Genitori grandi: grandi genitori
Pierangelo Indolfi - 07-02-2004
Torno adesso dai funerali del papà di Giuseppe, un mio studente di quinta. I compagni di classe erano tutti schierati lì in chiesa. Sono stati eccezionali. Stamattina non è stata cosa di fare lezione: chi ha deciso che andava dalla mattina in ospedale, chi invece è rimasto a scuola per raccogliere i soldi per i fiori, per scrivere un biglietto facendosi aiutare per qualche errore di ortografia, per coinvolgere tutti nell'emozione, compresi i bidelli di tutti i quattro piani. Non c'era niente di formale nella maniera in cui hanno vissuto questo evento collettivo. Solo che hanno capito tutto della vita ed anche della scuola. Una comunità di persone che hanno un volto ed hanno un nome, che, nel momento in cui bisogna stringersi l'un l'altro nella solidarietà, non sono più lo studente, il preside, il bidello, il professore, ma compagni di viaggio consapevoli che solo rapporti umani autentici possono renderlo meno faticoso e doloroso.

Il signor Nicola aveva 73 anni e sono sicuro che per lui avere un bambino a 50 anni suonati deve essere stato un dono prezioso che gli ha fatto vivere con rinnovato entusiasmo la seconda parte della sua vita. Dalla mia esperienza di colloqui con i genitori mi accorgo che situazioni del genere sono sempre più frequenti. Dipende dai casi della vita, dall'irrazionalità dell'amore, ma anche spesso dalla precarietà del lavoro che sta diventando sempre più feroce. Altro che mille euro di premio per il secondo figlio. I problemi sono ben altri: avrò ancora il lavoro, avrò ancora la forza, avrò ancora la salute per crescerlo e dargli un avvenire?

Anche i miei erano "grandi". So quindi molto bene le preoccupazioni di splendidi genitori che però vorrebbero assicurarsi che, qualsiasi cosa succeda, il loro figlio non si troverà a dover fronteggiare difficoltà più grandi di lui. E questa variabile viene tenuta in particolare conto nella scelta della scuola superiore. La scelta dell'istituto tecnico viene considerata una tranquillità in più. Non sia mai le cose si mettessero male, il ragazzo avrà almeno conseguito un diploma, oltre che una preparazione decorosa, che gli consentirà, sia pur ridimensionando un poco le proprie aspirazioni, di farsi strada nella vita e di non dover dipendere dal buon cuore di nessuno. Questa è saggezza e veramente tante tante volte si è rivelata azzeccatissima. Vuoi che a 20 anni può succedere che una fidanzata rimane incinta, vuoi che un genitore va in cassa integrazione o in mobilità, o viene a mancare, o peggio ha bisogno di assistenza da parte dei figli per una malattia che lo rende non più autosufficiente. Se va tutto bene, figlio mio, voglio vederti diventare dottore, saresti il primo della famiglia, l'orgoglio mio. Ma se qualche cosa dovesse andare storto, so che non ti lascio in un mare di guai.

Nella propaganda governativa non è per niente spiegato che questa opzione di mezzo non sarà più possibile, una volta attuata la controriforma. Nessun genitore lo sa, ci metto la mano sul fuoco. "Come? Niente più ragionieri, geometri, periti?" "Ma no, non ti ha informato nessuno? Dall'anno venturo hai solo due scelte. O vai ad un liceo, ma poi devi per forza continuare l'università, oppure vai ad uno di quei corsi della regione che ti insegnano un mestiere." "Sì, va be', i corsi delle regione... figurati: che facciamo nella nostra famiglia? Invece di andare avanti, andiamo indietro? Speravo che i miei figli potessero progredire rispetto a dove sono riuscito ad arrivare io. E' una vita che lavoro sodo e ce la sto mettendo tutta per dar loro un avvenire migliore!"

I figli dei genitori "grandi" andranno quindi tutti al liceo, sia pur incrociando le dita. Facciamo il tifo per loro.

Giuseppe oggi era disperato, come è normale, ma fra una settimana rientrerà a scuola, dove ritroverà i suoi fantastici compagni, che riusciranno a trovare il modo per distrarlo con qualche scherzo. E poi, ancora cinque mesi di sforzo e finalmente un diploma di perito in informatica, che è sempre un titolo che ha un certo prestigio.

Per fortuna Giuseppe non è un ragazzo dell'era Moratti, altrimenti con tutta la sua bella licenza liceale sarebbero stati dolori.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 grandecuore    - 08-02-2004
Incrociamo le dita per i numerosissimi ragazzi che non appartengono all'era morattiana e a coloro che verranno.
In bocca al lupo!