Lettera aperta
Enrico Panini, Daniela Colturani, Massimo DiMenna - 31-01-2004
Cari genitori,

il Ministro Moratti vi ha rassicurato in più occasioni sugli effetti che la riforma ed il Decreto recentemente approvato avranno sulla scuola.
Noi, come tanti di voi, siamo preoccupati su quanto potrà accadere, siamo interessati alla qualità della scuola pubblica, ed abbiamo elaborato alcune riflessioni che vi vogliamo brevemente illustrare.
Ciò nella convinzione che bisogna essere precisi, che occorre sempre chiarezza quando si parla di scuola, perché le parole volano ma sono i fatti che rimangono.

Sul Decreto recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri noi abbiamo espresso un giudizio negativo per quanto riguarda le ricadute sulla scuola, sulla sua qualità, sul lavoro degli insegnanti.

Il Decreto non è accompagnato da un adeguato piano di sostegno finanziario.
Nella scuola dell’infanzia non è prevista l’apertura di nuove sezioni e quindi ci saranno ancora lunghe liste di attesa.
Nella scuola elementare le risorse stanziate dalla Legge risultano insufficienti e per la scuola media, così come per la scuola dell'infanzia, non è previsto nulla.
Questo aspetto ci preoccupa tanto, considerato che ad ogni Legge Finanziaria si riducono le risorse per la scuola pubblica.

Nella scuola dell’infanzia le iscrizioni anticipate non sono accompagnate dall'adeguamento delle strutture e dalle previste "nuove professionalità".
E’ evidente il rischio che questo porti a piegare la nostra scuola dell’infanzia, che tanta parte del mondo ci “invidia”, ad un ruolo di pura assistenza cancellando un importante modello di vera scuola per le bambine ed i bambini.

Nella scuola elementare si riduce il tempo di frequenza.

Il Ministro ha affermato che la copertura oraria del tempo lungo viene confermata ma noi abbiamo visto che ciò che viene profondamente modificato è il progetto educativo offerto ai bambini, oggi unitario ma da settembre solo assemblaggio di orario settimanale (27+3+10 ).
Il Ministro non tiene conto della valenza educativa di un tempo scuola organicamente unitario.
Questi problemi sono poi amplificati dall’introduzione del tutor, che diventa un unico riferimento e al quale si attribuisce una prevalenza di presenza nella classe con un orario rigidamente previsto che non consente alle singole scuole di scegliere il proprio modello.

Le preoccupazioni valgono anche per la scuola media.

Lì, addirittura, non solo si interviene modificando il modello del tempo prolungato ma, aumentando le discipline, viene perfino ridotto il tempo complessivo ad esse dedicato.
Un tempo giusto invece è indispensabile per consentire a tutti di avere il meglio perché la scuola è chiamata a formare dei cittadini e questo è un fatto impegnativo che richiede tempo e qualità.

La personalizzazione dell’offerta formativa è centrale, così come è importante il gruppo classe, ma a nostro avviso non è sufficiente affermare ciò: occorre garantire i necessari supporti, assicurando il necessario finanziamento, e favorire le scelte progettuali da parte delle scuole, con un sistema orario più disteso e flessibile.
Noi abbiamo chiesto di discutere in tutti questi mesi, senza alcun pregiudizio, ma ciò non è accaduto.
La confusione che si è creata con la Circolare per le iscrizioni (sulla base di norme ancora non approvate e sulle quali pesano ancora pesanti interrogativi) la dice lunga della situazione di confusione che registriamo e che anche voi, come noi, vivete.

In questi giorni molti di voi hanno ricevuto una lettera del Ministro nella quale si afferma che il dialogo continua ed avete sentito, mediante le televisioni, rassicurazioni in questa direzione.
Il dialogo non basta dichiararlo, bisogna praticarlo davvero, cominciando dall’ascolto.

