breve di cronaca
Dividersi, un virus da eliminare
Scuolaoggi - 07-01-2004
A proposito del dibattito sui risultati delle elezioni delle RSU e sulle prospettive politiche e sindacali di questa fase. Francamente non si capiscono le ragioni del "dissenso" espresse da Wolfango Pirelli rispetto al commento introduttivo pubblicato da ScuolaOggi (commento non firmato, quindi redazionale). Non si capiscono soprattutto perché, almeno in apparenza, non vi sono antinomie o affermazioni inconciliabili. Si può comprendere la legittima soddisfazione del Segretario regionale della Cgil scuola nel sottolineare il buon risultato elettorale ottenuto, ma in quell'articolo si dicono sostanzialmente due cose. Primo: che il successo della CGIL Scuola nelle elezioni delle RSU - in Lombardia come altrove - è fuori discussione (così esordisce il commento). Secondo: che laddove più forte è stato "l'impulso unitario" (e quindi la concreta unità d'azione con la Cisl in particolare, si presume) la Cgil non ha perso voti, semmai ne ha guadagnati ("ci sembra di poter affermare che la CGIL Scuola vince ovunque ma vince di più dove più opera unitariamente, la cooperazione tra i sindacati confederali su obiettivi condivisi premia più della competizione identitaria").

Qual è allora il problema? Sostiene Pirelli che la Cgil scuola in Lombardia ha avuto un importante risultato, "cosi come è stata premiata la Cgil scuola di Milano che, da sola, ha promosso iniziative contro la L.53 ed a difesa del tempo pieno". Non c'è dubbio. Resta il fatto appunto che una delle più grosse e riuscite iniziative contro la riforma Moratti e in difesa di scuola pubblica e Tempo Pieno a Milano sia stata indetta e gestita dalla sola Cgil scuola e non unitariamente (questa è una constatazione, un dato "obiettivo", al di là delle interpretazioni, delle motivazioni recondite, ecc.). Sicuramente ciò ha contribuito al buon risultato della Cgil scuola, ma il punto resta un altro: se questa iniziativa fosse stata unitaria, indetta insieme alla Cisl e magari con il coinvolgimento diretto dei vari Coordinamenti e Comitati, la Cgil scuola avrebbe forse perso qualcosa, in termini di credibilità, ruolo significativo e consensi? E ancora: vi sarebbe stata forse meno "partecipazione"?

Sostiene ancora Pirelli che "il problema non è se si è unitari o no, ma su cosa e per quali obiettivi". Profondamente giusto e condivisibile. Cerchiamo allora di fare un passo avanti. Lasciamoci alle spalle la fase della "competizione elettorale" fra le diverse componenti sindacali e guardiamo alla sostanza. Ripartiamo allora da qui: unitari, su che cosa e per quali obiettivi ?

Se guardiamo sul versante dei "movimenti" (includendo in questa "galassia" sia i Coordinamenti dei docenti in difesa del Tempo Pieno sia i vari Comitati dei genitori che si sono costituiti in tante scuole) osserviamo una larga ispirazione unitaria proprio sui temi in questione (in primis il ritiro del decreto sulla primaria). Basta entrare nel sito di Retescuole per rendersene conto. Lì si sottolinea che "a livello milanese non vi è stato ancora un momento unitario dove si potesse esprimere l'opposizione che viene dalle scuole" e da lì viene la proposta di costituire un Comitato in difesa della scuola pubblica (sulla scia, pensiamo, del "tavolo bolognese") e l'invito-appello a tutte le scuole, alle organizzazioni sindacali, ai gruppi e partiti politici, ai movimenti della società civile per organizzare insieme una manifestazione cittadina in difesa della scuola pubblica.

Se guardiamo sul versante sindacale, la CISL scuola nazionale, forse dopo qualche tentennamento iniziale, ha espresso nel corso della manifestazione sindacale unitaria di Roma una posizione chiara e decisa. Ha dichiarato recentemente Daniela Colturani, Segretario generale della CISL scuola (vedi sito Cisl scuola):
"Per noi resta ancora in piedi la rivendicazione della qualità dell'offerta formativa anche attraverso il mantenimento e la difesa del tempo pieno e del tempo prolungato quali originari modelli educativi e didattici legati alla programmazione scolastica e non come "sommatoria" di pacchetti orari meramente opzionali. E' inaccettabile cancellare dall'ordinamento e dalla prassi scolastica un'esperienza di grande e condiviso spessore culturale, educativo e sociale.
Abbiamo chiesto a gran voce il ritiro del Decreto per l'impianto che consideriamo di per sé non emendabile anche per la non coerenza di molte scelte con i principi di delega contenuti nella legge 53/2003. La nostra azione continua affinché, oltre alle modifiche proposte dalla Conferenza Stato-Regioni, venga riconsiderata l'intera impostazione del Decreto e ne vengano espunte le disposizioni di natura organizzativa e didattica che comprimono l'autonomia delle scuole (…)".

E' sufficiente? Ci sembra francamente che tutto questo basti e avanzi. Se poi vogliamo considerare retrospettivamente la storia della scuola milanese, non possiamo dimenticare il contributo fondamentale dato da un pezzo del mondo cattolico e di area CISL alla costituzione stessa del Tempo Pieno (basti ricordare, ancora una volta, Silvano Federici e il suo insegnamento culturale e pedagogico).

Allora, bisogna evitare, a questo punto, di rimanere fermi alla rivendicazione della propria identità di parte (legittima ma non sufficiente) e gettare il cuore oltre lo steccato, con l'obiettivo preciso di costruire la più ampia unità di forze in difesa della scuola pubblica e del tempo pieno (anche questo, appunto, è un "obiettivo"). Bisogna insomma evitare nella maniera più assoluta di riprodurre più o meno consapevolmente uno schema (deleterio) già noto a sinistra. Ci riferiamo, ad esempio, al dibattito in corso nell'Ulivo sull'apertura o meno a Di Pietro, ai movimenti e/o al rapporto con Rifondazione, all'attrazione fatale per ciò che divide prima ancora che per ciò che unisce…. Occorre capire che è possibile ottenere risultati concreti (e vincere) solo se si è uniti, mobilitando in maniera unitaria lo schieramento più ampio possibile.

Per questo non si può che condividere pienamente quanto scritto nel commento di Scuola Oggi: sul piano sindacale (nazionale) occorre mettere a punto al più presto possibile una piattaforma e un percorso di iniziative unitarie ("una iniziativa unitaria nazionale che affermi in modo chiaro e specifico il no di merito degli operatori scolastici al decreto, l’impossibilità di attuazione dal prossimo anno scolastico, la necessità di confronto e consultazione della scuola reale").

Sul piano locale, se non si vuole continuare con la logica delle "dieci, cento iniziative, ma separate" o degli appelli alla mobilitazione secondo le varie sigle, sindacali, associative, ecc. ed il procedere "in ordine sparso", resta una sola strada percorribile: quella unitaria. La Cgil scuola, dopo l'ottimo risultato elettorale conseguito, abbia questa capacità propositiva e lungimiranza. In questo senso: auguri di buon anno e di buon lavoro !

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