breve di cronaca
La scuola è il nostro futuro
La Repubblica - 30-01-2004

Parla Edgar Morin che oggiriceve il premio Nonino. La conoscenza non può essere esclusivamente specialistica: a Cartesio preferisco Blaise Pascal. È necessaria una riforma radicale dell´insegnamento che tenga conto del mondo complesso di oggi Oltre al sociologo francese verranno premiati il fisico Marcello Cini e il poeta Tomas Tranströmer

di FABIO GAMBARO

«Come in passato l´umanità è uscita dalla preistoria attraverso una serie di metamorfosi sociali, così oggi l´epoca di crisi che stiamo attraversando ci spinge verso nuove trasformazioni, il cui risultato sarà forse una metamorfosi di portata planetaria».

Edgar Morin, ottantadue anni e una vita spesa a studiare le trasformazioni della società, guarda con preoccupazione, ma non senza qualche motivo di speranza, il mondo in cui viviamo. Ce lo spiega nella sua casa parigina, a due passi dalla Bastiglia, mentre si prepara a partire per l´Italia, dove sabato riceverà il prestigioso Premio Nonino. Per il sociologo francese, considerato uno dei più autorevoli intellettuali d´oltralpe, si tratta di una meritata ricompensa che sottolinea il valore e la qualità delle sue ricerche. Da molti anni, infatti, opere come La conoscenza della conoscenza, Il metodo o L´identità umana vengono lette e apprezzate in tutto il mondo per la loro capacità di analisi che non esita a rimettere in discussione le proprie certezze, rifiuta i compartimenti stagni dello specialismo e fa dell´autocritica uno strumento essenziale per arginare le false illusioni e gli errori della conoscenza.

Tale atteggiamento intellettuale è per Morin irrinunciabile, specie di fronte a un mondo che ha un urgente bisogno di trasformazioni radicali, pena la propria autodistruzione: «Quando un sistema non è più in grado di affrontare e risolvere i problemi vitali della collettività, le alternative sono solo due: o crolla o si trasforma. Oggi siamo in questa situazione, visto che gli arsenali nucleari, il degrado progressivo dell´ecosistema, lo sperpero delle risorse naturali, gli squilibri, le intolleranze e le crescenti disuguaglianze tra le diverse parti del pianeta creano una situazione drammatica, dove la possibilità dell´autodistruzione diventa molto concreta».

Tuttavia l´autore dei Miei demoni non vuole lasciarsi andare al pessimismo. Anche perché è convinto che i periodi di crisi non siano solo gravidi di pericoli, ma anche di nuove possibilità: «La crisi può favorire la metamorfosi del sistema, in direzione di una società-mondo più ricca e complessa, una società più umana e giusta, capace di far fronte alla sfide del futuro». A condizione però che la civiltà occidentale rinunci a rincorrere ostinatamente un´idea di progresso «basata esclusivamente sulla fiducia cieca nel potere della tecnica e dell´economia».

D´altronde, ricorda, la nostra idea di sviluppo non può essere applicata indifferentemente a tutte le aree del pianeta, senza tenere conto delle loro diverse specificità. Al contrario, solo cercando di valorizzare i caratteri originali di ogni società sarà possibile far emergere un nuovo equilibrio planetario, «capace di risolvere i problemi più urgenti dell´umanità e favorire il diffondersi della democrazia».

A questo proposito, lo studioso ricorda che diversi elementi della futura società-mondo sono già davanti ai nostri occhi, sebbene non siano ancora connessi tra di loro. La globalizzazione ad esempio ha creato una rete mondiale di comunicazioni che non ha precedenti nel passato, contribuendo a integrare l´economia di quasi tutte le zone del pianeta. Questa evoluzione, che finora è stata quasi del tutto incontrollata, ha fatto emergere il bisogno di nuove regole a livello mondiale e ha favorito il diffondersi di una coscienza collettiva che riconosce l´appartenenza a un destino comune.

Ma per favorire una società maggiormente a misura d´uomo, egli immagina l´avvento di una nuova generazione della tecnica: «Finora le macchine hanno obbedito esclusivamente a una logica meccanica, determinista e specializzata. È la logica della realtà artificiale e del calcolo economico, una logica che è incapace di cogliere le qualità della vita, occupandosi solo del dominio quantitativo e del calcolo cieco. Dal mondo scientifico ed economico, questa logica si è progressivamente estesa a tutti i settori della vita, che così risulta sempre più meccanizzata e cronometrata».

Oggi però il bisogno di privilegiare la qualità sulla quantità si manifesta di frequente, anche se quasi sempre in maniera inconscia e disordinata. Se il primato degli aspetti qualitativi riuscirà a imporsi, forse un giorno avremo delle macchine «dotate di alcune qualità della vita». Un risultato che però sarà possibile solo se riusciremo a promuovere una trasformazione profonda della conoscenza e della scienza, in nome di un sapere che non sia più rigido e parcellizzato, ma duttile e capace di confrontarsi con la complessità, facendo dialogare discipline diverse.

È per questo che Morin non si stanca d´invocare una riforma radicale dell´insegnamento, come ha fatto anche di recente in un libretto molto discusso intitolato I sette saperi necessari all´educazione del futuro:
«Di fronte alla complessità del mondo in cui viviamo e alle sue contraddizioni, la conoscenza non può essere esclusivamente specialistica e frammentaria. Purtroppo, nella tradizione occidentale ha sempre prevalso il Discorso sul metodo di Descartes, per il quale conoscere significa separare, in nome di un metodo analitico il cui risultato finale nasce dalla somma di tanti frammenti».

A Descartes, il sociologo preferisce Pascal: «Questi, ricordando che non si può separare la parte dal tutto, il particolare dal globale, propone un andirivieni continuo tra i due poli, integrando la conoscenza di tipo analitico in una sintesi più vasta». Citando l´autore dei Pensieri, Morin ricorda che «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce», motivo per cui occorre utilizzare la razionalità, ma tenendone sempre presenti i limiti e cercando di non essere succubi della logica quantitativa dominante.

Solo così, sostiene, sarà possibile «una vera comprensione del mondo in cui viviamo, che è altra cosa dalla semplice spiegazione, di solito limitata ai semplici dati oggettivi».

Accanto alla battaglia per una nuova educazione, lo studioso francese sottolinea anche l´importanza dell´etica, a cui non a caso ha deciso di dedicare il sesto e conclusivo volume del suo Metodo, che dovrebbe giungere nelle librerie l´anno prossimo: «Una società-mondo più equilibrata e giusta sarà possibile solo se l´etica tornerà al centro delle nostre preoccupazioni, tanto sul piano personale quanto su quello collettivo.
L´etica, infatti, fonda e alimenta i concetti di responsabilità e di solidarietà». E oggi, conclude, «abbiamo più che mai bisogno di solidarietà».

discussione chiusa  condividi pdf