Una battaglia reale?
Gianni Mereghetti - 08-01-2004
Ma è proprio vero che il tempo pieno sarà cancellato dalla scuola del futuro?
Sembra di no a leggere il commento fatto dal Ministero della Pubblica Istruzione allo Schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53. In questo commento si trova infatti scritto che “il tempo scuola raggiunge, nella sua massima espansione, le 40 ore settimanali e si caratterizza come tempo pieno degli alunni”.
Se l’aritmetica non è un’opinione quaranta ore settimanali per cinque giorni sono otto ore al giorno! Il tempo pieno quindi c’è, e come!, e le famiglie che lo vogliono per i loro figli lo possono scegliere.
Per questo siccome la riforma garantisce il tempo pieno a chi lo vuole, non capisco la ragione della minaccia di sciopero con cui si è ripresa la scuola.
Altre sono le questioni serie della riforma, altre le preoccupazioni vere e non vorrei che agitare lo spauracchio del tempo pieno sia il modo per nasconderle!
Più che del tempo pieno sarebbe infatti necessario preoccuparsi di un’autonomia che non decolla, di una parità che è puro nominalismo e di una condizione degli insegnanti che rimane priva di reale libertà!
Quindi se si vuole una riforma chiediamo al Ministero le condizioni di una reale autonomia, il varo di una effettiva parità, uno stato giuridico per gli insegnanti, nuovi criteri per la formazione e il reclutamento, un sistema di valutazione che premi il lavoro in classe e non quello burocratico.
Combattere per un tempo pieno che c’è e lasciare in ombra questi fattori, che non ci sono o sono zoppicanti, non è lottare per una scuola che risponda alle esigenze degli studenti, ma usare della scuola per una battaglia ideologica!



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 RAB    - 09-01-2004

Segnalo dal Corriere della Sera:


«Tempo pieno a scuola Le ore sono garantite»


Caro direttore, ho apprezzato ancora una volta l'attenzione che il «Corriere» dedica ai temi della scuola e, in particolare, alle questioni aperte nell’attuale fase di innovazione. Mi sento quindi stimolato ad intervenire con riferimento agli articoli pubblicati sulla riforma e le iscrizioni per il prossimo anno scolastico. L'intento che mi muove è illustrare in che modo la scuola aiuta i genitori e gli studenti ad affrontare serenamente il prossimo anno scolastico: le 40 ore di tempo pieno nella scuola primaria e le ore di tempo prolungato nella scuola media sono garantite, come più volte sottolineato dallo stesso ministro e definitivamente chiarito nello scorso mese di dicembre in sede di Conferenza Stato, Regioni, Enti locali.


MARIO GIACOMO DUTTO
Direttore generale
Ufficio scolastico regionale

 Isa Cuoghi    - 09-01-2004
Leggendo quello che scrive Mereghetti ci sarebbe da sorridere, se non fosse così tragico.. quasi quasi mi fa tenerezza, come quei bambini che chiudono gli occhi perchè credono che, non vedendole, le cose, non ci siano..
Con una brillante operazione aritmetica, ci dice che 40 ore sono 8 per ognuno dei 5 giorni della settimana scolastica delle classi che operano a tempo pieno.. Grazie Mereghetti :-))
Peccato che le 40 ore della riforma siano senza compresenza, con la presenza facoltativa a scuola dei bambini per 13 ore (le 10 di mensa e le 3 dei laboratori opzionali) , con un insegnate tutor, nuovo rispolvero dell'insegnante unico che ormai si credeva di avere abbandonato da 30 anni, e con altri che si alterneranno per discipline che saranno solamente un riempitivo..
Peccato che esperienze di scuola trentennali e un modello che ha ottenuto il pieno riconoscimento delle famiglie, un modello di scuola che ha permesso ai nostri alunni delle elementari di essere posizionati ai primi posti delle graduatorie internazionali per i buoni risultati nell'apprendimento, sarà completamente stravolto nell'organizzazione e che, senza se e senza ma, ci troveremo a dover obbligatoriamente abbandonare, senza peraltro neppure essere stati consultati come docenti.
La posizione fortemente negativa verso questa Nuova Scuola di tutti i Collegi Docenti, non è una posizione ideologica, ma la posizione di chi vuole salvaguardare una scuola che opera davvero per il bene degli studenti, di chi sa che non potrà più garantire ai ragazzi un apprendimento individualizzato e che crei pari opportunità, soprattutto ai più deboli.
Ma crede davvero, Mereghetti, che tutti quei docenti delle scuole elementari, dirigenti scolastici, comitati dei genitori, pedagogisti, docenti universitari che hanno manifestato la loro opposizione attraverso scritti, manifestazioni, iniziative pubbliche siano solo mossi dal furore ideologico?
Personalmente mi sento quasi offesa da questo continuo insistere sulla presunta strumentalità delle iniziative prese da persone che credono e combattono per difendere un modello di scuola consolidato negli anni e che si è sempre adeguato ai nuovi modi di apprendere, alle nuove esigenze e alle emergenze sociali e culturali.
Che siano garantite le 40 ore di tempo scuola, non garantisce affatto la prosecuzione del tempo pieno.
Che lo si chiami allora diversamente questo nuovo tempo scuola, perchè questo modo di informare è, semplicemente, ingannevole.

