breve di cronaca
Verità sulle pensioni
Corriere della Sera - 08-01-2004
Baretta (Cisl): legge fatta male, inutilizzati metà dei fondi
Pensioni, dopo l'aumento c'è chi rischia la revoca
Nel mirino dell'Inps ci sono le coppie che grazie al beneficio che porta a 516 euro la loro quota superano il tetto di reddito




ROMA -La sorpresa è arrivata poco prima di Natale. Una lettera firmata dall’Inps ha riportato con i piedi per terra numerosi pensionati. Si tratta in particolare di quelle coppie che due anni fa avevano gioito per aver ottenuto, per entrambi, la maggiorazione della pensione minima a un milione di vecchie lire (516,46 euro per il 2002, 525,89 euro per il 2003) grazie a un provvedimento della Finanziaria 2002 (uno dei punti forti del programma elettorale della Casa delle libertà, che sicuramente ha avuto un peso nella vittoria del 2001). In poche righe l’istituto previdenziale ha spiegato che gli arrotondamenti al milione goduti da entrambi coniugi dovevano essere revocati perché, sommandoli, il loro reddito complessivo finiva per essere superiore al tetto massimo oltre il quale il beneficio non è più dovuto: 11.503,44 euro annui per la coppia. Il caso, emerso in una lettera scritta al Manifesto da un parente di due pensionati che si sono visti recapitare la revoca dell’Inps lo scorso 13 dicembre, contiene almeno tre paradossi. Il primo è che se i due pensionati non fossero stati sposati, sempre in assenza di altri redditi, avrebbero potuto continuare a percepire ciascuno la propria maggiorazione.

Il secondo paradosso è che proprio l’aver percepito entrambi la maggiorazione ha portato i due coniugi a superare il tetto massimo per ottenere il beneficio. Un limite che prima, mettendo insieme i loro precedenti redditi, non superavano.
La terza singolarità sta ne fatto che, nel caso specifico illustrato dalla lettera al quotidiano, avendo dovuto subire i coniugi la riduzione dei trattamenti uno a 379 euro e l’altro a 360, oggi entrambi sarebbero di nuovo nella condizione di chiedere la maggiorazione al milione di vecchie lire. Salvo vedersela revocare ancora una volta.

«Queste sono soltanto alcune delle incongruenze contenute in quel provvedimento - commenta Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl -. Anche per questo l’iniziativa del milione, che nelle intenzioni era lodevole e positiva, è stata un mezzo fallimento». Secondo dati del sindacato, su 6 milioni di aventi diritto, hanno richiesto il beneficio solo 2-3 milioni di pensionati. In questo modo, metà della somma stanziata a copertura del provvedimento (più di 4 mila miliardi di vecchie lire) è stata reincamerata dal Tesoro.

«Il problema - spiega Baretta - è che molti pensionati non sapevano di poter ottenere il beneficio. Alcuni hanno preferito non privarsi di altri redditi solo per rientrare nella soglia necessaria per l’aumento».
Quei pensionati che invece la domanda per ottenere il milione l’hanno presentata, percependo pure il trattamento a partire dal 2002, potrebbero ancora perderlo, come è accaduto ai coniugi della lettera. Negli ultimi mesi infatti l’Inps ha completato la campagna reddituale per gli anni 1999-2001.

In pratica l’istituto ha chiesto ai pensionati di comunicare l’ammontare e la composizione del loro reddito. In questo modo ha potuto verificare se i titolari di pensione avessero davvero diritto ai trattamenti già percepiti. In alcuni casi queste verifiche comportano conguagli a favore del pensionato. In altri, come nel caso in questione, possono determinare una revoca dei benefici. Soprattutto quando si tratta di coppie. L’Inps infatti possiede solo i dati relativi ai singoli titolari. Ecco perché, per verificare la situazione previdenziale relativa a due coniugi l’istituto deve attendere la loro autodenuncia.

Antonella Baccaro
Corsera

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