Il viaggio di Alessandro
Noemi Lovei - 21-01-2004
...........eravamo qui ...........

7.





Il viaggio di Alessandro iniziò nell’Africa gialla e calda,
dove i bambini africani gli regalarono
i rami del banano,
del mandarino
e dell’arancio.



Nell’Asia alta e bruna, Alessandro
scalò gigantesche montagne,
infine giunse al lontano Oriente.
Zenzero,
cannella,
e noce moscata
erano i doni dei bambini nelle terre delle spezie profumate.

Nelle foreste tropicali dell’Australia,
i bambini diedero ad Alessandro
le foglie del sempreverde eucalipto
e i frutti delle palme di cocco.

Nelle Americhe, sotto un cielo grande e rosso,
i bambini offrirono ad Alessandro
fiori di zucca
e di cacao,
spighette di granoturco.
Portando con sé il sapore dolce della zucca
e della calda cioccolata,
delle pannocchie lessate e arrostite,
Alessandro tornò nel vecchio continente.


In Europa percorse maggiori distanze.
Nei boschi montani trovò
il bucaneve,
il maggiociondolo
e il mughetto.
E anche molti frutti:
fragoline,
ribes,
lamponi,
mirtilli.
Sui campi raccolse
un mazzetto di margheritine
un soffione,
un papavero rosso,
una bianca camomilla.
Scese a un fiume per staccare
le foglie del salice,
poi risalì sulle colline
per le foglie di pioppi e querce.
Dai paesi caldi prese
i fiori rosati dell’ippocastano,
i rami delle ginestre,
e i frutti della vite.

Arrivò a casa un anno dopo essere partito,
in primavera,
quando nel suo orticello fioriva l’arboscello di lilla.

8.



Alessandro, senza perdere un minuto, prese dal suo sacco
i rami, i frutti, i semi e le foglie,
staccò infine un fiore bianco e uno viola di lilla
e buttò tutto nel pentolone.

Lasciò macerare gli ingredienti nell’acqua bollente,
per settimane e settimane
e settimane.

Controllava la pozione giorno e notte,
ogni tanto la mescolava e regolava sotto la fiamma.
Finalmente, un giorno d’autunno, grigio e nebbioso,
vide uscire dal pentolone una piccola nuvoletta variopinta.
Era leggera e birichina, saltellava qua e là, non era mai ferma.
Emanava profumi così intensi da far girare la testa.
Alessandro guardò nel pentolone il liquido denso
che brillava di infinite sfumature.
Ne riempì una bottiglia.
Poi mise un tavolino di legno davanti alla sua casa,
sopra posò tanti bicchieri
e versò in ciascuno due o tre gocce di infuso.

Intanto la nuvoletta cominciò a volare sopra il paese.
Scovò tutti i bambini e li avvolse.
“Che strano profumo. Da dove viene?” – gridò uno di loro.
“Viene da quella bancarella. Andiamo a vedere!” – disse un altro.
Davanti al tavolino di Alessandro, i bambini cominciarono a fare domande.
“Che cos’è?”
“A che serve?”
“Quanto costa?”
“Sembra uno sciroppo” – disse un bambino.
“È una medicina magica che ci fa diventare supereroi” –
suggerì un ragazzo per scherzo.
“Magari saremo subito modelle…” – intervenne una ragazza.
“Bèh, che aspettiamo, visto che non si paga…” – disse un’altra.
Finalmente, uno dopo l’altro assaggiarono l’infuso.

Intanto la nuvoletta continuò a volare sopra il paese.
Scovò tutti gli adulti e li avvolse.
Guidati dal profumo, tutti giunsero da Alessandro
e bevvero la propria porzione.
Qualcuno disse “strano”, qualcuno disse “buono” e dopo un po’
se ne andarono tutti.
Ad Alessandro non rimase altro da fare che attendere,
ma era così impaziente che non riuscì a chiudere occhio
per tutta la notte.

9.








Al mattino l’effetto dell’infuso magico si vedeva e si sentiva,
chiaro e forte, nell’intero paese.

Nella casa di Roberta:
“Mamma, voglio le mie scarpe vecchie.”

Nella casa di Stefano:
“Nonna, voglio i biscotti che una volta mi facevi sempre.”

Nella casa di Chiara:
“Papà, per favore, voglio andare a scuola.”

E così per tutto il pomeriggio:

“Chi mi porta nel parco?”

“Chi gioca con me?”

“Chi mi legge una storia?”

Arrivò la sera e i bambini non dissero più niente perché, grazie all’infuso di Alessandro, si ricordarono di essere piccoli, e avevano voglia di andare a letto presto.

10.

Gli adulti non capivano proprio che cosa stesse succedendo.
“Che siano impazziti tutti insieme, questi bambini?”
“Scarpe vecchie? Biscotti fatti in casa? Dove li prendiamo?”
“E la scuola?”
“Possiamo mai trascorrere il pomeriggio in un parco? A giocare?”
“O la sera a raccontare storie?”
“È molto meglio guardare la televisione.”
“Non bisogna cambiare niente” – dichiararono in coro quasi tutti.

“I bambini parlano troppo e vogliono sempre giocare” –
sbottò un signore con la pancia.
“Una volta però, ci si divertiva insieme” –
disse una signora cui cominciò a tornare la memoria.
“Non ci fanno fare niente” – disse un signore molto serio.
“Hanno bisogno di noi e ci vogliono bene” – disse l’amica
della signora di prima.
“Sono litigiosi e disobbedienti” – disse una nonna con l’aria severa.
“Ma anche allegri e leali”- ribatté un papà,
ammiccando agli altri signori vicini.
“Ci stancano” – dissero alcuni.
“Non ci fanno mai annoiare” – dissero in più ancora.

Il tempo passava ed arrivarono sempre più persone.
Si fermarono dove una volta c’era la piazza,
Alessandro le poteva sentire dalla finestra.

“Io ho una bambina, ma non le ho mai raccontato una favola” – disse una mamma ora un po’ preoccupata.
“Io ho due figlie che non ho mai portato a fare una gita” – disse
un papà quasi arrabbiato.
“Io, una volta, viaggiavo molto, ma a mio figlio non ne ho mai parlato” – disse un signore anziano.
“Io ho figli grandi. Viviamo tutti nello stesso paese, ma non ci vediamo mai” – si sfogò una signora.

“Io ho figli piccoli che sembrano già vecchi” – si lamentò un papà giovane. “Sapete una cosa? Io torno a casa a giocare” – aggiunse
e si mise a correre.
“È meglio che vada anch’io” – dissero poi molti.

La piazza si svuotò in giro di pochi minuti.
“Ora posso riposare” – concluse Alessandro e chiuse la finestra.
Ma, prima di andare a letto, prese tantissime bottiglie
e le riempì dell’infuso rimasto nel pentolone.
“Non si sa mai – pensò, – potrà sempre servire”,
e dopo qualche giorno fece un’inserzione sul giornale:








Chi abita in un paese senza bambini,
grigio e triste,
dove non si ride,
si rivolga ad Alessandro
e chieda della “magica” pozione.



FINE

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 paola iaia    - 23-01-2004
è bellissimo.
grazie per avercelo fatto conoscere