 Precarius    - 10-01-2004
In risposta a Dutto, segnalo da ReteScuole...
***********************************************************
Come ti cancello il Tempo Pieno dalle elementari facendo finta di conservarlo... per un anno.


il 10 dicembre la Conferenza Stato-Regioni-Città ha approvato a maggioranza (solo 8 le regioni contrarie), emendandolo, lo schema del primo decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 settembre scorso. Dal testo licenziato e (sembra) fatto proprio dal Ministero, da alcuni commenti soddisfatti di molta stampa, dal commento di qualche esponente dell’opposizione, risulterebbe che il Tempo Pieno rimanga, con le 40 ore settimanali (mensa compresa). Sembrerebbe dunque che non vi siano sostanziali modifiche dell’attuale modello di tempo pieno e che la lotta in sua difesa abbia dato i suoi frutti positivi.
Purtroppo non è così: non è una vittoria.
1. Innanzitutto nel decreto (art.17) rimane l’abrogazione dell’articolo 130 del Testo Unico che fino a ora ha permesso “la continuazione delle attività di tempo pieno” inteso come modello didattico e pedagogico (per intenderci quello che conosciamo), con i due maestre contitolari, strutturato secondo regole e prassi abbastanza omogenee a livello nazionale.
Al suo posto viene definito un tempo scuola settimanale composto da:
a) un orario base, “obbligatorio” per tutti gli alunni, di 27 ore;
b) un orario “facoltativo” e opzionale per gli alunni ma obbligatorio per le scuole di ulteriori 3 ore settimanali
(e si arriva a trenta ore);
c) un ulteriore orario “aggiuntivo” che può oscillare dalle 5 alle 10 ore, per la mensa scolastica che non è ancora chiaro, in prospettiva, chi dovrà coprire.
Dunque l’orario “eventualmente dedicato” alla mensa (e al gioco e alla socializzazione) non è parte integrante delle attività educative e didattiche (art.7 comma 3) anche se per il prossimo anno (e solo per il prossimo anno “in via di prima applicazione e compatibilmente con l’organico di fatto del 2003/2004 - art.14bis dell’emendamento) l’organico di istituto viene concesso sulle 40 ore. (NON SARANNO POSSIBILI PERO’ AUMENTI NUMERICI RISPETTO ALLA QUANTITA’ DI CLASSI ATTUALMENTE FUNZIONANTI A TEMPO PIENO). Ovviamente questo non vuol dire che le bambine/i pranzeranno con il LORO docente. Vuol dire che durante l’ora della mensa ci sarà UN docente. Vuol dire che non necessariamente pranzeranno con i LORO compagni ma che pranzeranno a scuola con chi ci sarà.
2. Sarà obbligatoria la figura della maestra/o unica (Tutor) che svolgerà nella classe almeno 18 delle sue 22 ore e che si occuperà di tutto lasciando alle colleghe di serie B il compito di condurre laboratori abolendo di fatto il modello educativo e pedagogico dei due insegnanti per classe che gestiscono insieme la programmazione delle attività secondo un progetto unitario.
È chiaro dunque il trucco:
1. Assicurare per il momento 40 ore frammentate ma gratuite per calmare le acque della protesta.
2. Utilizzare la figura della maestra/o tutor per scardinare dall’interno il funzionamento del modello pedagogico di Tempo Pieno garantendo un risparmio sugli organici e regalando utenza alle scuole private.
Una maestra/o unica, gerarchicamente collocata all’interno del collegio docenti, che data la struttura in cui si troverà a lavorare, agirà in maniera isolata, senza compresenze, senza possibilità quindi di dare aiuto agli alunni/e che necessitano di tempi differenti.
Le 27 ore obbligatorie sono garantite dallo Stato, mentre le 3+10 verranno garantite dallo Stato solo per il prossimo anno; in futuro (un futuro molto prossimo) saranno a carico delle possibilità di spesa di ciascun istituto (cioè dei genitori ). 13 ore settimanali pronte per essere esternalizzate (art.7 comma 4) e portate sul mercato non appena l’attenzione e la mobilitazione delle migliaia di docenti e genitori darà segni di stanchezza.


