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Risorse e povertà
Fuoriregistro - 21-01-2004
“La Terra (notizia tratta da Newsletter Aiab) non possiede le risorse per permettere a tutti i suoi abitanti di vivere come l’europeo e l’americano medio. Che nei prossimi decenni dovrebbero ridurre fino al 90% il loro uso ineguale d’energia e materie prima. Pena: la catastrofe ecologica, sociale e psicologica del pianeta, ormai alle porte”.
A lanciare l’allarme è State of The World 2004 (disponibile da marzo nelle librerie italiane, tradotto dalle Edizioni Ambiente), l’annuale rapporto sullo stato di salute del mondo compilato dal gruppo ambientalista Worldwatch Institute, che per la prima volta in 28 anni è interamente dedicato alla “società consumista: fonte dei mali che affliggono tutti, ricchi e poveri”.

Un quarto dell’umanità (1,7 miliardi d’individui) oggi appartiene alla cosiddetta “classe dei consumisti globali”. Oltre a possedere tv, telefono e computer, questi individui - sempre più numerosi in Cina e India - hanno adottato stili di vita un tempo esclusivi di Europa, Usa e Giappone. Nel contempo, però, 2,8 miliardi di persone sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno e oltre un miliardo non ha accesso all’acqua potabile. Il divario tra ricchi e poveri non è mai stato tanto profondo. “Il 12% della popolazione mondiale che vive in Nord America ed Europa occidentale monopolizza il 60% dei consumi privati totali - sottolinea il rapporto - mentre al 33% degli abitanti del Pianeta, residenti in Asia ed Africa, resta solo il 3,2%”. E così l’italiano e l’americano “ricco” oggi consumano in media 25 volte più energia dell'africano "povero".

Nel 2000 individui e famiglie hanno speso 20 trilioni di dollari in servizi e beni privati: il quadruplo rispetto al 1960. “Ma la ricchezza e il consumismo non sono affatto proporzionali alla felicità”, mette in guardia il rapporto che indica in 13 mila dollari la soglia oltre la quale la felicità non cresce più anche se la ricchezza aumenta. La maggior parte dei beni prodotti sono “superflui” e “distruggono il pianeta”.

Basti pensare che nel Paese più consumistico di tutti, gli Usa - che rappresentano il 4,5 della popolazione mondiale, ma anche il 25% delle emissioni di biossido di carbonio - ci sono più automobili che individui con la patente (un quarto di tutte le automobili del pianeta sono negli States). Ma i record americani sono anche altri: 30 miliardi di dollari spesi ogni anno in giocattoli (69, in media, per ogni bambino); 48 nuovi capi a testa di vestiario, 478 milioni di T-shirts, 23 milioni di nuovi computer e 40mila chili di caviale (oltre il 40% del totale) acquistati negli ultimi 12 mesi mentre 100 miliardi di sacchetti di plastica venivano buttati via. Il primato più controverso riguarda forse i 30 miliardi di litri d’acqua usata ogni giorno in Usa per irrigare i prati.

La ricetta c’è ed è già stata adottata da Paesi come il Giappone e la Norvegia, dove secondo il rapporto, il tenore di vita “è tra i più alti del Pianeta, nonostante la politica verde dei rispettivi governi”. Tra le “opzioni creative” proposte: una “tassa ecologica” che penalizzi i prodotti che danneggiano l’ambiente; l’obbligo alle compagnie di riprendersi, per riciclarli, gli articoli dismessi (che dovranno essere più duraturi e facili da riparare), eliminando discariche e incinerazione. (Sloweb).


Ma siamo sicuri che l'America sia messa bene?

Leggiamo il rapporto allarmante sulla povertà negli Stati Uniti che VITA non profit magazine anticipa on line.

