breve di cronaca
Alla fiera dell'est
Scuolaoggi - 28-01-2004


Il nodo degli organici e l'art.14 bis

Nel Paese di Berlusconia non si risparmiano le promesse. Dopo il "meno tasse per tutti" di qualche anno fa, ecco ora il presidente del Consiglio che promette "più tempo pieno per tutti". "Oggi il 27 per cento dei bambini delle elementari fa il tempo pieno, con il decreto potranno arrivare al 100 per cento". Così Silvio Berlusconi, alla conferenza stampa di presentazione del decreto sulla primaria, con Letizia Moratti e Valentina Aprea, il Gotha del MIUR.

Ora, dopo queste altisonanti ed eteree affermazioni e dopo l'approvazione del decreto sulla scuola primaria, è forse il caso di tornare con i piedi per terra e fare quattro conti con la realtà.
Cominciamo da un punto fermo: tutto parte dall'art.14 bis del decreto. L'art.14 bis, inserito nel testo solo dopo l'incontro MIUR- Conferenza Stato Regioni, dice che per "realizzare le attività educative di cui all’articolo 7, commi 1, 2 e 3 (le 27 ore obbligatorie, le 3 ore facoltative e le 10 ore eventuali di mensa - ndr) è confermato in via di prima applicazione, per l’anno scolastico 2004/2005, il numero dei posti attivati complessivamente a livello nazionale per l’anno scolastico 2003/2004 per le attività di tempo pieno e di tempo prolungato ai sensi delle norme previgenti. Per gli anni scolastici successivi all’attivazione di posti, per gli stessi fini, si provvede nei limiti delle disponibilità di bilancio."
Si pone cioè un tetto ben preciso agli organici di tempo pieno, che non devono superare il numero di posti autorizzati quest'anno. Se ciò non fosse abbastanza chiaro, un'altra integrazione apportata all'art.7, al 4° comma, precisa che "allo scopo di garantire le attività educative e didattiche, di cui ai commi 1 e 2, nonché l’assistenza educativa da parte del personale docente nel tempo eventualmente dedicato alla mensa fino ad un massimo di 330 ore annue fermo restando il limite del numero complessivo dei posti di cui all’articolo 14 bis, è costituito l’organico di istituto". Come a dire che lo stesso "tempo eventualmente dedicato alla mensa" non deve comportare aumenti di organico. Il riferimento obbligato è sempre l'art.14 bis, cioè il numero complessivo dei posti a livello nazionale che non deve essere superato.

D'altra parte giova ricordare che tutte le leggi finanziarie degli ultimi anni prevedono tagli e riduzioni di personale nella scuola. Il punto cruciale era e restano gli organici di istituto. Qui si gioca la partita: sia la possibilità di continuare in qualche modo, in base all'autonomia scolastica, l'attuale organizzazione didattica del Tempo Pieno, sia la possibile estensione di forme di "tempo pieno degli alunni", in termini di "quantità orarie", "fino a 40 ore" settimanali. Il nodo è tutto qui. Da come verranno definiti gli organici, in base a quali parametri, dal numero dei docenti assegnati alle scuole dipenderà non solo il tempo scuola, ma la "qualità" dell'offerta formativa, la possibilità stessa di "compresenze" per attività di laboratorio, classi aperte, gruppi di alunni per recupero e sviluppo.

Fino ad oggi la formazione degli organici dipendeva dal numero delle classi e dal "modello" di scuola, in un rapporto 2 insegnanti/1 classe per il Tempo Pieno, 1,5 insegnanti per classe a modulo. Come saranno definiti ora, in attuazione del decreto? Al momento attuale, poiché nulla è dato sapere da parte del MIUR (ammesso che qualcuno ci abbia pensato, in termini operativi e pratici), possiamo solo formulare alcune ipotesi e/o congetture.
Ipotesi "ottimistica": vengono confermate tutte le classi a Tempo Pieno già avviate con gli attuali organici (2 insegnanti, 1 classe) e vengono assegnati docenti, a partire dalle future prime e ad eventuali altre classi in base alle "ore richieste" e necessarie (27,30, 40 ore).
Ipotesi "testuale" (interpretazione letterale del decreto, forse più realistica): tutte le attività educative "a tempo pieno (27+3+10)" attuabili non devono superare il limite del numero dei posti attivati complessivamente quest'anno a livello nazionale.