 Precarius    - 10-01-2004
Interessante intervento di un "genitore" che non si ferma alla sola questione del tempo pieno.
***********************************************************

SIAMO STANCHI di essere trattati da ignoranti, mentre le nostre domande sulla Riforma della Scuola restano senza risposte e vengono ridotte a prese di posizione di una massa di allarmisti incompetenti.
SIAMO INDIGNATI, perché assistiamo a continue FORZATURE INTERPRETATIVE della Legge, messe in atto appositamente per zittire la protesta.
SIAMO OFFESI, perché la propaganda divulgativa utilizzata dal Ministero dell'Istruzione per informare le famiglie italiane denota una scarsa stima della nostra intelligenza.
SIAMO SENZA VOCE, perché i mezzi d'informazione ben di rado dedicano alle autentiche ragioni di chi è contro questa Riforma della Scuola, lo spazio che meriterebbero.
SIAMO CITTADINI che ragionano con la loro testa, perché i veri contenuti della protesta non stanno sotto nessuna bandiera, semplicemente ESISTONO al di sopra delle parti, al di là di schieramenti politici o sindacali.
SIAMO SOLO GENITORI attenti ad un tema fondamentale nella vita e nel futuro DEI NOSTRI FIGLI: LA LORO EDUCAZIONE!!!ANCHE CHI HA VOTATO PER QUESTO GOVERNO, NON DEVE DARE PER SCONTATO CHE LA RIFORMA MORATTI MERITI LA SUA FIDUCIA! IMPEGNAMOCI INSIEME PER CERCARE DI CAPIRE COME STANNO LE COSE!!! BASTANO 10 MINUTI PER LEGGERE QUESTO DOCUMENTO, RIFLETTIAMO ALMENO SU ALCUNI DEI PUNTI CRITICI DI QUESTA RIFORMA DELLA SCUOLA. In questa analisi ci guiderà l'opuscolo "Qui, Quo, Qua viaggio alla scoperta della nuova scuola", che il Ministero dell'Istruzione ha finanziato e "regalato" (ma quanto sarà costato?) a milioni e milioni di famiglie italiane in allegato a varie riviste. Tra vignette a fumetti disneyane, in modo FIABESCO e SUPERFICIALE (si potrebbe dire addirittura demenziale, ma non vogliamo essere oltraggiosi) il Ministero dell'Istruzione ci presenta la Riforma della Scuola. LE ISCRIZIONI ANTICIPATE: "(...) Il prossimo anno (2004/05) i genitori hanno la possibilità di iscrivere i bambini che compiono 6 anni entro il 30 aprile. Ma non finisce qui! I bambini e le bambine possono andare a scuola anche con i fratellini e le sorelline che non hanno ancora spento le tre candeline sulla torta. E' proprio una bella sorpresa! " ."La scuola dell'infanzia diventerà ancora più accogliente e attenta ai bisogni dei piccoli e avrà adulti preparati per questo compito" (pagg.6 e 7). Dunque si lascia a NOI GENITORI la libertà di decidere (ma ne abbiamo le competenze?) se anticipare l'iscrizione dei nostri figli alla scuola elementare ed alla scuola materna. Ma è giusto che in una classe di prima elementare, che può arrivare (e di fatto purtroppo ci arriva spesso) a 25-28 iscritti, si trovino a DOVER LAVORARE INSIEME bambini che avranno non più "solo" 12 mesi di differenza di età, ma addirittura 16 mesi (se anticipano) e fino a 18 mesi (se posticipano, perché anche questa facoltà ci affida la nuova legge)??? Il Ministero non motiva adeguatamente le ragioni pedagogiche dell'anticipo e non dice cosa significherà questo divario di età per il bambino, per gli insegnanti, per la scuola pubblica. MA OGNI GENITORE CON UN MINIMO DI COSCIENZA DEVE DOMANDARSELO: 1. Non si rispettano le FASI DELLO SVILUPPO PSICOFISICO DEL BAMBINO, che "GUADAGNA" un anno di lavoro, e "PERDE" un anno di gioco, di costruzione della propria maturità e personalità, che non potrà mai più recuperare. Facilmente avrà difficoltà di apprendimento e di relazione, prevedibilmente sarà un bambino stressato dal quotidiano impegno nel rispettare le regole imposte dalla scuola (ad esempio stare ragionevolmente in silenzio, seduto al posto, ad ascoltare l'insegnante è molto impegnativo e richiede maturità). 