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Il 24 gennaio
Aldo E. Quagliozzi - 30-01-2004


“ ( … ) Il 24 Gennaio Ivan Aleksejevic andò alla stanza Vescenskaja chiamato dal presidente del revcom del distretto. Doveva tornare verso sera.

Miska Koscevoj sedeva nella casa deserta di Mohov, nell’antico gabinetto da lavoro del padrone, davanti alla scrivania larga come un letto a due piazze.

Sul davanzale della finestra ( nella camera non c’era che una sedia sola ) era semisdraiato il miliziano Olscianov, mandato dalla Vescenskaja.

Egli fumava silenziosamente, sputava lontano, con arte, centrando ogni volta con lo sputo una piastrella di maiolica del camino.

Dietro le finestre, il tenue chiarore della notte stellata.

Un silenzio gelido, aperto ad ogni eco, regnava indisturbato.

Miska firmò il protocollo della perquisizione operata da Stepan Astachov; ogni tanto guardava oltre la finestra i rami di un albero inzuccherato di brina. (…) “

E come per un miracolo della umana fantasia sono all’improvviso riapparsi i fantasmi di quei nel suo romanzo “ Il placido Don “.
E proprio alla data della ricomparsa del “ liftato cavaliere “ che, nel decennale della sua discesa in campo, non trova di meglio che spostare all’indietro le lancette inesorabili della umana storia e riportarle a quel fatidico 24 Gennaio dell’anno del signore 1994.
E’ forse nel suo profondo sentire della caducità umana che il nostro si sforza di arrestare lo scorrere inesorabile del tempo: ha ben da disporre del suo, e pertanto nella ricorrenza si concede di fare sparire i segni del tempo biologico che senza tregua logora e trasforma, come in tutti gli esseri viventi, anche il suo fisico.
E così si ripropone pervicacemente al suo popolo mediatizzato ma sempre dodicenne, che quasi per un incanto ha pure esso fermato lo scorrere del tempo e non riesce a crescere, come l’indomito cavaliere che al riparo di un robusto usbergo ricaccerà oltre gli invalicabili confini del bel Paese le orde cosacche pronte a bivaccare sulle sacre piazze.
Egli di certo potrà sempre affidarsi ai moderni e molto prezzolati “ stregoni “ della chirurgia affinché ridisegnino ciò che il tempo plasma con implacabile cura, come un paziente ed abile artigiano; ma chi lo aiuterà a liberarsi di quei fantasmi che di certo popoleranno le sue notti quasi insonni, con abbacinanti immagini di distese innevate, il cui candore è lordato dal sangue delle innocenti vittime di quella tremenda tragedia umana che fu di certo il comunismo?
Dalla mirabile romanzata descrizione del russo Solochov sono trascorsi ben 70 anni, avendo dato alle stampe quel celebre romanzo nel lontano 1933; ma per il nostro indomito cavaliere si deve continuare a combattere, proprio come nelle più consolidate maniacalità della mente umana, contro quelle oramai ombre di un passato che trovano ancora la ragione di esistere solo in quel perfetto prodotto dell’umana intelligenza che è la parola scritta.
Al di fuori del contesto della parola scritta, e che rimanda pur sempre ad un tragico periodo vissuto ed ormai lontano, è innegabile che il tornare ad intrattenere le folle con immagini deliranti ed il proporre a quelle folle vivide immagini di nemici da affrontare e sconfiggere, è innegabile che il tutto faccia parte di una complessa sintomatologia che al momento anche la più illustre e prezzolata medicina ben difficilmente riuscirebbe a sanare se non operando un drastico distacco del soggetto dalle tante afflizioni che lo inducono a paventare una inesistente realtà.
Resta allora solo da sperare nel buon senso di tutti quegli abitanti del bel Paese che non si lasceranno incantare dai nuovi farneticanti proclami e che invece, forti di quella furbizia che in tanti riconoscono agli abitanti del bel Paese e che li rende certamente unici nel campionario delle genti del vetusto continente, la quale furbizia li renderà giudici inappellabili al momento di deporre le schede nelle urne elettorali, rimpiangendo del tempo perduto e dei danni procurati al vivere del Paese, rispediranno il nostro indomito liftato cavaliere alle sue sinecure.
Riuscirà il nostro indomito cavaliere a dirottare l’attenzione dei suoi concittadini dai fallimenti del suo governare a quelle ombre che continuano ad affollargli la mente e che confida di trasmettere e condividere con milioni e milioni di abitanti del bel Paese? Ecco il vero problema.


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