Reo o colpevole?
Rolando A. Borzetti - 07-02-2004
Merita tutta l'attenzione!


Non sono attendibili: I due presidenti finiscono nel mirino per le loro stime
(da Repubblica)



ROMA - Polemica al calor bianco tra la politica e gli istituti di ricerca. Il centrodestra spara a zero contro l'Eurispes, "colpevole" di aver dato un quadro del paese improntato al pessimismo. Il centrosinistra, invece, attacca l'Istat, "reo" di consegnare un'immagine troppo ottimistica della situazione economica del paese. Sull'Eurispes piovono gli strali di un paio di ministri, Marzano e Maroni, che non esitano a mettere in dubbio la buona fede dell'istituto, accusato di avere una coloritura politica avversa al governo. "Ci sono anche importanti ricerche fatte da istituiti prestigiosi, o presunti tali, che disegnano un quadro drammatico. La realtà è diversa: questi istituti certe volte si lasciano andare a considerazioni che non sono scientifiche, ma ispirate da qualche parte politica" dice il leghista Maroni. Analisi che trova sponda nelle parole di Marzano: "Quando l'Eurispes parla di tassi di inflazione al 20% ti viene da chiedere come proceda. E allora vai a controllare e scopri che tra i membri del suo direttivo vi è un gran numero di personalità politiche dell'opposizione". Un doppio affondo a cui l'Eurispes risponde per bocca del presidente Gian Maria Frara: "Maroni utilizza la sua carica per denigrarci e introduce un elemento altamente inquinante e distorsivo della concorrenza nel mercato della ricerca italiana
".Stessi toni accesi quelli che caratterizzano lo scontro tra l'Istat e il centrosinistra. Nei confronti dell'Istituto di statistica la diffidenza è già palese da qualche tempo, da quando il suo presidente sostenne la differenza tra l'inflazione reale (calcolata dal suo centro di ricerca) e l'inflazione percepita (dai consumatori). A scatenare la nuova polemica è il calo della dinamica dei prezzi annunciato oggi dall'istituto. Una limatura rispetto ai dati diffusi appena ieri che però non convince il leader dell'Udeur, Clemente Mastella: "Il presidente dell'Istat la smetta con le sue interpretazioni sfacciatamente di parte e si dimetta. Biggeri lasci il suo ufficio dorato e scenda in strada per farsi un giro nei mercati". I dati dell'Istat sull'inflazione sono "veri e affidabili" replica Biggeri, che spiega così la discrepanza tra le prime rilevazioni sul carovita di gennaio uscite ieri dalle città campione e le stime preliminari diffuse oggi dallo stesso Istat. "Il dato pubblicato dai giornali - spiega il presidente dell'Istat - è parziale, basato esclusivamente sulle dodici città principali, il dato vero è quello che ha pubblicato oggi l'Istat perché fa riferimento a tutti gli 86 capoluoghi di provincia che partecipano alla rilevazione dei prezzi al consumo in Italia".

Fara (Eurispes) al Ministro Maroni: ''Uilizza la sua carica per denigrare il nostro lavoro''