2. Come si conciliano, dunque, anche 18 mesi di differenza d'età con "una scuola proprio su misura", con la "personalizzazione dell'offerta" reclamizzate dai documenti ministeriali? Ad un così spiccato DIVARIO DI ETA' corrispondono CAPACITA', GRADI DI AUTONOMIA, MODI E TEMPI DI APPRENDIMENTO MOLTO DIVERSI. Tornando alle favolette, come farà il nostro fantomatico TUTOR "(...) ad ascoltare, aiutare, orientare, a preparare i piani di studio adatti ad ogni bambino e bambina (personalizzati)" ? (pag.8). 3. Un bambino di 30 mesi potrà, già dal 2004-2005, andare alla scuola dell'infanzia insieme ai bambini di 3, di 4 e di 5 anni. Una famiglia potrebbe essere comprensibilmente tentata di risparmiare la retta dell'ultimo anno del Nido d'Infanzia mandando il bambino in anticipo alla materna. Ma la qualità del servizio ha dei costi, dipende dal personale, da attrezzature idonee (pensate solo a fasciatoi e pannoloni). E' evidente che, senza un concreto adeguamento, anziché rendere "più accogliente" la scuola dell'Infanzia, la si renderebbe PIU' SCADENTE. NON CI RISULTA CHE AI "BUONI PROPOSITI" DEL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE CORRISPONDANO ADEGUATI FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA PUBBLICA!!! IL PORTFOLIO: "Il Portfolio delle competenze segue e "racconta" lo studente(...) la raccolta significativa di ciò che un soggetto sa fare: una sorta di catalogo dei propri prodotti>> (pagg. 18,19). Scusate, forse saremo dei pignoli, dei puristi, ma ci pare che l'uso di questa terminologia smaccatamente AZIENDALE in ambito scolastico ed educativo sia davvero infelice e fuori luogo, nonché preoccupante. I LABORATORI: "Imparare fa rima con fare". " Per apprendere bene non bastano le orecchie, perché , come dice il proverbio, vale più la pratica della grammatica". "Si possono organizzare diversi tipi di laboratori: Attività informatiche, Attività linguistiche, Attività espressive, Attività di progettazione, Attività motorie e fisiche, Attività di recupero esviluppo degli apprendimenti"onweb (pag.10 e 11). Bello. Siamo tutti d'accordo. In effetti è proprio vero, per apprendere bene non bastano le orecchie: ci vogliono il personale docente, gli spazi, le attrezzature ed i materiali idonei...Potremo seriamente chiamare "laboratorio" una qualunque di queste attività svolte da un insegnante (o da un "esperto esterno" con contratto di prestazione d'opera, come stabilisce la legge) in classi da 25/28 bambini? Spesso con un solo computer per classe, con materiale informativo obsoleto, con palestre non attrezzate... Ancora una volta ribadiamo: NON CI RISULTA CHE AI "BUONI PROPOSITI" DEL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE CORRISPONDANO ADEGUATI FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA PUBBLICA!!! Vogliamo dire che un vero regalo per tutti, bambini, insegnanti e