Era un sogno ingenuo, ma tutti lo abbiamo fatto.
Grazia Perrone - 12-01-2004




“Se ventinove anni orsono,
alla liberazione dei Lager,
qualcuno ci avesse predetto che il mondo libero,
da cui stavamo per essere riassorbiti,
sarebbe stato meno che perfetto,
non gli avremmo creduto.
Ci sarebbe sembrata un’assurdità,
un’ipotesi talmente sciocca
da non poter essere presa in considerazione.

Era un sogno ingenuo, ma tutti lo abbiamo fatto.
Primo Levi
Corriere della Sera
8 maggio 1974




Ho scelto, come incipit, questo passo perché mi sembra renda bene il senso di estremo sgomento e, insieme, di “ingenua” speranza che animava i sopravvissuti ai Lager nazisti.

Speranza di radicale cambiamento politico e sociale ben rappresentato in un passaggio di un bel libro di Vincenzo Pappalettera. Un vero e proprio “romanzo-documento” che fotografa un’epoca. Una testimonianza preziosa e unica formulata da una persona che l’ha vissuta e sofferta partecipando, da protagonista, alle lotte, alle problematiche e al travaglio ideologico dei suoi ex compagni di prigionia.

Storia di ieri, dunque, ma, nel contempo, anche Storia di oggi perché è indubbio che le scelte morali, politiche e sociali degli anni compresi tra il 1945 (fine della guerra) e il 1948 (sconfitta elettorale e politica del Fronte Popolare dalla quale scaturì la “diaspora” a Sinistra che perdura ancora oggi) hanno determinato la realtà sociale che abbiamo sotto gli occhi.

La mia analisi degli “eventi”, però, sarebbe incompleta e poco soggettiva se non mi ponessi delle domande alla prima delle quali la risposta è sconcertante.

Quand’è che ho scoperto il “Male assoluto” rappresentato dal genocidio?

Ebbene ... non è una scoperta fatta a scuola!!!

Negli anni ’60 a scuola si studiava il Risorgimento … tutt’al più la Prima Guerra Mondiale. Ma non si andava oltre. Non so se questa era una scelta didattica consapevole dei prof o se era imposta dai programmi ministeriali. Fatto sta che ho preso coscienza dell’esistenza dei Lager da … una canzone del '66 o '67 (non ricordo bene): Auschwitz, di Francesco Guccini.

Una canzone, oltretutto, "censurata" dalla Rai (unitamente ad un'altra, sempre di Guccini, Dio è morto) e che si diffuse, soprattutto tra i giovani, attraverso canali "alternativi". Sono gli anni in cui la scuola diventa di “massa” ovvero, accessibile a tutti pur conservando le caratteristiche proprie della scuola “gentiliana”: selettiva, classista, un po’ retrò. L’opposizione ai programmi e alle gerarchie di insegnamento (che, non a caso, qualcuno intende riproporre oggi) unitamente (mi ripeto!) al carattere di classe dell’intero sistema scolastico fu messo, allora, in discussione da gruppi sempre più consistenti di giovani. Sotto “accusa” – in primis – i contenuti didattici: per l’astrattezza, l'obsoloscenza e l’inutilità di gran parte di ciò che veniva insegnato.

Il documento “simbolo” di quegli anni – un vero e proprio Manifesto della contestazione giovanile - è rappresentato – non a caso – dal libro “Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani.

E’ stato in quegli anni che ho scoperto e approfondito la tematica relativa al genocidio … che non ha colpito solo il popolo ebraico. Ma che rappresenta una, tragica, costante del dipanarsi del processo storico e che costituisce – in ultima analisi – la “logica conseguenza” del razzismo.

Col tempo ho imparato, però, che - nella dinamica sociale "globale" - v’è qualcosa di più sottile e - se possibile - di peggiore. Per dirla con Pierre Clastres: di fronte alla, repentina, scomparsa di intere culture – cosiddette “selvagge” - il vocabolo genocidio, sembra, ormai, inadeguato al compito di rappresentare dialetticamente la soppressione violenta di un popolo.

Da qui la necessità di un neologismo: etnocidio.