In questo senso, se si vuol davvero sottolineare il ruolo delle famiglie bisogna metterle nelle condizioni di condividere la responsabilità educativa, non solo di scegliere un po’ di attività opzionali come se la scuola fosse una sorta di supermercato dell’offerta formativa.
Queste sono le ragioni che ci hanno guidato in questi mesi, che ci hanno portato a tante iniziative e mobilitazioni e che abbiamo discusso con diversi di voi in varie occasioni, e che rappresenteremo nel confronto con il Ministro (che avverrà il prossimo 5 febbraio - ndr)

Sentivamo il bisogno di ribadirle a voi e di rassicurarvi circa il nostro impegno a continuare un’iniziativa sindacale tesa a garantire qualità perché le ragioni e le richieste della scuola pubblica devono trovare risposte coerenti.


Roma, 30 gennaio 2004

Enrico Panini
Segretario generale
Cgil Scuola

Daniela Colturani
Segretaria generale
Cisl Scuola

Massimo Di Menna
Segretario generale
Uil Scuola



Mobilitazione lavoratori della scuola: Manifestazione Nazionale Unitaria Roma 28 febbraio 2004

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 ilaria ricciotti    - 31-01-2004
Cari genitori,
ciò che i maggiori rappresentanti delle tre Confederazioni Sindacali vi hanno esplicitato è sacrosanto e legittimo. Il loro contenuto non è impregnato di fumo, nè di garanzie che non garantiscono nulla se non lo sfascio della scuola, quella pubblica naturalmente. La nostra scuola. Quella che per anni abbiamo difeso dalle varie zone di bassa pressione e dai venti gelidi che volevano renderla al suo interno priva di vita. Ora essa ha bisogno di voi, più che mai. Ma ha anche bisogno di tutti i cittadini che vogliono una scuola consona ai principi costituzionali. Chi vi scrive è un'ex insegnante che, pur avendone viste nella scuola "di cotte e di crude", la ama ancora per come era, non certo per come speriamo non diverrà. Se così fosse, avremo perso noi tutti, ma ciò che è più grave ed inaccettabile è che i vostri figli, i miei ex alunni e tutti coloro che diventeranno alunni, non avranno più una scuola consona ai loro bisogni ed alle loro aspettative. E, questa importantissima Istituzione non riuscirà a raggiungere gli obiettivi per cui è stata concepita:
educare, istruire e formare le nuove generazioni insieme a voi.
Diamoci pertanto da fare,
e, questo decreto
facciamolo NAUFRAGARE.
Con affetto e stima, Ilaria

 Grazia Perrone    - 01-02-2004
Ricevo - dal Coordinamento Nazionale in difesa del tempo pieno e prolungato - il seguente appello che "giro", per opportuna conoscenza, ai lettori di Frg e ai Segretari Confederali scuola affinché adottino le determinazioni che riterranno opportune.


COORDINAMENTO NAZIONALE IN DIFESA DEL TEMPO PIENO E PROLUNGATO


c/o Cesp Bo – via San Carlo, 42 Bologna - tel-fax 051.241336
Tutti i materiali qui

Contributi cc postale n. 49062961 Cesp-Centro Studi per la Scuola Pubblica-Bologna con causale "Tempo Pieno"

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31 gennaio 2004

L’assemblea del Coordinamento Nazionale per la Difesa del Tempo Pieno e Prolungato, tenutasi a Bologna il 31/01/2004, che ha visto la partecipazione dei comitati di genitori e lavoratori/trici della scuola di Bologna,Torino, Milano, Napoli, Trieste, Roma, Pisa, Padova, Versilia, Firenze, Genova, Fano, Verona, Ravenna, Livorno, Lucca, Pordenone, Modena, Vinci, Pesaro, Recanati e di tante altre città, rilancia la mobilitazione sia dentro che fuori dalle scuole.

1) Invita i collegi dei docenti, i consigli di istituto e di classe/interclasse a prendere posizione pubblicamente contro la riforma, per il ritiro del decreto e per il rifiuto del ruolo di tutor (nei prossimi giorni sui siti verranno messi a disposizione alcuni modelli di mozioni)

2) Invita i genitori a chiedere la conferma delle classi già avviate con il modello didattico organizzativo preesistente e l’iscrizione alle classi prime sia delle scuole elementari che medie con il tempo pieno, prolungato o con i moduli e con gli orari preesistenti, continuando una campagna già estremamente diffusa e studiando le modalità per far valere questo diritto a livello anche legale.