genitori, sarebbe, ad esempio, la riduzione del tetto massimo degli iscritti? Al contrario, anziché diminuirlo da 25 alunni per classe potrebbe essere innalzato a 28. Ma variare il rapporto numerico tra insegnanti ed alunni comporterebbe la necessità di nuove assunzioni, la costituzione di un numero maggiore di classi, di nuove scuole, perché molto spesso le strutture educative attualmente esistenti in molti quartieri (nidi, materne, elementari e medie) si sono dimostrate insufficienti rispetto all'aumento della popolazione residente. Sarebbe troppo bello, troppo costoso... ci dispiace ma i soldi per la Scuola Pubblica non ci sono. PERCHE', SE SI FATICA A TROVARE FINANZIAMENTI PER LA SCUOLA PUBBLICA, SI E' DECISO DI BUTTARE FONDI IN MILIONI DI OPUSCOLI MISTIFICATORI E IN MILIONI DI AGENDE OMAGGIO PER GLI INSEGNANTI???PERCHE' I FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA PUBBLICA NON CI SONO, VENGONO TAGLIATI, MENTRE SI TROVANO PER LA SCUOLA PRIVATA?!? MA...E IL TEMPO PIENO E PROLUNGATO???:, è inutile cercarne le tracce, non c'è, non si trova nè tra le pagine patinate dell'opuscolo disneyano, né tantomeno nel Decreto, dove l'espressione "Tempo pieno e prolungato" compare solo nell'emendamento dell'art. 14 bis, unicamente per dire che viene confermato per l'anno scolastico 2004-2005. E dopo??? Dopo, sarà garantita la copertura di 40 ore settimanali, con l' "assistenza educativa" degli insegnanti durante la refezione scolastica. Questo potrebbe apparire come un miglioramento rispetto a prima, ma è importante capire che le attuali 40 ore del Tempo Pieno sono un'altra cosa, perché hanno una struttura pedagogica unitaria, un continuum educativo, che si trasformerà in 3 tempi diversi gestiti da docenti diversi: 1) Il tempo obbligatorio delle discipline principali (27 ore settimanali); 2) il tempo facoltativo delle attività educative e di laboratorio che potranno essere gestite anche da esperti esterni sulla base di contratti di prestazione d'opera (3 ore settimanali); 3) a richiesta, il tempo della refezione scolastica (10 ore settimanali). Non a caso neanche il decreto chiama la somma di questi tre tempi (27+3+10=40 ore) Tempo Pieno, poiché non ne ha più i contenuti, il modo di pensare e fare scuola che lo ha fin qui caratterizzato. Inoltre rimane aperto il problema del docente prevalente (il TUTOR), poiché la prevalenza oraria e di responsabilità di un docente sull'altro abolisce di fatto il modello educativo e pedagogico dei due insegnanti per classe che gestiscono insieme la programmazione secondo un Progetto unitario, con 4 ore di compresenza alla settimana. Ed è proprio durante le 4 ore di compresenza, che la nostra classe di 25/28 bambini può almeno dividersi in due gruppi, ciascuno seguito da un insegnante, per svolgere attività altrimenti improponibili a gruppi così vasti di allievi. Il VERO TEMPO PIENO non è un parcheggio, non risponde soltanto ad un bisogno sociale di CUSTODIA (i bambini a scuola per 8 ore mentre i genitori lavorano), ma risponde ad una SCELTA EDUCATIVA dei genitori che vogliono per i loro figli un insegnamento "disteso", non dogmatico ed unicamente trasmissivo. La Riforma MORATTI invece prevede lo snaturamento del Tempo Pieno, riducendolo ad un DOPOSCUOLA. 27 + 3 + 10 = TEMPO PIENO?!?
Ma per favore, almeno non prendeteci in giro!!!

