Eguaglianza, libertà e giustizia
Maurizio Tirittico - 10-01-2004
Ovvero come si manomette la Costituzione

Ce la faremo a ridare all'istituto scuola quella dignità che viene sonoramente offesa da questo gruppo dirigente? Il malumore è assai diffuso, ma ciò che manca - mi sembra - è una aggregazione ad una linea omogenea e credibile! E la difesa della Costituzione è una trincea solida da cui si può organizzare un contrattacco vincente. So che la maggioranza è in grossa difficoltà per far giungere il decreto al traguardo! Ed è su queste difficoltà che bisogna far leva, dimostrare la pochezza e la povertà di un disegno politico che la maggioranza stessa non riesce più a difendere! Che il nuovo anno ci permetta di proporre e condurre un discorso unitario che aiuti i tanti operatori educativi a ricostruire una fiducia che rischiano seriamente di perdere!

Nelle Indicazioni nazionali per la scuola primaria leggiamo testualmente (il grassetto è nostro), dal quarto capoverso del primo paragrafo:

“(La scuola primaria) assicura obbligatoriamente a tutti i fanciulli le condizioni culturali, relazionali, didattiche e organizzative idonee a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" che, limitando di fatto la libertà e la giustizia dei cittadini, "impediscono il pieno sviluppo della persona umana" indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione)”.

Nelle Indicazioni nazionali per la scuola secondaria di primo grado leggiamo testualmente, dal terzo capoverso del paragrafo “Scuola della prevenzione dei disagi e del recupero degli svantaggi”:

“(La scuola secondaria di primo grado) mira a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" che, limitando di fatto la libertà, "impediscono il pieno sviluppo della persona umana" indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione)”.

L’articolo 3 della Costituzione recita: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

In ambedue le versioni delle Indicazioni la parola eguaglianza, con un’abile operazione di taglia e cuci è stata cassata dalla citazione della Costituzione. Per la scuola primaria è stata sostituita con il termine giustizia che, per come è collocato, non ha alcun significato plausibile: certi ostacoli non limitano la giustizia dei cittadini, semmai rendono difficile l’esercizio della giustizia per i cittadini! Per la scuola secondaria di primo grado l’eguaglianza non è stata sostituita affatto! Forse l’estensore del testo si è accorto della goffaggine di una simile sostituzione! E’ il trionfo della libertà! Ma…

…a nostro avviso, la cancellazione dell’eguaglianza non è stata affatto casuale, è invece conforme con la vocazione politica degli uomini dell’attuale maggioranza e con la loro visione della società, del servizio pubblico, dell’istruzione. Il loro pensiero sembra essere questo: l’eguaglianza è una “cosa”di sinistra! Era funzionale ad una società di reietti che si battevano per il pane, ma non ad una società avanzata in cui le conquiste essenziali sono ormai consolidate – almeno da parte di chi è stato capace di conseguirle, diremmo noi – per cui il discorso sarebbe un altro: oggi occorre dare a ciascuno ciò che ciascuno chiede e vuole! L’eguaglianza tout court non ha senso! Semmai, occorre parlare di eguaglianza delle opportunità, di parità, di sussidiarietà, di differenziazione, di adeguatezza!

A ben vedere, sono tutti principi che ritroviamo nel nuovo Titolo V, ma si tratta di principi che non possono essere letti a senso unico, in quanto vi si leggono anche quelli della “coesione e della solidarietà sociale per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona” (nuovo articolo 119). E non solo! Infatti, la Repubblica deve anche adoperarsi perché siano garantiti a tutti i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali! Ciò significa che non siamo il paese di bengodi! E che non ci possiamo permettere di dare a ciascuno quello che chiede ma che dobbiamo dare a ciascuno quello di cui ha effettivo bisogno! Non possiamo confondere i diritti di tutti con i capricci di pochi!

Ma è su questa voluta confusione che trae fondamento il principio della personalizzazione che, per quanto riguarda l’istruzione, nelle Indicazioni sembra essere un principio chiave. Le famiglie e i loro figli sceglieranno orari e percorsi di studio, metteranno mano anche al portfolio, sottraendo così alla scuola, in nome di un male inteso diritto personale, il dovere sociale di effettuare quelle scelte alle quali – per quanto è di sua competenza – non può e non deve sottrarsi!

A nostro avviso, questa teoria della personalizzazione costituisce una deriva pericolosa! Altra cosa, ovviamente, è parlare di personalizzazione laddove un giovane, od un adulto, che vanti certe competenze, eserciti il suo personale diritto di scelta per la sua formazione ulteriore! Ma si tratta di un discorso assolutamente diverso!

In questa disamina ci viene in soccorso un interessante colloquio, Egalité, dove è finita la parola che affascinò la sinistra? (la Repubblica del 7 gennaio 2004) che Roberto Festa ha avuto con Ronald Dworkin, uno dei protagonisti del rinnovamento della filosofia analitica del diritto. Dworkin afferma: “Sia in politica sia nel mondo delle idee c’è un generale abbandono dell’idea di uguaglianza. Non è più nei programmi dei partiti per cui è stata importante. I democratici americani e i laburisti inglesi non ne parlano quasi più. E anche i filosofi della politica che si considerano liberal hanno rinunciato all’uguaglianza e abbracciano una nuova idea: l’efficienza. Non c’è più la volontà, anche a sinistra, di battersi per un’equa distribuzione delle risorse. Si preferisce insistere sulla necessità di combattere le forme più terribili di povertà, le distorsioni più evidenti, in modo che nessuno debba vivere nel bisogno totale. Ma l’idea di eguaglianza è svanita”.

Ed aggiunge che “uguaglianza non significa avere tutti le stesse cose. L’uguaglianza è l’uguale interesse che un governo deve provare per ogni cittadino da cui pretende il rispetto delle leggi. Nessun governo è legittimo se non mostra uguale preoccupazione per la sorte di ognuno dei suoi cittadini… ed il requisito dell’uguaglianza impone al governo di porre una serie di costrizioni alla distribuzione della ricchezza nazionale”. E alla domanda di Festa: “Ma in questo modo non si crea un’opposizione tra uguaglianza e libertà?” Dworkin risponde di no: “vengono riconosciuti due principi: primo, che è importante che ogni individuo persegua il proprio successo; secondo, che ogni individuo ha una speciale responsabilità per il successo della propria vita”.

E’ in una politica che sia in grado di perseguire per tutti i cittadini eguaglianza e libertà che si misura un governo, oggi, in una società avanzata, un governo che, se non è di sinistra, sia almeno illuminato! Ma il nostro governo la scelta per l’istruzione l’ha fatta! Libertà sì! Eguaglianza no! E’ scritto nelle Indicazioni.


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 Agnese    - 14-01-2004
La bocciatura del lodo Schifani ha fatto scalpore. Possibile che della violazione costituzionale fatta dalla Moratti si sia accorto solo Lei? Apprezzo il contenuto dell'articolo e tiro un sospiro di sollievo. Non tutto é perduto.