3) Indice mobilitazioni locali da svolgersi nelle più diverse forme (manifestazioni, sit-in, bandiere alle finestre, attraversamenti continui sulle strisce pedonali, sciopero dei bambini…) contemporaneamente a livello nazionale nelle giornate che vanno dal 18 al 20 febbraio.

4) Rilancia l’allargamento della mobilitazione a tutti gli ordini di scuola e a tutti i lavoratori del paese interessati alla democrazia e alla formazione di cittadini liberi e consapevoli: il decreto che oggi riguarda la scuola dell’infanzia, elementare e media è interno ad una logica di discriminazione.

5) Si esprime infine per un netto rifiuto della frantumazione regionale della scuola che sembra rispuntare in alcune interpretazioni di parte di una delle ultime sentenze della corte costituzionale: RIVENDICHIAMO L’ARTICOLO 33 DELLA COSTITUZIONE CHE PREVEDE L’OBBLIGO DI ISTITUZIONE DI SCUOLE STATALI DI OGNI ORDINE E GRADO ovunque.

6) L’assemblea ritiene inoltre necessaria una chiara, responsabile e decisa presa di posizione di tutti i lavoratori della scuola.

Occorre far sentire nel modo piu’ significativo e universalmente riconosciuto la voce di quanti - genitori, insegnanti, studenti - si sono mobilitati in questi mesi in difesa del diritto all’istruzione e all’uguaglianza sostanziale.

Il decreto non è emendabile né "contrattualizzabile", perché distrugge l’impianto democratico e collegiale che caratterizza la scuola pubblica, liquida il tempo pieno come progetto educativo e prefigura la gerarchizzazione del corpo docente.

CHIEDIAMO PERTANTO A TUTTI I SINDACATI L’INDIZIONE UNITARIA DELLO SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA DA SVOLGERSI NEL MESE DI FEBBRAIO, IN LINEA CON LE RICHIESTE CHE VENGONO DA COMITATI LOCALI, DALLE ASSEMBLEE SINDACALI ED RSU E DALLE MANIFESTAZIONI DI INSEGNANTI, ATA E GENITORI DI TUTTA ITALIA.

Oggi serve uno sciopero che fermi la scuola perché la scuola non si fermi.

La condizione perché questo avvenga sta anche nelle decisioni che in questi giorni prenderanno i sindacati. E’ evidente che la proclamazione unitaria dello sciopero della scuola renderebbe esplicito, per numeri e per qualità della protesta, il rifiuto di una riforma e di un decreto che smantellano la scuola pubblica.

Le esperienze del passato, comunque, insegnano che quando vi è una forte richiesta proveniente dalla base la partecipazione agli scioperi è massiccia e significativa indipendentemente dalle sigle sindacali che li hanno promossi.

Invitiamo inoltre tutti ad esporre alle finestre delle case, delle scuole, degli uffici, ecc. uno striscione/bandiera con la scritta :


RIFORMA

Moratti

BOCCIATA


 red    - 02-02-2004
Ministro e sindacati: l'incontro della verita'

