Scuole elementari, medie, dell' infanzia parlano...
Coordinamento forlivese - 23-01-2004
COORDINAMENTO FORLIVESE DEI DOCENTI
DELLA SCUOLA STATALE
(LIBERA AGGREGAZIONE FORMATA DA DOCENTI DI VARIO ORIENTAMENTO)
Viale Spazzoli, 67 – 47100 Forlì c/o 1° Circolo



Prima puntata : finalmente la scuola si muove per difendere ciò che è un diritto: il tempo scuola e ciò che vi è contenuto: un contenuto di apprendimento che deve essere uguale per tutte/i nel rispetto delle differenze e delle diversità.

Si muove per difendere tempo pieno e tempo prolungato alle medie, tempi distesi per l’apprendimento e l’insegnamento.
Tempo di stare insieme a imparare per un futuro a cui tutte/i possano accedere con le medesime basi e dopo essersi confrontati alla pari nelle classi unite dal filo delle proposte identiche per tutti.
La scuola si muove per veder confermata la propria gratuità che è stata antica conquista di anni di lotte per l’istruzione di massa.
La scuola ora dovrebbe difendere anche l’obbligo scolastico, il percorso di studio fino a 19 anni e una autonomia totale nelle scelte organizzative e nella possibilità di vedere riconosciuti tempi e spazi all’interno delle singole istituzioni per la ricerca didattica e metodologica al fine di potenziare la crescita professionale di ogni docente: giovani e meno giovani.
La scuola della Repubblica ora deve difendere i valori per cui è nata, la libertà, l’uguaglianza, le pari opportunità, in un mondo che è totalmente mutato, che vede inserimenti di ragazze e ragazzi stranieri, che ha a che fare col disagio giovanile e con la dispersione di cui assolutamente tutto il mondo adulto è responsabile.
La scuola ora deve essere lasciata in pace a operare per arricchire i percorsi educativi per mezzo degli strumenti metodologici attorno ai quali i docenti dovrebbero poter lavorare con serenità sostenuti da risorse che si vorrebbero non sperperate in spot e propaganda.
La scuola non ha bisogno di ingegnerie organizzative imposte dall’alto, ha bisogno di fondi per la ricerca didattica e per organici corposi al fine di fronteggiare le sfide del mondo contemporaneo. Scopo della scuola non dovrà mai essere quello di “accontentare” un’utenza qualsiasi, bensì quello di favorire la costruzione di basi per le future scelte responsabili e colte delle/dei futuri cittadini.
Le parole “nuove”, tutor, portfolio, personalizzazione, piani individualizzati, opzionalità, anticipo… sono stancamente parole lontane da quelle dei bisogni della scuola reale: ricerca, fondi, condivisione, solidarietà, uguaglianza di intenti, di trattamento, risorse per l’individualizzazione, consapevolezza che la quantità del tempo concesso al binomio apprendimento/insegnamento influisce sulla qualità.

19 gennaio 04


Seconda importantissima puntata
: (dedicata a tutte/i quelle/i che hanno o avranno figli, alla società adulta tutta): la scuola dell’infanzia.

Abbiate la cortesia di leggere le seguenti note indirizzate alle famiglie, agli altri ordini di scuola ( si voglia riflettere su come l’anticipo influirebbe a scalare verso l’alto fino all’università, “attraversando” le problematiche delle cosiddette età “difficili” fino al temine degli studi!), ai decisori politici.
Ci piacerebbe che la società civile ora si muovesse anche per difendere i piccoli della materna dal rischio della “precocizzazione” imposta dalla Riforma. La scuola dell’infanzia potrebbe vedersi costretta ad accogliere bambine e bambini di 2 anni e mezzo, i quali andrebbero a far parte della fascia d’età prescolare che potrebbe finire ai 6 anni e mezzo. Si creerebbe così un grave sbandamento degli attuali equilibri didattico- organizzativi faticosamente conquistati a prezzo di aggiornamenti e studi all’avanguardia. Infatti si avrebbero inevitabilmente 4 modalità diverse di permanenza nella scuola dell’infanzia: da anni 2 e mezzo a 5 e mezzo (precoce entrata e precoce uscita); da anni 3 a 6(situazione attuale); da anni 3 a 5 e mezzo (precoce uscita); da anni 2 e mezzo a 6 e mezzo (precoce entrata e permanenza lunga nella scuola). Tali variabili, sulle quali le insegnanti non possono intervenire perché la scelta degli anticipi o posticipi sarà lasciata ai genitori, avranno una ricaduta molto pesante all’interno di ogni sezione sulle scelte pedagogiche, organizzative e progettuali del lavoro didattico, il quale rischierebbe in modo deciso di perdere la sua ottima qualità attuale (riconosciuta e invidiata internazionalmente) di costruzione di solide basi in ambito affettivo, relazionale e cognitivo, per farlo ritornare all’antico e superato puro lavoro di assistenza. Le sezioni sarebbero una specie di porto di mare a cui attraccherebbero dai nidi o salperebbero verso le elementari, in modo assolutamente casuale, le bambine e i bambini sulla base di scelte familiari differenti, non più imposte dalla comune età.
La società civile ora dovrà difendere anche i suoi piccoli, spesso scordati perché privi di una voce udibile, apparentemente poco autorevole. In realtà noi sappiamo molto bene, così come lo sanno i genitori attenti alla crescita di figlie e figli, quanto siano decisivi i primi anni di vita sociale, all’ interno di una scuola dell’infanzia serena e ricca di stimoli didattici ben organizzati, per il futuro ingresso nella società della convivenza democratica e della conoscenza.

21 gennaio 2004


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 23-01-2004
E' proprio vero ciò che sostenete "La società civile deve difendere i suoi piccoli".
Ma questa nostra società,
sa cosa vuol dire civiltà?