Sorprendono le dichiarazioni del Ministro Maroni che utilizza impropriamente la sua carica istituzionale per denigrare il lavoro di un Istituto che da più di vent’anni analizza con serietà e competenza l’evoluzione sociale, politica ed economica del Paese. Il nostro è lo stesso Istituto che era tanto apprezzato dal centro-destra quando era all’apposizione e rivolgeva le sue critiche al governo dell’Ulivo. E’ lo stesso Istituto, vogliamo ricordare al Ministro, che per primo analizzò con grande profondità, rigore e capacità di previsione il fenomeno leghista descrivendone la reale portata”. Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, replica così al Ministro del Lavoro, Roberto Maroni. In merito alla composizione del Consiglio direttivo dell’Eurispes, aggiunge Fara, “invitiamo il Ministro leghista Maroni ad approfondire la lettura dell’elenco dei 27 componenti il Consiglio stesso: si accorgerà, dopo questo breve esercizio, della presenza non solo delle quattro personalità citate da Maroni e appartenenti al centro-sinistra ma anche di numerosi esponenti dell’area politica e culturale del centro-destra. Inoltre, nello stesso Consiglio direttivo dell’Eurispes vige la logica “un uomo, un voto”, indipendentemente dalla ricchezza, dal censo e dal numero di ville possedute. Riguardo poi all’oggettività e all’indipendenza delle analisi Eurispes, ribadiamo la totale autonomia delle nostre rilevazioni e la validità dei nostri modelli interpretativi della realtà italiana, una autonomia più volte riconosciuta dai massimi livelli istituzionali del Paese. Per di più, il Ministro Maroni, criticando pesantemente la capacità operativa e professionale dell’Istituto, introduce un elemento altamente inquinante e distorsivo della concorrenza nel mercato della ricerca italiana”.


I dati dello scandalo















Leggi il Rapporto Eurispes2004 completo




L’Eurispes è un istituto di studi senza fini di lucro che opera dal 1982 nel campo della ricerca politica, economica e sociale. Realizza studi di ricerche per conto di imprese, enti pubblici e privati, di istituzioni nazionali ed internazionali; promuove e finanzia autonomamente indagini su temi di interesse sociale, attività culturali, borse di studi, iniziative editoriali, proponendosi come centro autonomo di informazione ed orientamento dell’opinione pubblica e delle grandi aree decisionali del nostro paese. L’Istituto opera attraverso gruppi specialistici interni di lavoro costituiti di volta in volta. L’Eurispes senza rappresentare la proiezione di una singola forza politica, riesce a costituire un valido momento di sintesi che gli permette di essere interlocutore di differenti centri decisionali, ispirato come è dall’impegno di contribuire a costruire una società più coesa e meno afflitta da dislivelli e squilibri socio-geografici e socio-culturali.

Eurispes - Istituto di studi politici economici e sociali - Largo Arenula, 34 - 00186 - Roma (RM)
Tel: 06/68210205, Fax: 06/6892898
E-mail: istituto@eurispes.com

responsabile: Gian Maria Fara



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Redazione    - 08-02-2004
E LA CLASSE MEDIA ANDÒ ALL´INFERNO

FEDERICO RAMPINI

Bisogna leggere sul sito Internet di Repubblica le 1.700 testimonianze dei lettori sulla vita quotidiana al tempo del caro-prezzi per capire quel che accade in Italia. La chiamiamo crisi perché ci mancano parole nuove per descrivere il disagio sociale che si rivela sotto i nostri occhi. Li definiamo nuovi poveri e il termine è inadeguato, ma traduciamo il fenomeno americano del Working Poor, la scoperta d´una questione sociale nel cuore d´una opulenta società postindustriale: quando di colpo un posto di lavoro normale non è più la garanzia contro l´insicurezza. Ilvo Diamanti li ha chiamati "i penultimi" per individuare un ceto medio scoraggiato che non riesce più a puntare verso l´alto della piramide sociale, ma si sente risucchiato verso chi ha meno.


