; col passare del tempo (e delle dichiarazioni) va facendosi sempre più chiaro il disegno della destra sulla scuola e si confermano puntualmente le analisi fatte da tutti noi fin dalla prima uscita degli Stati Generali.

Con un’ulteriore constatazione : la grande confusione che regna nella testa del ministro (per non dire di peggio): più parla, più si tradisce (e si confonde).

Ve ne dò un paio di esempi, uno conoscitivo-concettuale e uno sintattico.

Rispondendo a Pinuccia che contestava l’anticipo alla scuola elementare, la ministra parla di una decisione presa fra la famiglia e i professori : forse la ministra non sa che nelle scuole materne insegnano maestre!

Quello che segue è invece un passo della risposta a Dino che chiede del caroprezzi dei libri di testo :

Abbiamo bloccato i costi, naturalmente quella che è la scuola al di fuori della scuola dell’obbligo è lasciata, come per altro è sempre stata lasciata, alle istituzioni scolastiche e alle famiglie nella determinazione della scelta dei libri, però per quanto riguarda quello che è competenza del Ministero, noi abbiamo bloccato i costi per l’anno in corso.

Ma vorrei ora approfondire la questione relativa alle ore opzionali, che come si sa sono 3 alle elementari e 6 alla media.

Vien da chiedersi subito il motivo di questa differenziazione. Alla ministra non è stato chiesto, ma se lo fosse stato, suppongo sarebbe andata in ulteriore confusione.

Finora i vari commenti letti non si sono mai soffermati su questo punto, vale dunque la pena rifletterci un po’ su.

Per quale motivo non sarà stato scelto un numero uguale (di 3 o di 6, o magari di 4, 5, 7, …), una volta stabilito che ad ogni scuola italiana viene attribuito un monte ore di 27 per esaurire il curricolo?

Be’ la risposta più ovvia a non salire troppo coi numeri sta nel dover poi coprire l’eventuale domanda con soldi pubblici, visto che le scuole sono obbligate a fare l’offerta.

Ma così non risolviamo la discrepanza tra 3 e 6.

Potrebbe c’entrare il fatto che i bambini crescono, e crescendo abbisognano di arricchire la personalità; ma la pedagogia della crescita ci dice il contrario : sono i più piccoli che bisogna stimolare da più versanti, così che la multiformità degli approcci produca una personalità più completa.

Tanto che la stessa controriforma parla di orientamento, cioè di una strutturazione dell’apprendimento più settorializzata, fin dalla seconda media; tanto che, per estremizzare, le 6 ore opzionali in terza media rischiano di aprire troppo il campo e perdere il sentiero su cui incanalare i ragazzi.

Il contrario (6 ore alle elementari e 3 alle medie) sarebbe stato più logico sotto molti punti di vista.

Bisogna dunque considerare anche questo un prodotto della confusione della ministra?

Approfondiamo ancora.

Molte scuole dirette da dirigenti più realisti del re, o comunque ligi alle direttive ISO sulla qualità, o soltanto desiderosi di mettersi davanti agli altri, all’atto delle iscrizioni, hanno presentato ai genitori una vasta gamma di opzioni rientranti nelle 3 e nelle 6 ore, catturando apprezzamenti e scelte.

Faccio ora un esempio. Mettiamo che mio figlio ami la musica e che la scuola offra un bel corso di pianoforte a carico dell’insegnante di musica che ha dato la sua disponibilità. Mi affretterei a porre la mia bella croce sulle 3 (6) ore. Coma fa però la scuola a garantirmi quell’insegnamento opzionale, se le scelte saranno limitate a pochissimi alunni?

Infatti i vari gruppi che potrebbero formarsi in base alle scelte dei genitori funzionerebbero bene solo se i gruppi fossero numericamente equilibrati; altrimenti qualche gruppo dovrebbe essere raddoppiato (triplicato) e qualche altro soppresso, sempre che si trovino insegnanti preparati.

C’è anche la questione dei discenti, cioè gli alunni, che vengono esclusi dalla scelta e che comunque, viste le giovani età, potrebbero sempre cambiare idea e desideri nel corso dell’anno : saranno costretti a frequentare le opzioni scelte? Potranno passare da un gruppo all’altro?

In definitiva queste ore opzionali introducono un elemento di rigidità in un contesto legislativo che vorrebbe essere invece più flessibile!

Infatti la situazione odierna, quella che il Decreto morattiano smantella, offre all’interno dei singoli POF una serie di attività laboratoriali sottoposti alla libera scelta degli alunni, i quali hanno anche l’opportunità di cambiare nel corso dell’anno, senza che ciò crei alcuno scompenso organizzativo, visto che queste ore rientrano pienamente nel curricolo obbligatorio per tutti.

