Il sorriso di Laura
Marino Bocchi - 22-03-2001
Penso a Laura, la piccola, spaurita Laura, l’angelo di Legnago a cui il buon Dio ha disegnato due mandorle che scrutano il fondo del corridoio, penso a Laura mentre si divincola dalle mani della bidella e si allontana verso il buio, laggiu’ verso la nuvola di fumo dentro cui forse spera di ritrovare la maestra di sostegno che poco prima l’ha lasciata, prima che il tetto crollasse e si aggrovigliasse fra il fuoco che lo divora; penso a lei, al suo gioioso sorriso di adolescente mentre gira fra i banchi a mostrare le foto della famiglia; penso al suo bel gattone bianco, che tanto amava e che sicuramente l’accoglieva con uno sbadiglio e un dolce dondolio del corpo contro le gambe. Fanno quasi inciampare i gatti quando fanno le coccole. Adesso Laura non c’e’ piu’. Faticava a parlare. Senza parole si è incamminata verso la colonna di fumo che le deve essere apparsa come una nuvola portata dal vento. Due operai lavoravano sul tetto, la bombola di Gpl è esplosa. C’e’ stato un gran fragore, un tonfo sordo, poi le fiamme e l’odore acre della combustione. Coscienziosamente, il ministro De Mauro ha disposto subito un’ispezione, il sindaco ed il presidente della Regione hanno inviato messaggi di commossa solidarietà, la solerte magistratura ha aperto un’inchiesta. Si stabiliranno le responsabilità. Resta il fatto che in Italia circa sei istituti su dieci sono sprovvisti di un impianto antincendio efficiente e che le scuole versano in condizione di estremo degrado (Ermete Realacci, presidente di Lega Ambiente). Ma il ministero si occupa della riforma dei cicli, i giornali di grido del 7 in condotta e gli amministratori locali, quando pensano alle infrastrutture, immaginano ad occhi aperti ponti e viadotti, lunghe strisce d’asfalto su cui far correre piu’ velocemente le merci che producono ricchezza e misurano la qualita’ del PIL e il relativo benessere della popolazione (cioe’ di chi quelle merci le vende e ci ricama il profitto). Del benessere dei nostri ragazzi parlano a volte le associazioni professionali degli insegnanti ma solo se prima ne ha parlato il fine pedagogista di scuola americana e solo se l’espressione rientra nel quadro di una felice formula retorica da spendere sul mercatino delle idee e dei corsi di aggiornamento. Per il resto i docenti piu’ impegnati intrattengono il loro tempo e il loro interesse a scrivere POF o lettere accorate ai giornali, per denunciare il degrado: non quello, innanzitutto, della scuola in cui lavorano ma esclusivamente il loro, derivante da una perdita di status, come si dice, amaro frutto della ben nota maleducazione dei propri allievi. Tutti parlano di Scuola ma a nessuno interessa conoscere esattamente in quali condizioni versano le scuole e la ragione è evidente: la scuola non è un edificio, uno spazio concreto dove una comunita’ di individui reali, in carne ed ossa, dovrebbe poter lavorare in ambienti sani e dignitosi, puliti, gradevoli per chi li frequenta; è un’astrazione, un’idea, un luogo virtuale, in cui si elaborano progetti virtuali rivolti ad una fantomatica Utenza. La prima richiederebbe un forte investimento economico e sociale, la seconda non costa nulla, è gratis, fa molta immagine e così i soldi potranno essere opportunamente destinati ai Tir. Laura non era un’utente; era una bella bambina di 15 anni che amava giocare col suo gatto, è morta perché la sua scuola è bruciata. Non sono un credente ma spero che da qualche parte abbia portato il suo sorriso.
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