Ovvero la scomparsa o assimilazione culturale di un popolo intero.

E questo mi porta al presente. Al significato (culturale, storico, sociale) da attribuire al 27 gennaio.

Giornata della Memoria che rischia, troppo presto, di essere omologata ad una retorica parata di personaggi squalificati … nonché caratterizzata dalle, solite e banali, esternazioni.

Il tutto mentre nelle italiche scuole – sarà una sola ma c’è! – vi è qualcuno che, in nome di un malinteso concetto di libertà di insegnamento, mette in dubbio l'esistenza stessa della Shoa e delle camere a gas definite come luoghi in cui ... "al massimo" (sic!) si
potevano ... "sterilizzare gli abiti" ...

E, forse, il senso di questa giornata di commemorazione “ufficiale” la trovo nelle parole di Primo Levi quando – nel raccontare l’impiccagione di uno degli internati che osò ribellarsi, con le armi, alle SS – scrive:

(…)”Nessuno di noi sa (e forse nessuno lo saprà mai) come esattamente l’impresa sia stata compiuta: si parla del Sonderkommando, del Kommando speciale addetto alle camere a gas e ai forni, che viene esso stesso periodicamente sterminato, e che viene tenuto scrupolosamente segregato dal resto del campo. Resta il fatto che a Birkenau, qualche centinaio di uomini, di schiavi inermi e spossati come noi, hanno trovato in se stessi la forza di agire, di maturare i frutti del loro odio. L’uomo che morirà oggi davanti a noi ha preso parte alla rivolta. Si dice che avesse relazioni cogli insorti di Birkenau, che abbia portato armi nel nostro campo, che stesse tramando un ammutinamento simultaneo anche tra noi. Morirà oggi sotto i nostri occhi: e forse i tedeschi non comprenderanno che la morte solitaria, la morte di uomo che gli è stata riservata, gli fruttano gloria e non infamia. (…)” Tutti udirono il grido del morente, esso penetrò le grosse antiche barriere di inerzia e di remissione, percosse il centro vivo dell’uomo in ciascuno di noi:

- Kameraden, ich bin der Letzte! – Compagni, io sono l’ultimo! (…)” [1].

Per tanto, tantissimo tempo, questa verità è rimasta celata nelle pieghe di un libro. Ora è tornata alla luce

Un segnale di speranza.


[1]Primo Levi – Se questo è un uomo

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Adalberto Ricci    - 19-01-2004
Sono un insegnante di lettere in una scuola media superiore, a cairo montenotte (sv), ho letto con molta attenzione il tuo breve saggio e devo direi che mi ha colpito molto, non solo perchè il tuo percorso è stato molto simile al mio, ma perchè condivido la tua analisi complessiva. Io credo sia importante portare avanti la "conoscenza" di quello che è accaduto allora e che è poi continuato ad avvenire, e penso che un grande aiuto lo abbiamo proprio nelle pagine di Primo Levi, nei suoi libri che testimoniano la sua sofferenza, che è stata poi la sofferenza di altri milioni di persone sopravvissuti ad Auschwitz, anche se io sono convinto che per Levi e per altri sia stata drammaticamente vera l'affermazione "Da Auschwitz non si torna".
Penso che ciascun insegnante che abbia nel cuore il desiderio di "ricordare" debba presentare ai suoi studenti l'opera di Levi, insieme ad altri contributi paralleli, ed invitare ad una riflessione comune. Ora che anche nelle scuole superiori spesso abbiamo classi multietniche abbiamo un'occasione importante per far stringere la mano a ragazzini e razzi di varie etnie e spiegare, pacatamente, col tono che aveva Primo Levi nelle sue interviste, perchè sia giusto "non dimenticare":
Grazie per quello che hai scritto
Adalberto Ricci