Valeria De Vincenzi, mamma di tre bambini
portavoce GENITORI SCUOLA A TEMPO PIENO"ALBERTAZZI" di BOLOGNA338-3185243


 Ettore Martinez    - 10-01-2004
Gianni Mereghetti ha scritto:

"Più che del tempo pieno sarebbe infatti necessario preoccuparsi di un’autonomia che non decolla, di una parità che è puro nominalismo e di una condizione degli insegnanti che rimane priva di reale libertà!"

Che cosa intende esattamente Mereghetti quando parla di "nuovo stato giuridico" degli insegnanti e di "reale libertà"?

Altre volte mi è capitato di leggerlo e ne ho ricavato (mi corregga se sbaglio) che egli intende la fine delle graduatorie, la chiamata diretta dall'albo
da parte del DS, la trasformazione del docente in "libero professionista".

A mio avviso ciò significa in sostanza marciare esattamente verso l'esatto contrario di ciò che si proclama enfaticamente.
Una procedura diabolica, oserei dire, se Mereghetti me lo consente.

Intanto, per giustificare la sua tesi Mereghetti deve rappresentarsi e rappresentare ai lettori ignari una Scuola nella quale gli insegnanti non godono di Libertà d'Insegnamento: ma questo è manifestamente infondato; fra le tante pecche della nostra Scuola onestamente non si può oggettivamente metterci questa - tutti noi possiamo riscontrare come, a dispetto di didattichese ministeriale e POF e dipartimenti, l'autonomia didattico-educativa regga benissimo, anche se a prezzo di sacrifici, anche nella sua
insopprimibile dimensione individuale.

Osserverei invece che la Scuola clientelare, familista e confessionale che egli e altri mi sembrano caldeggiare con certosina insistenza, significherebbe in realtà proprio la fine della libertà e del pluralismo.

E certamente la precarizzazione che ne deriverebbe non gioverebbe certo a mettere gli insegnanti in condizione di sentirsi "liberi".

Devo dire che almeno in una cosa stavolta concordo con la CGIL: a chi interessa veramente modificare il nostro stato giuridico, magari cercando di farlo passare per una nostra esigenza?

Agli insegnanti interessati a difendere la loro libertà e la garanzia sacrosanta del posto di lavoro non mi pare interessi proprio per niente; interessa piuttosto a chi vuole scardinare ulteriormente la laicità ed il pluralismo scolastici
e appropriarsi magari di spazi economici sottratti alla dimensione pubblica statale.

 Gianni Mereghetti    - 10-01-2004
Il segretario generale della CGIL scuola della Lombardia, Wolfango Pirelli, interviene sulle pagine del Corriere della Sera replicando al direttore regionale Mario Dutto a proposito del tempo pieno. Si tratta di un intervento che dice anche cose giuste, ma che con il tempo pieno non c’entrano nulla.

Il segretario della CGIL nel suo intervento vuole sostanzialmente dimostrare che i tagli alla scuola sono stati gestiti male, ed in parte ha ragione, perché è vero che le cattedre degli insegnanti quest’anno sono state riformulate in modo meccanico, spesso senza tener conto delle esigenze didattiche e senza dare reale autonomia alle scuole! E’ anche vero che nella scuola lombarda ci sono spese inutili, come ad esempio quelle per il Progetto Qualità che tutto certifica tranne la reale efficacia di una scuola, non è invece vero che la scuola statale sia stata sacrificata a favore di quella paritaria!