Si troveranno faccia a faccia venerdi' 5 febbraio il ministro Moratti e i segretari dei sindacati scuola per affrontare il dopo decreto e il futuro prossimo di attuazione della riforma.
Il ministro, che ha voluto l'incontro con i rappresentanti del personale scolastico impegnato nella preparazione e nella gestione della riforma, si siede al tavolo con in tasca l'approvazione del primo decreto legislativo della riforma.
I sindacati hanno contrastato con forza la linea ministeriale fino alla richiesta da parte dei confederali di ritiro del decreto stesso.
Non sara' facile avviare una relazione costruttiva.
Il contratto sottoscritto a luglio dai sindacati della scuola e dall'ARAN non tiene conto delle ricadute applicative della legge di riforma varata dal Parlamento prima della definizione del contratto stesso, e percio' e' sprovvisto degli strumenti per realizzare da subito un sostegno ai provvedimenti attuativi della legge.
Per parte sua il ministro ha introdotto nel primo decreto alcuni elementi (orario di servizio, figure professionali, organizzazione del servizio) che stridono fortemente con la competenza contrattuale riservata ai sindacati e all'Aran.
Tutto e' quindi ancora da costruire: dalla volonta' alle azioni concrete di sostegno alla riforma.
E di problemi ce ne sono parecchi, a cominciare, per esempio, dalla questione del docente tutor che nelle prime tre classi della scuola primaria avra' una quota di servizio destinata alle nuove funzioni di coordinamento, di rapporti con le famiglie e di tutoraggio degli alunni.
Ma ci sara' anche il problema della modifica di parita' della funzione docente che, proprio con la previsione del docente tutor, vedra' gli insegnanti, con un medesimo contratto di lavoro, su posizioni di lavoro differenziate, che secondo i sindacati aprirebbero la strada a una possibile gerarchizzazione tra docenti. E ci sara' anche la questione della lamentata mancanza di copertura finanziaria, della stabilizzazione degli organici non solo nella fase transitoria e della revisione delle classi di concorso per la scuola media, senza trascurare il problema della formazione del personale in vista della riforma, affidato interamente all'universita'. Insomma i punti di contrapposizione di questo primo incontro del dopo decreto sono tali da far pensare che anche solo la non "rottura" potrebbe esser considerata dalle parti in causa, un successo.

DaTuttoscuolanews

 Patrizia Barducci    - 02-02-2004
Condivido le motivazioni della lettera, sottolineerei che mai comunque il dialogo propagandato si è visto realizzato, alcuni colleghi del tempo pieno di fronte alla formulazione orario 27*3*10, sentono venirsi le lacrime agli occhi. Non so come fare capire a chi non è dentro alla scuola che la riforma sta svuotando una esperienza valida di anni, che viene buttata via insieme all'acqua del bagnetto. Si avverte comunque la volontà di annullare così quasi per capriccio infantile ciò che faticosamente anni di ricerca e sperimentazione avevano creato. Non disdegno il fatto che operare verifiche e valutazioni per apportare miglioramenti, sia sempre comunque auspicabile, e dare forme/a al nuovo che avanza sia opera di governi lungimiranti... ma nel nostro caso si sta navigando a vista per peggiorare e non per dare vita ad una scuola di qualità. Sono molto amareggiata.

 gp    - 02-02-2004
Con l'introduzione - ope legis - del docente tutor nella scuola (ex) elementare non solo viene modificata la parità della funzione docente (ai sensi e per effetto della Legge 148/90 implicitamente "abrogata" dal primo decreto attuativo della Legge 53/03, infatti, tutti gli insegnanti di modulo sono in posizione di parità giuridica e professionale) ma, anche, l'orario di servizio.

Materia contrattuale per eccellenza ...

In altre parole le parti sociali dovrebbero riscrivere totalmente l'art. 26, c. 5 del "buon" contratto sottoscritto il 24 luglio scorso che recita:

(...)"L'attività di insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola dell'infanzia , in 22 ore settimanali nella scuola elementare (...)".


La strada per una possibile gerarchizzazione tra docenti nella scuola primaria passa modificando e diversificando l'orario di servizio ... al quale non potrà non seguire una diversificazione stipendiale.

Se il sindacato cede su questo punto la gerarchizzazione della professione docente sarà un passo compiuto.

Sottoporranno anche questo accordo al referendum vincolante tra tutti i soggetti sociali coinvolti, faranno valere i risultati delle elezioni RSU oppure - non condividendo nel metodo e nel merito la figura del tutor - chiameranno il personale docente alla mobilitazione e al contrasto sociale?

 grandecuore    - 17-02-2004
Ma l'alunno con questa riforma dove lo metto?
Lo lego alla sedia o lo chiudo nel cassetto?
Dimentico che esiste e perchè viene a scuola,
o riesco a trasmettergli una conoscenza nuova?
Gli insegnerò sempre a ricercare ,
o subirà il mio modo di pensare?
Quest'ultima e diseducativa situazione,
mi sembra sia l'unica possibile soluzione.
Con questo decreto ammuffito e tagliateste,
nelle scuole italiane non ci saranno più feste.