Allora per quale motivo si è scelta questa strana modifica, propagandata come un’offerta alla famiglia e un arricchimento formativo?

Be’, la ministra ce lo spiega senza peli sulla lingua :

Faccio due esempi: un bambino che ha ad esempio problemi di matematica, potrà recuperare matematica senza che le famiglie debbano avere costi suppletivi nel dover dare ai bambini lezioni di matematica quando tornano a casa. Il bambino che ha un particolare talento nei confronti della musica, potrà approfondire queste sue vocazioni, oppure attraverso i laboratori mettere in campo le proprie capacità progettuali per fare esperienze anche dirette di lavori manuali, potrà approfondire gli argomenti che maggiormente lo interessano.

Non so voi, ma io vedo con molta chiarezza davanti ai miei occhi i tre gruppi di alunni in cui ogni classe verrebbe divisa : quei tre o quattro con più difficoltà, a fare recupero di italiano e matematica; quei due o tre talentuosi per la musica o per le arti, a coltivare i propri talenti con docenti artisti; la massa ai laboratori.

Non passa neppure per la testa alla ministra che questa si chiama scuola di classe! E che di recupero, talenti e laboratori abbisognino tutti, magari in diversa misura e soprattutto nella scuola primaria, pubblica e di stato!

Io credo che alle velleità morattiane noi (genitori e insegnanti) si possa rispondere in un modo solo, ridicolizzando le ore opzionali con una scelta di massa in ogni scuola della penisola.

Scegliamo tutti tutte le ore opzionali, conservando così il tempo scuola, gli organici e le opportunità per tutti e per ciascuno.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 claudia    - 09-02-2004
Come si "sente" che insegni veramente, e sottolineo veramente!
Grazie a te per la tua precisione, passione e competenza.
Claudia

 grandecuore    - 09-02-2004
Giusta l'analisi, giusto il commento. Ma in quanti lo avranno capito? Nella Penisola ci sono tante scuole e non in tutte gli operatori ed i genitori sono sensibili a questi discorsi, in quanto amano seguire il branco o comunque chi "detta legge". Non si sono mai esposti e non si esporranno mai in quanto in loro vige il motto "chi me lo fa fare". Considerando questa categoria di persone, con cui si deve naturalmente fare i conti, a mio avviso spetta a noi, e per noi non intendo certo i luminari del momento, ma coloro che hanno anzitutto letto ciò che la ministra vuole e divulgare, divulgare, divulgare ciò che spesso frega tutti: l'informazione.

 Irene Baule - 1° Circolo di Alghero (SS)    - 15-02-2004
Hai ragione: Io nel mio piccolo ho spiegato bene il questionario con le opzioni ai miei alunni di quinta CHIEDENDOGLI DI SPIEGARLO AI LORO GENITORI, e tutti lo hanno restituito con l'opzione di orario aggiuntivo - per essere chiari, ho detto loro che segnando "orario obbligatorio" avrebbero avuto in realtà un "orario ridotto" e che i tagli sarebbero avvenuti proprio sui progetti che a loro piacciono tanto!

 Giorgio Dellepiane Garabello    - 15-02-2004
Finalmente s'è capito!
Ogni scuola con l'autonomia può/deve liberamente determinarsi.
Tutti gli Istituti hanno il diritto-dovere di definire i propri progetti scolastici, e l'orario diviene un risultato flessibile e adattabile al PECUP (profilo educativo, culturale e professionale) di ciascun studente.
Questa non è una conquista di alcuna «lotta», fa già parte della legge di riforma 53/03: se si ritiene che siano necessarie tutte lo ore opzionali così si deve progettare, d'intesa con le famiglie.
Vige sempre il principio della responsabilità: chi decide (c'è libertà e NON prescrizione di programmi uguali per tutti) motiva le sue decisioni, poi documenta i risultati.
Certo questa scuola risulta scomoda ai doppio-lavoristi (vedi secondaria di II grado) e a chi pensa l'orario di servizio come un rigido impegno contrattuale.
Sicuramente progettare costa tempo e denaro: da qui va tratta la forza delle richieste contrattuali, che devono soddisfare CHI lavora e non QUELLI che vogliono poco e in parti uguali per tutti.
P.S.: con questi leggi (Autonomia del '99 a Moratti del 2003) non solo possiamo fare noi la scuola, DOBBIAMO.

 luisa    - 31-05-2004
in questo periodo ogni insegnante deve presentare dei progetti da proporre al prossimo collegio docenti.Per cortesia c'è qualcuno tanto gentile che mi può aiutare? grazie dell'attenzione luisa