Procediamo all' incontrario
Claudia Fanti - 27-01-2004
UN FUTURO DI INNOVAZIONE-SPERIMENTAZIONE
ALL’ INCONTRARIO: il “nostro far scuola” come proposta “sperimentale” da inserire nei P.O.F.


Non è della scuola passata che molti di noi avevano nostalgia, ma di quella sognata, sperata, attesa, immaginata, fortemente voluta, agognata…

E’ quella scuola ideale in cui crediamo che tante/i fa muovere e andare avanti e parlare e discutere e studiare e ascoltare…nei locali ristretti di un retrobottega, nelle aule, nelle piazze, nelle stanze di casa, ovunque purché si possa esistere e si possa proporre qualcosa che sia veramente sensato e utile alla persona.

Gli attuali padroni del vapore ci dicono che nulla cambierà, che le risorse impegnate per l’istruzione sono aumentate, che le famiglie saranno ascoltate e avranno voce in capitolo per operare autonome scelte nel campo delle materie opzionali, che la scuola da loro disegnata apre tante possibilità per i giovani…D’altra parte cosa potrebbero controbattere alla marea di dissenso che li sta sommergendo? Chi non si affretta a difendersi, anche perdendo il senso delle proprie parole, quando si sente attaccato?

Allora bisognerebbe fare l’ennesimo “eroico” sforzo alzando lo sguardo oltre di loro, cominciando da subito a pretendere nella realtà delle commissioni, dei collegi, dei consigli di circolo, delle assemblee di classe e interclasse… ovunque operiamo, che ogni scuola in cui lavoriamo possa restare il luogo dei valori di e per tutte/i, di categorie essenziali: saperi condivisi, uguaglianza di accesso alle proposte didattiche, cultura della collaborazione, sereno confronto educativo e didattico alla pari, un luogo in cui non alberghino la fretta, la divisione delle classi, la corsa ai laboratori per far cose purché si facciano cose, la rincorsa alle proposte più bizzarre, anche se appetibili.

Proponiamo alle Dirigenze di ogni scuola di fare “sperimentazione” o “innovazione” (ormai all’incontrario!), sfruttando ogni minimo aggancio legale, proprio riproponendoci con il nostro modo di insegnare e il nostro modo di lavorare con orari paritari, con la classe che resti un unico grande laboratorio in cui tutte/i bambine/i si confrontano e fanno scoperte, nessuna/o escluso. Insistiamo, come la goccia che scava la pietra, per non essere passivi esecutori del “nuovo” che avanza.

Certo, chiediamo aiuto e diamo aiuto ai Sindacati, alle Associazioni professionali di cui facciamo parte, senza attenderci però che tutte/i le/i nostre/i colleghe/i siano concordi nel “muoversi” in qualche modo: l’Italia presenta diversi gradi di accettazione o ribellione a ciò che sta per essere applicato nella scuola. Ricordiamocelo. Non tutte/i vogliono faticare per resistere. Alcune/i potrebbero trovare appetibile diventare “tutor” o “labor”. Alcune/i potrebbero ritenere che la scuola del futuro sia meno stancante perché delega ad alcuni molte responsabilità…e via dicendo…

Sono convinta che, nella generalità, le/gli insegnanti non amino questa riforma per motivi didatticamente e pedagogicamente molto validi, ma noi sappiamo bene quanto sia dura resistere nella realtà quotidiana, giorno per giorno alle sollecitazioni delle richieste esterne.

Molte/i mollano per stanchezza, per sopravvivere o per quieto vivere.

Comunque a tutte/i restano, oltre agli scioperi sacrosanti, oltre alle forme di resistenza che mi piacerebbero anche diverse dalle solite, magari più “utili” e più “vicine” al sentire delle famiglie e della società civile, la competenza nelle relazioni e l’abitudine alla condivisione con le/ colleghe/i, per cui non credo possibile possano cadere tutte le buone pratiche che si sono messe in atto collaborando alla pari (ormai da tempo immemorabile) nelle aule.

Coinvolgiamo poi le famiglie “vecchie” e “nuove” (quelle dei nuovi iscritti) insieme, per esaminare i motivi che ci portano a resistere, nell’organizzazione e nella didattica, a questo assurdo e immeritato ribaltamento dei nostri principi metodologici, filosofici, pedagogici…Chiamiamole a raccolta e spieghiamo loro, meglio e di più di quanto non abbiamo già fatto, la validità delle nostre scelte pedagogiche e organizzative. Non abbandoniamole al loro destino nella scelta che dovranno compiere sia per gli anticipi, sia per le opzioni di orario e di attività…

Restiamo saldi a pensare alla realtà attuale delle bambine e dei bambini che ci troviamo e ci troveremo ad affrontare, al loro bisogno di tranquillità, di ritrovarsi in uno spazio comune, di ritrovare le loro cose al proprio posto, di ritrovare i loro pensieri enunciati a metà un giorno, anche il giorno successivo nella loro aula laboratorio di attività e idee condiviso minuto dopo minuto e sempre con le/i loro compagne/i; chiediamo a viva voce un tempo disteso che non sia riempito di un mare di obiettivi irraggiungibili: facciamolo per mezzo dei progetti a cui siamo abituati da tempo, riscriviamo dei P.O.F in cui affermeremo l’assoluta necessità di attività seguite da tutte/i le bambine/i. Battiamoci per sostenere ciò che soltanto noi sappiamo con concreta e comprovata certezza e cioè che non esistono tali differenze, costituzionali, genetiche, che giustifichino, nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, ma anche dopo, attività da proporre come opzionali!

Diciamo chiaro e forte, all’atto delle iscrizioni, quando ci troveremo a impostare la scuola del prossimo disgraziatissimo e sicuramente faticosissimo anno, che i percorsi metodologici e didattici saranno gli stessi per tutte/i e che sarà
all’interno di quelli che le/gli insegnanti costantemente rimodelleranno le proprie modalità di insegnamento facendo uso di tutte le strategie possibili per esaltare i diversi stili di apprendimento di ogni bambina/o. Infatti sarà con le famiglie che noi dovremo stringere un’alleanza che le convinca della bontà dei nostri obiettivi pedagogici e organizzativi e dell’opportunità di non frammentare le attività di apprendimento.

Inoltre, certo sarà difficile ottenere per tutte/i le/gli insegnanti il ruolo di tutor, ma sarà quello che si dovrà chiedere di fare in autonomia…sarà quello che dovremo pretendere (stringendoci ancora più forte nei team e nei collegi), perché ognuna/o di noi è sempre stata/o tutor dentro le classi e presso le famiglie: dovremo presentare ai dirigenti chiare proposte in tal senso da inserire nei P.O.F di ogni istituzione scolastica.

Dovremmo poi abbandonare ogni velleità di differenziazione di carriera, rammentando che nessuno regalerà pezzetti di cielo ad alcuno per niente in cambio: l’adesione totale alla nuova organizzazione sicuramente verrà premiata in un qualche modo.

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 francesca contarello    - 10-02-2004
proverò a resistere insieme a molte mie colleghe(della mia scuola) ma senza, ahimè, molte altre colleghe (anche del mio circolo) che desiderano da molto essere le sole"tutor" perchè il "plurale" è faticoso.l