Domanda di grazia a Gesù
Vincenzo Andraous - 06-01-2004
C'e' l'uomo della condanna e c'è l'uomo della pena, c'è il viaggio di ritorno lento e sottocarico a fare da ponte con l'umanità ritrovata

Ho partecipato alla S. Messa di Natale, ma non a quella di mezzanotte come avrei voluto, bensì a quella di mezzogiorno del 25, perché nonostante 30 anni di carcere scontati, dieci di permessi e di lavoro esterno, tre in regime di semilibertà come tutor nella Comunità Casa del Giovane di Pavia ad accogliere e accompagnare giovanissimi e ragazzi in difficoltà, rimango un uomo detenuto, a cui ancora non è concesso di decidere l’ora di una Messa da ascoltare.

Sì, un uomo detenuto, inchiodato a quel fine pena mai, che mi porto addosso da tre vite.

Un uomo detenuto, semilibero, ma non abbastanza da poter decidere una Messa, un incontro, una parentesi quadra piuttosto che tonda, figuriamoci graffa.

Trent’anni detenuto, per tanti anni a rimestare colpa-pena-puniziome, anni a perdere e a ritrovare, anni importanti che passano, più ancora di quelli a venire.

Sono un uomo detenuto, per legge, per norma, per etica, per trent’anni lo sono stato, e lo sono ancora a dispetto dei Sofri, dei Signori Bianchi e dei Signori Rossi, che di grazia non ricevuta inciampano nella speranza di una firma in calce su qualche protocollo di intesa che non giunge mai.

Trent’anni alla catena, perché sprovvisto di innocenza, di proclami e dichiarazioni di estraneità ai fatti, dunque trent’anni in una cella per il male perpetrato.

Giustamente ho trent’anni sottocarico sulle spalle, giustamente perché ne ho tutta la responsabilità.

Trent’anni non sono una vita, né due, come si dice nei film, o nei sentito dire, infatti sono la vita che fugge via.

Rimango un uomo detenuto, nonostante gli affetti ritrovati, i pregiudizi allontanati, il rientro a titolo nel consorzio umano, sociale e nazionale.

Nonostante il lungo viaggio di ritorno.

Trent’anni per pagare il conto-debito-dazio alla Giustizia, quella Giustizia equa, perchè consente di comprendere l’interesse collettivo per una pena improntata al tentativo di riparazione ai drammi consumati.

Trent’anni forse sono sufficienti per osare alleviare le lacerazioni imposte agli innocenti.

Forse possono bastare per accorciare le distanze e avvicinarci a un perdono che non sarà mai facile scorciatoia alla sofferenza.

Sono andato alla S. Messa di Natale, non a quella di mezzanotte, ma a ben pensarci seppure in ora diversa a causa del fuso orario imposto dalle prescrizioni, Gesù è nato anche per me, quanto basta per crederci davvero.

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