Risarcire un dolore
Moni Ovadia - 27-01-2004
Perché il giorno della memoria non diventi museale, e quindi celebrativo, ridondante e, alla distanza, controproducente dev’essere vincolato alla costruzione del futuro.

Non ha senso ricordare quella memoria e non occuparsi dei perseguitati oggi, degli abbandonati, di quelli che muoiono di fame, di malattie, delle vittime delle guerre, delle vittime innocenti delle guerre, perché altrimenti entriamo in una retorica che stende una grande cortina che assolve tutti.

L’unico modo di risarcire quel dolore e quell’orrore sarebbe fare sì che da quella memoria scaturisse un mondo nuovo, basato sulla piena dignità di tutti gli uomini, sulla piena parità dei loro diritti, sull’eguaglianza e sulla fratellanza. La rivoluzione liberale è incompiuta. Partiamo dalla rivoluzione francese. Liberté, egalité, fraternité: ammettiamo che la libertà ci sia, anche se non è vero, perché quella che c’è oggi è una caricatura di libertà, è la libertà dei privilegiati e dei potenti. Ammettiamo pure che ci sia la libertà, mancano ancora l’uguaglianza e la fratellanza. E uguaglianza non significa che tutti abbiano lo stesso stipendio. Stiamo parlando di pari dignità e di pari diritti. Questo è il concetto di uguaglianza. Non interscambiabilità o omologazione. Uguaglianza è la stessa dignità e lo stesso diritto, la stessa capacità di esprimersi, la stessa possibilità di costruire vita.

Il nazismo è stata l’assoluta perversione. La memoria del nazismo ci fa capire fino a dove l’essere umano possa scendere. E spesso, l’essere umano è vicino a quel confine: non possiamo dimenticare le stragi come quella in Ruanda, non possiamo dimenticare la Cecenia, non possiamo dimenticare l’Indonesia, la Cambogia. O la ex Jugoslavia, dove abbiamo visto ritornare l’odio feroce per l’altro, per quello che pensi non sia come te anche se ti assomiglia, se parla la stessa lingua.

Abbiamo visto che il ventre della bestia è sempre gravido. Per questo la memoria deve diventare strumento per il futuro. Non è ricordo, non è nostalgia, non è nemmeno un archivio di dati. La memoria è una strategia etico-politica per costruire il futuro. In particolare per il nostro paese, dove abbiamo due memorie: quella della resistenza, fondante per la nostra democrazia. E l’altra è quella di Salò. Oggi si parla di guerra civile, si vorrebbe trovare un equilibrio tra queste memorie. È molto semplice: la resistenza ha prodotto democrazia, diritti, Costituzione, uguaglianza e pari dignità dei cittadini almeno sul piano formale.

Il fascismo ha ispirato valori di supremazia, sopraffazione, abolizione della libertà, massacro e sterminio di coloro che non aderivano al modello. E non è vero che queste erano caratteristiche solo del nazismo. Il generale Graziani, quando parla al Lirico in occasione della fondazione della repubblica di Salò, dice “per il trionfo del nazifascismo”. Il legame era organico e profondo. Basato sulla stessa concezione del mondo.

Le due memorie non possono essere né confuse né parificate. Chi vuole riabilitare quell’epoca spaventosa, lo fa perché vuole ricominciare. Vogliamo ricordare quello che ha fatto Graziani con i lanciafiamme contro gli africani? Vogliamo ricordare i campi di concentramento e sterminio della Jugoslavia? Nel campo di sterminio di Jasenovac, messo in piedi dagli Ustascia fascisti Croati, di cui i fascisti e i nazisti erano sodali, furono sterminati cinquecentomila serbi, duecentomila zingari e un numero imprecisato di ebrei. Solo se si capisce quella spaventosa violenza si può capire il carico di odio che ha portato a vicende come quella delle foibe. In cui morirono anche innocenti, e per questo chi è colpevole deve pagare, ma quella stessa violenza, quello stesso fuoco, furono accesi dal nazifascismo.

Il cancelliere tedesco, nel 1995, commemorando il bombardamento su Dresda, disse: “Il fuoco che abbiamo scatenato contro l’Europa è ricaduto sulle nostre teste".

Oggi c’è chi dice che Mani Pulite è peggio del fascismo. Siamo in un periodo brutto, si vogliono rendere le acque torbide. La vera ragione di queste polemiche, di questi discorsi deliranti e irresponsabili, gravissimi per la democrazia italiana è che è intollerabile essere controllati dalla giustizia, per chi ha il potere. I padroni del vapore non vogliono essere disturbati. Vorrebbero avere immunità e impunità.


Moni Ovadia
da Peacereporter



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 ilaria ricciotti    - 27-01-2004
Condivido il bellissimo testo di Moni. Il Ricordo della Memoria non può diventare una data celebrativa. Ogni giorno dobbiamo ricordare coloro che sono stati barbaramente uccisi e continuano ancora oggi, ogni giorno, a morire perchè molti hanno dimenticato il rispetto della vita. Ricordiamo quindi non solo queste vittime, ma quanti sono recentemente morti o stanno morendo per la stupidità e l'arroganza di coloro che si considerano in diritto di farlo. Sono troppi i morti che in questi ultimi anni non hanno potuto costruire il loro futuro!
Questa è Memoria che non deve mai subire dei vuoti, ma essere viva e trasmessa alle nuove generazioni.