 RICCARDO RICCIONI    - 20-01-2004
E' giustissimo ricordare "tutto del passato". Io ad esempio a quasi 60 anni, nonostante che il mio curriculum scolastico sia arrivato fino alla laurea, ho scoperto solo adesso dell'esistenza delle foibe, nulla mi è mai stato detto dei campi di concentramento russi dove venivano rinchiusi anche "compagni non allineati" con la benedizione del "migliore". Penso che sarebbe il momento, dopo molti anni dalla fine, che queste cose siano serenamente discusse; non è possibile che esistano testi a senso unico. Lo sterminio degli ebrei è un atto talmente "vile" che non ha bisogno di commenti, i fatti parlano già da soli, come è possibile sterminare un popolo solo per ragioni razziali? Anche adesso, purtroppo vedo che è insito un certo istinto antisemita, mascherato da un'avversione al sionismo e questo non mi piace per niente.
Per quanto sopra forse, datosi che evidentemente gli animi non sono ancora pacati e che c'è ancora in atto una visione partitca della storia, e che la storia, come sempre, la scrivono i vincitori, sarebbe più opportuno continuare a parlare di Risorgimento e meno di resitenza che è stato una guerra civile con orrori da dimenticare, i fatti recenti non sono ancora abbastanza decantati per essere affrontati serenamente.
Completo il mio concetto, mi sembra pretestuoso dare tutte le colpe alla sconfitta del "Fronte Popolare" . Se di sconfitta si tratta essa è derivata dal voto del popolo sovrano, cara la mia signora, e fini a prova contaria il popolo, come la costituzione è sovrano, oppure è sovrano solo quanto convoglia il voto da una parte a lei gradita. mi sembra pr che sia uno strano concetto di democrazia.
In ogni caso a mio parere la sconfitta del Fronte Popolare è sicuramente un fatto importante che ha sottratto il nostro paese ad una ingerenza della potenza "sovietica" assai poco democratica che ci avrebbe portato ad essere come sono sono la Polonia , l'Ungheri e le altre nazioni che sono state soggiogate da oltre 50 anni di dittaura comunista.
Quandi quella sconfitta è una pietra miliare della nostra storia, quella che ci ha lasciato la democrazia e la libertàa lei e a me di esprimere ciascuno il proprio convincimento, anche se a lei forse questo non piace.
Saluti

 gp    - 22-01-2004
Il tuo intervento, caro Collega (a parte il tono), non fa altro che confermare quanto ho già detto. E che, a scanso di equivoci, ripeto.

Negli anni ’60 nelle italiche scuole – Università compresa! – si studiava, al massimo, il Risorgimento e … non si andava oltre.

Noi (ex) giovani studenti, dunque, non abbiamo saputo nulla (dalla scuola ma … in modo autonomo sì: bastava volerlo!) delle foibe, della Resistenza, del fascismo, delle leggi razziali, dei campi di sterminio nazisti … uno dei quali ubicato nel territorio nazionale, dell’otto settembre, della sorte delle migliaia di prigionieri italiani in Russia e … in Germania (ovvero degli IMI gli Internati Militari Italiani che si rifiutarono di prestare giuramento a Mussolini e alla Repubblica di Salò che, a migliaia, morirono di stenti) e via … elencando!

Considero la libertà di espressione un inalienabile diritto soggettivo che – non a caso – è garantito costituzionalmente.

Da quella Costituzione – per capirci – che è stata scritta da un gran numero di esponenti di quel Fronte Popolare … democraticamente sconfitto alle elezioni del ’48.

Lascia perdere, dunque, il “pericolo rosso” rappresentato, a tuo dire, dal Fronte Popolare. E’ proprio seguendo questa logica che il governo di Fronte Popolare democraticamente eletto in Spagna (nel ’36) fu rovesciato – con un colpo di stato militare – dal generale Francisco Franco che vi ha instaurato una feroce dittatura durata quarant’anni (fino alla seconda metà degli anni ’70) che non ha nulla da invidiare – in quanto a brutalità e sevizie proseguite e perpetrate ben oltre il 1939 data della fine “ufficiale” delle ostilità – a quelle comuniste da te citate (e che non nego)

Brutalità e sevizie che coinvolgono - nel giudizio e nell’analisi storica - la “cattolicissima” Spagna.

Nessun libro (scolastico) di Storia ne ha mai parlato.

Una “lacuna” che, forse, varrebbe la pena di colmare.

Che ne dici?