Il rapporto dei vescovi degli Stati Uniti intitolato "Il polso della povertà" denuncia una crescita di poverta' ed esclusione nel paese piu' potente del mondo. Lo studio - sottolinea Radio Vaticana che vi ha dedicato un ampio servizio - e' volto non solo a misurare la consapevolezza della poverta' - il 90 per cento degli americani risulta preoccupato per il crescente livello di poverta' nel loro Paese - ma anche a sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema che genera piu' ansia di un attacco terroristico e dell'andamento dell'economia. Se migliaia di persone vivono infatti nel lusso e milioni godono di un tenore di vita elevato, - pone in rilievo ils ervizio dell'emittente vaticana - non e' possibile ignorare i 35 milioni che vivono sotto la soglia della poverta'. Una definizione ufficiale che fotografa una situazione quasi disperata, visto che e' povera una famiglia di quattro persone che guadagna meno di 18 mila dollari lordi l'anno. La ricerca sottolinea come le cose vadano sempre peggio.

Nel 2003, infatti, il numero dei poveri e' aumentato di 1 milione e 700 mila persone e sembra incredibile ma nell'America dell'obesita' un bambino statunitense ogni sei vive nelle incertezze e nella fame. La maggior parte degli americani, sebbene preoccupati, non ha pero' idea di quanto diffuso sia il fenomeno. Stimano infatti che negli States ci siano solo 2 o 3 milioni di poveri. Moltissimi sono pero' consapevoli che la poverta' non e' un concetto astratto. Il 56 per cento teme, infatti, di potersi trovare nel bisogno prima o poi nella sua vita. Ancora una volta, la causa principale della poverta' viene vista nella mancanza di istruzione. Anche se per la prima volta quasi il 20 per cento degli intervistati parla anche di una drastica diminuzione nelle opportunita' di lavoro.

Un nuovo tipo di povertà.

Con uno speciale così intitolato, a fine novembre il settimanale Newsweek faceva il punto sul crescente numero di americani poveri: il 10% dei lavoratori non guadagna abbastanza per vivere, uno stipendio su 4 non basta a mantenere la famiglia-tipo formata da due genitori e due figli, e solo nella Grande Mela 1,6 milioni di persone soffre di “food insecurity”, cioè non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Uno shock per la terra delle opportunità, nella quale non a caso furoreggia il best seller The betrayal of work (Il tradimento del lavoro) di Beth Shulman, in cui si fa a pezzi il mito Usa per cui «basta lavorare per campare». Nei guerrafondai Stati Uniti di Bush non è più così. E Newsweek amaramente conclude: «Quando la classe media diventa povera, i poveri hanno scarse possibilità di migliorare. Se non addirittura di essere considerati».

I numeri parlano chiaro

17 per cento, è questo l'aumento percentuale del numero di americani che hanno chiesto del cibo a una organizzazione caritatevole nel 2003 rispetto al 2002. Parallelamente la domanda di ricovero notturno è salita invece del 13% nello stesso periodo. A rivelarlo è uno studio compiuto in 25 grandi città dalla Conferenza dei sindaci statunitensi. A impressionare, però, è soprattutto la percentuale di richieste rimaste insoddisfatte: il 14% delle domande di aiuti alimentari e il 30% delle domande di un riparo. Le persone bisognose si sono viste sbattere la porta in faccia da mense affollate nel 56% delle città e dai centri di accoglienza nell'84% delle metropoli.

Ma c'è chi dice no

Non tutti la pensano però allo stesso modo. Davanti alle cifre c'e' chi invece afferma com il 73 per cento è la percentuale dei poveri americani che possiede un forno a microonde. Basta questo dato (e altri dello stesso tenore, tipo quanti poveri hanno una lavapiatti) per far sostenere alla Heritage Foundation, ad esempio, noto think tank ultraconservatore, che i dati ufficiali sulla miseria negli Usa non sono veritieri. «Le condizioni di vita degli individui definiti 'poveri' dal governo hanno ben poco a che fare con il concetto normale di povertà». Verrebbe da chiedere: possedere un'auto, un cellulare o una lavatrice ma non avere un lavoro che permetta di sopravvivere è da ricchi?



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