In difesa del tempo pieno e prolungato
Alba Sasso - 14-01-2004
Riveste una straordinaria importanza l’incontro che si è svolto martedì fra i parlamentari d’opposizione della VII Commissione di Camera e Senato e i coordinamenti e i gruppi di docenti e di genitori che stanno realizzando sul territorio iniziative e mobilitazioni contro il progetto di scuola della Moratti.
Quella di martedì è stata un’ulteriore, significativa tappa di costruzione di un fronte ampio, coeso e unitario di opposizione verso una politica dissennata che sta gettando il sistema pubblico dell’istruzione nel caos.


L’ultimo, più recente caso è rappresentato dall’incognita nelle iscrizioni: gli istituti, i dirigenti scolastici, i genitori sono abbandonati a loro stessi in attesa di una circolare che non arriva.
È fondamentale che si costruisca più d’un’occasione di incontro e di confronto fra l’opposizione politica e istituzionale e i soggetti che rappresentano l’opposizione sociale e civile contro questa politica niente affatto lungimirante, che non valorizza quello straordinario patrimonio di esperienze che è la scuola italiana. I comitati, i coordinamenti, le associazioni professionali e sindacali incontrate ieri rappresentano la voce della parte più viva non solo della scuola ma della società italiana: sono quei genitori, quei docenti, quelle cittadine e quelle cittadine che hanno continuato a spendersi sul territorio perché non si disperda quella ricchezza e quella risorsa che è l’istruzione pubblica.
Con loro, un primo momento di mobilitazione unitaria è già fissato per sabato prossimo, in occasione della manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma per chiedere il ritiro del primo Decreto attuativo della Legge 53: un decreto sbagliato sotto diversi aspetti, un provvedimento illegittimo e inaccettabile, che impoverisce l’offerta formativa, che nega e deprime la qualità della scuola pubblica.
Un decreto, soprattutto, sul quale continuano a pesare le bugie del governo e del Ministero dell’Istruzione: bugie innanzitutto sulla copertura finanziaria, perché contrariamente a quanto espressamente stabilito dalla stessa Legge 53 non esiste copertura finanziaria al Decreto né nella Finanziaria 2004, né in qualsiasi altro provvedimento.
Bugie nel merito e nei contenuti: si continua a sostenere che non viene toccato il tempo pieno, mentre di fatto il provvedimento stravolge, fino a eliminarla, l’esperienza del tempo pieno e prolungato. È bene dirlo con estrema chiarezza: le 27 ore curricolari, più il tempo minimo, più le “ore di custodia” scelte dalle famiglie non fanno tempo pieno!
Il tempo pieno non può essere ridotto all’astratta sommatoria “27+3+10” individuata dal decreto. Il tempo pieno non è un fatto quantitativo, non è una mera “aggiunta” all’orario scolastico.
Il tempo pieno è sostanziato dalla qualità delle attività e dei progetti, e dal carattere unitario dell’offerta formativa.

E dunque contro queste bugie, contro le falsità raccontate al mondo della scuola e al Paese da un governo miope ed arrogante, ci incontreremo a Roma il 17 gennaio prossimo, per ribadire, con la difesa del tempo pieno e prolungato, con la richiesta del ritiro del Decreto, il diritto a una scuola pubblica, laica, di qualità per tutte e per tutti.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 14-01-2004
Sì, cara Alba, io e molti altri ci saremo,
ed una diversa scuola chiederemo.
Tutti in piazza a manifestare,
contro un Decreto da cancellare.I

 ilaria ricciotti    - 15-01-2004
Approvo come sempre il tuo articolo, cara Alba, chiaro ed essenziale nelle informazioni. Condivido l'analisi e l'invito fatti. Il fronte che si deve creare sabato, ed in seguito sempre, deve essere compatto, coeso e con un forte messaggio da cui emerga, senza equivoci, che la scuola pubblica va salvaguardata e con essa le fondamenta costituzionali su cui essa è stata costruita.