Nulla da dire quindi sul fatto che per la scuola si spende male, ma che il tempo pieno sia a rischio per questo è pretestuoso e senza fondamento. Se Pirelli fosse uno studente si dovrebbe dire che è andato fuori tema o che non aveva argomenti per dimostrare la sua tesi e si è arrampicato sui vetri.

La CGIL si deve mettere il cuore in pace, questo ministero non ha nessuna intenzione di eliminare il tempo pieno, per cui se vuole proprio continuare a remare contro la riforma non usi questo argomento, perché è debolissimo. A vanificarlo basta lo Schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione! Infatti in quello Schema di decreto si legge che “il tempo scuola raggiunge, nella sua massima espansione, le 40 ore settimanali e si caratterizza come tempo pieno degli alunni”. Più tempo pieno di così si muore! Ed è comunque giusto che il tempo pieno non sia prescritto, ma scelto dalle famiglie e gestito in autonomia dalle scuole!

Ad altro la CGIL dovrebbe dirigere la sua attenzione, come al problema della professionalità docente o a quello della realizzazione di una vera autonomia e parità o a quello della formazione e della valutazione dei docenti, queste sì questioni su cui si gioca il futuro della scuola!

 Dedalus    - 11-01-2004


Iscrizioni: innovazione surreale

Nel Paese di Pulcinella o, come direbbe l’amico Aristarco Ammazzacaffé, in piena Berlusconia, sta succedendo di tutto. Nelle scuole si sono ora aperte, di fatto, le iscrizioni ad una scuola che non c’è, ad una scuola per il momento “virtuale”.
Tradizione vuole che ogni anno una Circolare o un’Ordinanza del Ministero della Pubblica Istruzione, oggi MIUR, indichi modalità e tempi delle iscrizioni, fissandone le scadenze. Tutto questo, naturalmente, rispetto a modelli scolastici noti e consolidati, risultato di riforme approvate negli anni precedenti (magari da ampie maggioranze parlamentari). Quest’anno ci troviamo invece di fronte ad una situazione del tutto inedita, quasi surreale. C’è una Legge di Riforma della scuola primaria, la legge n.53/2003, ma non ci sono ancora i decreti attuativi. Non è ancora pervenuta alle scuole alcuna Circolare Ministeriale in materia di iscrizioni, in grado di dare indicazioni (quali, d’altra parte, in questo “vuoto normativo”?).
Nelle scuole elementari e medie si sta verificando di tutto e di più. Di fronte alla pressione delle famiglie che si presentano per iscrivere i figli, chiedono informazioni, vogliono risposte possibilmente chiare e di fronte all’assenza di indicazioni o direttive da parte del MIUR (almeno fino ad ora, 10 gennaio…), i dirigenti scolastici si sono regolati nei modi più vari e disparati. Già negli scorsi anni le iscrizioni rappresentavano un momento di relativa “conflittualità” o concorrenzialità fra le scuole, impegnate ad accaparrarsi gli alunni (concorrenzialità peraltro esasperata con l’avvento dell’autonomia scolastica, intesa spesso nella logica del marketing e/o del “libero mercato” fra le scuole). Ora la caccia si è aperta in un territorio assolutamente incerto e frastagliato.
Ci sono istituti che hanno aperto le iscrizioni sulla base di “quel che c’è”, vale a dire dei modelli sin qui attuati, quindi Tempo Pieno, Tempo Normale e Tempo Prolungato, “in attesa di nuove disposizioni legislative”. C’è chi, più realista del re, accoglie iscrizioni ad un tempo scuola di 27 ore (elevabili a 30) e ad un tempo scuola di 40 ore, anticipando l’approvazione sic et simpliciter dello schema di decreto in discussione.
C’è chi, forse più correttamente, ha accolto le richieste (o “prenotazioni”) di iscrizione dei genitori “alla scuola”, riservandosi di esplicitare nei dettagli i modelli orari (o comunque acquisendo solo indicazioni orientative, “preferenze” da parte dei genitori, per un orario base, più o meno simile a quello degli attuali Moduli, o per un orario più lungo, simile a quello dell’attuale Tempo Pieno). Sempre, comunque, con “beneficio di inventario” e “con riserva”.
C’è chi non ha ancora aperto le iscrizioni, aspettando Godot, vale a dire la Circolare Ministeriale che, si dice, dovrebbe arrivare in settimana.

