Lo sciopero: una questione morale?
Nando - 03-02-2004
Non me la sento di dare una risposta sovra individuale alla domanda posta
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Posso parlare solo a titolo personale, perchè nella mia scuola, come in molte altre della mia zona, manca un'identità, manca un sentire e un progetto comune, ognuno viaggia su binari da riflusso anni 80.
Ci si riunisce, si decide di partecipare compatti, e poi puntualmente gruppi di crumiri boicottano lo sciopero, arrivano a scuola, firmano, e risparmiano una giornata di lavoro ( perchè, ovviamente, gli alunni non si presentano ) sia in positivo che in negativo.
Tutti si lamentano, usano il loro rappresentante R.S.U. come un ariete che deve sfondare le porte del potere dirigenziale e burocratico, salvo poi ritirarsi nel silenzio e nell'inciucio al momento del confronto diretto con la controparte.
Nella 167 di Secondigliano si sono insediati dirigenti incaricati, provenienti dalla scuola media, incapaci e nefasti per la scuola elementare, che commettono ogni giorno errori fatali e compromettenti per la loro carriera: gli insegnanti non sono capaci di denunciarli e di farli sloggiare, basterebbe veramente poco !
E ' un segnale anche questo, molto negativo.
Il collega parla di qualità del servizio, di battaglie isolate.
Non so che parole utilizzare per pennellare una situazione di rassegnazione passiva, di ignoranza e di sopraffazione individualistica, di lamento scoordinato e vittimistico.
La nostra, del resto, è stata sempre una categoria contraddittoria, con un potenziale di lotta, di vivacità e di contestazione elevato, che, alla prova dei fatti, si rivela inferiore a qualsiasi previsione.Continueremo a fare le nostre assemblee... intanto i dirigenti incapaci continueranno a fare il bello e il cattivo tempo ( figuriamoci i livelli superiori: il buon giorno si vede dal mattino ! ), nonostante il lavoro ai fianchi messo in opera dai rappresentanti R.S.U.
La corsa ai titoli, la competitività, la rincorsa alle chimere: la bocciatura del concorsone non è servita a fermare un processo che si è avviato con l'espropriazione degli scatti biennali, della salvaguardia del potere di acquisto, con la nascita del fondo di istituto e delle figure strumentali ( ex obiettivo ).

Ciò ha innescato un processo irreversibile di gerarchizzazione del lavoro docente, con i conflitti che ne sono derivati.
Fino alla fine degli anni 80, la schiera dei lecchini e dei servi del dirigente era contemperata dal limitato tornaconto personale.
Quando sono subentrati quei pochi pidocchi e quelle aleatorie opportunità di carriera le scuole hanno smesso di sorridere e si sono spaccate al loro interno.
La riforma Moratti, non ci illudiamo, non costituisce una cesura, ma un nefasto compimento di un processo di disfacimento decennale.
Alla mamma che ci pone la domanda sulle azioni da mettere in atto per fermare questo processo rispondo così: signora, chieda agli insegnanti e ai sindacati che li rappresentano che cosa non hanno fatto, o se si poteva fare qualcosa in più rispetto alle situazioni pregresse, perchè c'è una continuità che si può sintetizzare così: nascita del fondo di istituto per premiare gli insegnanti super impegnati; nascita delle figure obiettivo ( insegnanti di sistema) e nascita dei Tutor ( insegnanti di serie A ).
Gli organici : sono dieci anni che il numero degli occupati nella scuola di base decresce, con i vari decreti taglia classe, l'aumento progressivo del rapporto insegnanti alunni, ecc. ecc.
La riforma dei cicli è stata rimossa dalle nostre coscienze ? Quanti posti in meno avrebbe comportato, e quali altri problemi di gerarchizzazione avrebbe comportato ?
Qualche tempo fa ho seguito un corso di aggiornamento sulla dispersione scolastica.
Il nostro relatore, nel'elencare le cause della dispersione, citava, tra le cause accreditate e comprovate, la demotivazione degli insegnanti.
Contestazione generale ed ammissione del relatore: problema meno evidente nella scuola elementare.
Domanda mia : per quanto tempo ancora ?

Discussione generale: cosa fare per migliorare la situazione ?

Il relatore ci invitava ad organizzarci in associazioni, gruppi di opinione e di pressione.

Al che io gli domando: ma se questo governo ha ignorato il parere negativo del CNPI e di importanti pedagogisti contemporanei, come potrebbe tenere in considerazione il parere di semplici cittadini, seppure organizzati ?

Poposta mia: e se ci dimettessimo in massa da tutti gli incarichi istituzionali e lasciassimo i dirigenti soli a gestire la complessa macchina organizzativa?
Come se la caverebbe, da solo, un dirigente, senza collaboratori, senza figure strumentali, senza referenti di progetto, senza referenti per la sicurezza, senza coordinatori di interclasse ?
Vogliamo prendere in considerazione, accanto allo sciopero, forme di protesta al limite della disobbedienza civile ?

Io sono disposto anche a fare lo sciopero della fame, dobbiamo studiare qualcosa di diverso e di alternativo, che rapprenti davvero una cesura rispetto ai bui decenni passati


Dal Forum Gilda


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 mara stecca    - 11-02-2004
sono completamente d'accordo con il collega e aggiungo che la categoria degli insegnanti non sa compattarsi di fronte ai soprusi che deve subire, tutti aspettano gli eventi sperando che non siano poi così nefasti e che comunque individualmente se la possano cavare senza grandi danni.
non tenendo conto di chi nella scuola è precario o ci vuole entrare.
non tenendo conto degli insegnanti di lingua straniera diversa dal tanto agognato inglese che dovranno rinunciare a questa specializzazione in nome di che cosa? del tanto vantato inglese? ma perchè nella nostra civilissima scuola non si insegnano più lingue aumentando il tempo scuola anzichè diminuirlo??????