Un ceto medio non povero in senso tradizionale, ma impoverito per la perdita della ricchezza più preziosa: la fiducia che i figli staranno meglio dei genitori.
Le polemiche sul costo della vita diventano un caso politico - unico in Europa - perché è in gioco molto di più della verità sui prezzi: la verità sullo stato della nazione. La diatriba sull´inflazione tocca nervi scoperti, libera una tensione che non riusciva a esprimersi. 1.700 interventi sul sito di Repubblica ci consegnano un´autoesame collettivo dell´Italia del 2004, minuzioso, pignolo: buste paga e spese per mutui, tasse, libri scolastici, vestiti e scarpe dei figli, nome e cognome, età, professione, città. Ci sono gli insegnanti e i dipendenti pubblici, le nuove professioni informatiche, i giovani al primo impiego e i pensionati. I sabati sera con gli scontrini per la pizza, la birra, la benzina, i biglietti del cinema. È un paese moderno e normale che si guarda senza piagnistei, ma sente di franare. Le sue impressioni sono confermate da uno studio esterno, non condizionato da polemiche locali, quello della banca svizzera Ubs sul potere d´acquisto reale degli europei: il ceto medio italiano è in fondo alla classifica, un ingegnere elettronico da noi riesce a comprare il 60% in meno del suo collega francese, una maestra elementare ha un tenore di consumi inferiore dell´88% alla sua collega tedesca. Queste due figure sociali dell´ingegnere e dell´insegnante, che un tempo misuravano il perimetro della nostra middle class, almeno per frustrazione oggi sono un po´ più vicini ai 3 milioni di lavoratori italiani medio-bassi con un salario netto sotto gli 800 euro, agli altri 3 milioni che si situano fra 800 e mille: cioè i nostri Working Poor. La difficoltà di neolaureati, impiegati di banca, piccoli professionisti, si aggiunge allo shock della scoperta che gli autoferrotranvieri di Milano guadagnano 700 euro al mese.
Non sono tutti omologabili i 14 milioni di italiani che l´Eurispes infila dentro la categoria del "disagio sociale". Non è credibile un quadro pauperistico, l´Italia non sprofonda nel Terzo mondo. Tra gli interventi dei nostri lettori c´è chi espone i contrasti: i negozi continuano ad avere clienti, i ristoranti non sono vuoti, gli adolescenti hanno il telefonino. Tra le cifre discordanti su consumi e inflazione è possibile estrarre la verità.
Come ha spiegato Luciano Gallino la differenza fondamentale tra i dati Istat e quelli dell´Eurispes - all´origine di tutte le controversie politiche - è che i secondi tengono conto dell´andamento delle retribuzioni. Nel 2003 per la prima volta da vent´anni le retribuzioni sono aumentate meno dell´inflazione, una famiglia di 3 persone con due redditi medi da lavoro dipendente ha perso potere d´acquisto per 720 euro. La gravità dei rialzi dei prezzi si capisce in questo contesto: i redditi che ristagnano. Negozi e ristoranti non sono vuoti perché il primo riflesso per difendere il proprio tenore di vita è intaccare il risparmio. Negli ultimi 5 anni 9 italiani su 10 hanno diminuito i risparmi.
Solo integrando tutti i fattori che intervengono sul bilancio familiare si ottiene un quadro realistico. C´è dell´altro, oltre all´inflazione nascosta che aggrava la stagnazione dei redditi. C´è la lenta erosione del welfare state italiano, quel sistema di servizi pubblici e garanzie per la salute e la vecchiaia che accompagnava dalla culla alla tomba: le prestazioni dimagriscono, l´integrazione privata aumenta, fino ai casi estremi di mogli che devono rimanere a casa perché l´asilo nido privato costa più di quel che guadagnerebbero lavorando. C´è l´impatto del "terribile 2003" sul patrimonio degli italiani: dai bond argentini alla Cirio alla Parmalat, la figura sociale del risparmiatore truffato si fonde con quella del consumatore impoverito. C´è la pressione della globalizzazione, l´avvento di quella che la Century Foundation ha definito The New Ruthless Economy, la nuova economia spietata, che coglie l´Italia più impreparata e fragile. Con un capitalismo in declino, assediata dalla concorrenza di paesi a basso costo del lavoro, senza più la valvola illusoria delle svalutazioni o del debito pubblico, un´ampia fascia di italiani è stritolata fra la necessità dei datori di lavoro di ridurre i costi, e le rendite parassitarie dei settori non esposti alla concorrenza internazionale (come il commercio).
La novità più grave è la rottura, nel pensiero collettivo di una parte del ceto medio, di quel trend sociale ascensionale tra padri e figli che sembrava una costante. Fu uno dei tratti dominanti del ?900: nel passaggio dalle campagne alle città, dall´istruzione elementare alla laurea di massa, dalla catena di montaggio ai colletti bianchi, quel progresso generazionale era il collante del consenso, la molla motivazionale del risparmio dei genitori, il grande stabilizzatore sociale, interrotto solo da traumi come le guerre. È quel movimento ascensionale la ragione per cui una società come quella americana accetta diseguaglianze sociali enormi: in un paese ad elevato sviluppo economico e demografico il flusso ininterrotto di immigrazione che ingrandisce l´esercito dei poveri è anche il serbatoio umano della speranza che il futuro dei figli sarà migliore. È quella fiducia che invece il ceto medio italiano ha perduto, entrando in una dimensione senza sogni che Cristopher Lasch ha descritto come "l´èra delle aspettative decrescenti".
Nel 1962, mentre nasceva il termine "neocapitalismo" e mentre Kennedy lanciava l´avventura spaziale, Michael Harrington scosse gli Usa con l´inchiesta The Other America in cui rivelava per la prima volta il fenomeno dei nuovi poveri, descritti in termini che rimangono attuali: "Non sono i poveri del passato o del Terzo mondo, sono poveri qui e oggi relativamente a quel che il paese potrebbe offrire. Vivono su un nuovo confine, al margine dell´affluenza, leggono gli stessi magazine, guardano gli stessi film dell´America opulenta, e il messaggio che questi gli trasmettono è che loro sono gli esuli interni". Per l´America lo shock di quella scoperta coincise con la nascita delle prime rivolte dei consumatori. Poi con l´ambizioso progetto redistributivo della Great Society varato dai democratici. È l´esempio d´una frattura sociale a cui risposero dei movimenti collettivi, e un progetto politico nuovo.