Ora, cosa mai potrà dire un’eventuale Circolare Ministeriale di più, in assenza di un decreto legge che indichi chiaro e tondo quali saranno i modelli orari e organizzativi della scuola primaria a partire dall’1 settembre prossimo? A rigore fino a quando non è in vigore, finalmente applicativa, una nuova legge vale quella precedente (in questo senso bisognerebbe accogliere le iscrizioni a quel che c’è oggi…). D’altra parte si sa, è largamente prevedibile, che qualcosa cambierà, che non sarà più esattamente come ora…
Insomma una situazione del tutto inedita, mai verificatasi prima nella storia della scuola italiana, che ha finito per determinare la massima confusione nelle scuole, disagio tra gli operatori scolastici (dai dirigenti al personale amministrativo), incertezza e caos fra i genitori.

In mezzo a tutto questo bailamme il Direttore Regionale della Lombardia Mario Giacomo Dutto, come se nulla fosse, dichiara seraficamente al Corriere della Sera che tutto è sotto controllo, che “le ore” del Tempo Pieno e del Tempo Prolungato “sono garantite” e che insomma l’innovazione fa passi da gigante. Benedett’uomo, possibile che non si renda conto di quel che sta succedendo nelle scuole, nella “scuola reale”? Se il suo vuol essere un messaggio rassicurante, tranquillizzante, ben venga, ma è praticamente come se arrivasse dalla Luna… Se restiamo sulla Terra, si ha ancora una volta la netta sensazione che il passaggio di ruoli e poteri dai Provveditorati alla Direzione Regionale abbia finito per accentuare la distanza, già considerevole, tra il Palazzo e le scuole e i loro problemi reali, nella loro concretezza e quotidianità.

Il dott. Dutto inoltre conosce senz’altro bene qual è la differenza (sostanziale) tra le 40 ore dell’attuale Tempo Pieno o l’orario dell’attuale Tempo Prolungato e un “monte ore” inteso come mera copertura del tempo scuola. Ribadiamo il concetto: in termini di organico docenti - perché gira e rigira questo è il nodo - le 40 ore dell’attuale T.P. comportano la “doppia titolarità” della classe (due docenti per classe) e un certo tipo di struttura organizzativa. Altro è un organico - e quindi un’organizzazione didattica, tutor incluso - calcolato in base alla “somma delle ore strettamente necessarie” (27+3+le eventuali 10 h di mensa). Queste cose le dice, con molta chiarezza, perfino un organismo istituzionale autorevole come il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella sua recente pronuncia, approvata all’unanimità.

E come si fa poi a presentare con assoluta certezza e convinzione i nuovi modelli previsti dal decreto Moratti come l’innovazione tout court, senza la benché minima ombra di dubbio, e (implicitamente) considerare modelli consolidati e apprezzati come il tradizionale Tempo Pieno e Prolungato come ferri vecchi, come qualcosa di “superato”, di “qualitativamente” non più sostenibile?
Saranno gli effetti della modernizzazione, del nuovo che avanza e delle mirabolanti prospettive del programma delle tre I (e torniamo a Berlusconia…), ma almeno diciamo le cose con chiarezza (cosa cambia e cosa c’è -sostanzialmente- di diverso) e lasciamoci attraversare da qualche ragionevole dubbio, dottor Dutto… Perché poi tutta questa frenesia, questa furia distruttrice di una Riforma (la legge 148/90) che, come continua a sostenere l’on. Brocca e qualche altro (migliaia e migliaia di docenti e di genitori e un ampio schieramento di forze sociali, sindacali e associative), non fa affatto acqua?


Da Scuolaoggi