Per il futuro della scuola
Gianni Mereghetti - 27-01-2004
Il governo ha varato il primo decreto attuativo della Riforma Moratti, ma il futuro prossimo della scuola non sembra essere quello di un impegno costruttivo, bensì rischia di essere caratterizzato da un’escalation incontrollata di conflittualità, una specie di guerra civile che sventri le sale insegnanti, le aule scolastiche, le ore di lezione.

La rissa che caratterizza i teatrini del potere politico e di cui si nutre l’informazione può diventare anche la logica dominante dei rapporti scolastici.

Questa minacciata conflittualità, faccia o non faccia in mille pezzi la Riforma, di fatto distruggerà la vita quotidiana della scuola.

Ciò che oggi è in pericolo è che si possa continuare ad entrare in classe con uno sguardo positivo e lavorare perché questo si dilati dentro ogni aspetto della conoscenza.

Certamente si può essere a favore o contro la Riforma Moratti, criticarla in toto o in parte, ma ciò che ci accomuna è l’impegno a far sì che la scuola, anche in questo momento di aspro confronto politico-sindacale, rimanga se stessa, il luogo in cui si tenta l’avventura tutta positiva dell’istruzione e dell’educazione.

E se si può essere in disaccordo sul tempo pieno o sul docente tutor, non lo si può essere sul fatto che una Riforma sarà efficace, se nella scuola del domani tutti potranno viverci per quello che sono, per l’esperienza di educazione che fanno.

Una scuola in cui ci sia libertà per tutti, è questa la scuola della Riforma, e non ce la darà il ministro Moratti, né un futuro ministro della parte avversa. Siamo noi che entriamo in classe ogni mattina, studenti e insegnanti, a doverla costruire, soprattutto in questo momento di grave pericolo per il suo futuro.

Per questo alla minaccia di una conflittualità che paralizzi ogni settore della scuola c’è una solo risposta: lavorare e costruire, e farlo insieme!



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