Lettere ai compagni
Gaetano Arfè - 07-01-2004
Nello Speciale La linea del tempo



In un clima di desolante povertà culturale, il dibattito sul revisionismo sembra avviarsi a conclusione: a tirare le somme sono i politicanti e le mosche cocchiere e non fa meraviglia. La piramide ormai si è rovesciata: gli opinionisti scrivono di storia e gli storici esprimono opinioni.
"Ha fatto bene Fassino a dire quello che ha detto? chiede istruito a dovere, il velinaro di turno. E Fini è in linea, Fini, con le promesse fatte a Fiuggi? "
Lo studioso bada soprattutto a non urtare la suscettibilità di vecchi sponsor e nuovi padroni. Va bene tutto. Occorre far presto: è tempo di mettere mano alla Costituzione.
Sul "Corriere della Sera" Roberto Zuccolini fa da sponda a Vacca e a me torna in mente Gaetano Arfè, lucido, esemplare e colto: come non s'usa più. Sarebbe bello sentirlo, uno come lui, partigiano e storico, che non s'è mai tirato indietro e la storia, prima che ricostruirla, l'ha vissuta da protagonista. Ma Arfé è malato. Un brutto infarto, la ripresa lenta, gli anni, l'amarezza per una sconfitta che ha tentato invano di evitare. Ancora non l'ho visto, ancora evita emozioni e a telefono la voce è stanca. Non gli chiedo di scrivere. Ho in casa suoi scritti, raccolti per una pubblicazione che non è mai andata in porto. Mi basta: acconsente subito, mentre la voce sale d'un tono e s'avverte la passione. Certo, mi fa, utilizzali come meglio ti pare.
Scelgo due articoli e li offro ai lettori di Fuoriregistro: il contributo di un maestro che ha cuore, scienza e storia alle spalle.
"Lettera ai compagni", è il primo articolo. Percorre agilmente la vicenda del revisionismo con la consapevolezza della posta in palio, la lucidità dello studioso. l'acutezza del politico che individua una strada. L'unica onorevole.

Giuseppe Aragno




Cosa direbbe oggi Arfé ai "compagni" che non l'hanno ascoltato e agli avversari che procedono come un rullo compressore? Poche parole, credo, amare, come quelle che ritrovo in un appunto, probabilmente inedito, in cui colpisce quella "discorde concordia" che può ben essere il titolo del brano che chiude il discorso:




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf