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Disertori a tredici anni
Peacereporter - 16-01-2004
Hanno combattuto e fatto lavori forzati. Sono i bambini soldato del Myanmar. Due di loro sono riusciti a fuggire dalle truppe governative e raccontano oggi la loro storia di disertori a Radio Free Asia.

12 gennaio 2004 - “Mi hanno portato nel campo militare e mi hanno picchiato. Sono caduto.


Due soldati erano lì in piedi. Mi hanno colpito ancora. Ho iniziato a sanguinare. Quindi ho gridato che volevo seguirli.” Così Yan Paing Soe è diventato membro dell’esercito birmano quando aveva solo 14 anni. “Io invece fui rapito fuori da scuola quando ne avevo sedici”, racconta l’ex caporale Than Naing.
Yan e Than sono due disertori nel Myanmar (ex Birmania), paese guidato da una giunta militare dal 1948. Lo scorso novembre insieme ad altri 22 soldati sono riusciti ad allontanarsi dai battaglioni e a consegnarsi ai gruppi ribelli dell’esercito dello Stato Shan (Ssa). Il governo combatte contro i separatisti dell’Ssa da mezzo secolo.

“Vengono sequestrati soprattutto ragazzi di 13 e 14 anni” - raccontano i due giovani a Radio Free Asia. “I soldati aspettano la fine delle scuole. Poi li raggiungono nelle case del the dove vanno a festeggiare”. Di solito i militari li portano via con un pretesto: non avere con sè una carta di registrazione nazionale, ovvero il nostro documento di identità - dice Than -. I bambini che non hanno la carta vengono interrogati sotto tortura e in seguito arruolati senza poter contattare i propri genitori. Ci dicevano che se avessimo scritto loro una lettera, avremmo ricevuto una risposta. Ma non accadde mai”. Than non vide la sua famiglia per sette anni.


Solo alcuni parenti riescono a salvare i propri ragazzi pagando somme ingenti. Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw) sarebbero 70mila i bambini soldato nel Myanmar, il 20 per cento delle truppe governative. Solo poche decine di questi, forse meno, riescono a fuggire. “Alcuni dei nostri compagni sono morti in combattimento. Molti per malattia – ricorda Than -. Altri hanno preso la malaria. E’ stata dura per loro. I corpi dei ragazzi deceduti sono stati bruciati”.
Spesso, però, a uccidere i piccoli soldati sono i lavori forzati: “ci facevano arrampicare sulle montagne e, se ci fermavamo, ci prendevano a bastonate”.

“I bambini soldato hanno anche undici anni – si legge nel documento di Hrw - e partecipano ai combattimenti e alle violenze contro i civili”.
In diverse zone del Paese (federazione di 7 stati e sette divisioni) ci sarebbero centri di addestramento per minori. Nelle cosiddette black area, zone proibite controllate dai militari e interdette agli stranieri, vengono perpetrate esecuzioni sommarie a danno delle minoranze, accusate di appoggiare gli indipendentisti armati, mentre migliaia di persone sono prelevate e portate nei campi di lavoro forzato.


Francesca Lancini in Peacereoprter


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