 Anna Pizzuti    - 08-02-2004
La polemica sui dati emersi dal rapporto Eurispes 2004, che dimostrano che il paese reale è ben diverso da quello che sogna chi crede di vivere in Berlusconia (e lo credono solo i berlusconidi), si è intrecciata con le vicende che stanno interessando Raiset.
Scriveva Daniela Tagliafico, vicedirettrice del TG1, nella sua lettera di dimissioni - prima ancora che il rapporto venisse pubblicato:

"Attraverso i nostri servizi (su consumi e tempo libero degli italiani, ndr),spalmiamo una patina di gaudenza che non credo corrisponda al paese reale.

Il modo in cui il tg1 ha dato la notizia della pubblicazione del rapporto Eurispes conferma le parole della giornalista, come rileva in un intervento intitolato Informazione e nuove povertà pubblicato da Articolo 21:

Alcuni telegiornali della Rai, nella sera in cui hanno dovuto anche rendere conto degli stati generali dell’informazione, hanno ovviamente fatto il possibile per confondere gli spettatori. Se il TG2 delle 20,30 ha scelto di non mettere il rapporto Eurispes nei titoli, ma ha trasmesso un servizio completo senza farlo seguire da reazioni politiche, il TG1 delle 20 ha inserito l’Eurispes nei titoli parlando soltanto di “pessimismo” degli italiani e ha trasmesso un servizio in cui si parlava di sfiducia, pessimismo e preoccupazione senza mai fare riferimento ai dati numerici sul minor potere di acquisto e alle critiche alla politica del governo. Ma il meglio, come ogni sera, è venuto dopo.
Messi l’uno di seguito all’altro i servizi sull’Eurispes e sull’informazione, il blocco si è concluso con un lungo servizio politico di Pionati che faceva riassumere tutte le critiche a Schifani. E poi, ovviamente, una bella raffica di servizietti “leggeri” e rilassanti, sperando ancora che gli italiani abbocchino!


Che gli italiani abbocchino continuano a crederlo, imperterriti anche i curatori della rubrica Costume e società del tg2, che ormai sta diventando un mito.
Dovrebbero leggere questo divertente blog, per rendersi conto dell’effetto che fanno.