Primo problema: se viene confermato l'attuale organico di Tempo Pieno (2 docenti, una classe), come far fronte a tutte le nuove richieste di tempo pieno e/o 40 ore, avanzate magari da scuole di province dove il tempo pieno non era diffuso?
Secondo problema: se alle scuole dove finora c'era il Tempo Pieno viene assegnato un organico determinato in base alla mera copertura oraria, saltano le "compresenze", quindi la possibilità di classi aperte, gruppi classe, ecc. Salta cioè il Tempo Pieno come progetto educativo unitario, come è stato già ampiamente argomentato da più parti.
Terzo problema: se si registrasse comunque una richiesta "allargata" e diffusa di tempo pieno e/o 40 ore da parte delle famiglie a livello nazionale, come farvi fronte, dati i vincoli di organico posti dall' art. 14 bis?
Mentre è chiaro che devono essere garantite le 27 ore (obbligatorie) di scuola e le altre 3 ore (aggiuntive, ma obbligatorie per le scuole) non è altrettanto scontato che possano esserlo le altre ore di "assistenza educativa" di mensa, che sono appunto "subordinate" alla condizione di non superare il "numero complessivo dei posti" di cui al solito art. 14 bis.
Non si capisce proprio quindi come si possa promettere mare e monti, comprando addirittura mezze pagine di giornali per informare le famiglie che il tempo pieno è garantito e che tutti possono chiederlo, quando vi sono vincoli ben precisi, legislativi e finanziari.

Un aspetto che finora è stato forse poco considerato è che in realtà, affidando la scelta del tempo scuola alle famiglie, non si configurerebbero soltanto tre possibili modelli orari (27 ore obbligatorie per tutti, 30 ore con l'aggiunta delle tre facoltative, 40 ore con l'ulteriore aggiunta delle 10 di mensa), ma potrebbero in teoria esservene molti di più.
Nel caso della scelta delle sole 27 ore obbligatorie, ad esempio, è evidente che alcune di queste ore dovrebbero essere collocate in orario pomeridiano (almeno due rientri). In questo caso le famiglie potrebbero chiedere il tempo mensa nei giorni di attività pomeridiana (quindi altre 3-4 ore, per un totale di 30-31 ore). Così come potrebbe prospettarsi il caso della scelta delle 27 ore più 3 aggiuntive di attività facoltativa, con tre rientri pomeridiani (e relativa richiesta da parte delle famiglie di altre 4-6 ore di mensa, per un totale di 34-36 ore settimanali). Alla fiera dell'est, insomma…
Vale a dire: "liberalizzando" in un certo senso il tempo scuola e lo stesso tempo mensa che, come diceva il "commento ufficiale" del MIUR al decreto, è un "tempo variabile legato alla richiesta delle famiglie e oscilla fra le 5 e le 10 ore", il ventaglio degli orari e delle possibilità è estremamente differenziato, almeno sul piano teorico.
In questi casi, come si determina l'organico d'istituto, scuola per scuola? E fino a che punto il tempo scuola (e quale) è garantito, fermi restando i vincoli di cui sopra?

Insomma ci sembra che il superamento della presunta "rigidità" dei modelli organizzativi della legge 148/90 (moduli e tempo pieno, che consentivano orari diversi garantendo comunque le compresenze), porti ad una differenziazione di tempi non solo discutibile dal punto di vista della qualità della scuola ma addirittura difficile da gestire sul piano organizzativo. E ritorniamo alla domanda iniziale: quali organici e, soprattutto, in base a quali parametri? Il punto sta qui. Come dicevano gli antichi "Qui è Rodi, qui occorre saltare".

Dedalus

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