Mozione a Figline Valdarno
Cinzia Montagnani - 05-01-2004
Il Collegio dei Docenti del Circolo Didattico di Figline Valdarno, riunitosi nella seduta del 15/12/2003, intende esprimere alcuni pareri in merito ai cambiamenti che dovrà subire la scuola italiana in seguito alla Legge 53/2003, ai successivi D.M. 61/2003, C.M. 62/2003, C.M. 69/2003 e Decreto applicativo del 12/09/2003.
Il Collegio esprime critica e opposizione al progetto di riforma e ritiene inaccettabile e inadeguato il metodo, poiché si vuole attivare il nuovo modello di scuola con una campagna di informazione e condivisione impostata dall’alto e senza alcuna reale consultazione di insegnanti e genitori.
Il Collegio pertanto critica l’intero impianto della riforma, in particolare nei seguenti punti contenuti nel Decreto del 12 settembre:
- La mancata salvaguardia dei principi e degli spazi di autonomia organizzativa, didattica e culturale delle scuole. Il decreto, infatti, regolamenta nel dettaglio gli aspetti organizzativi che spettano invece all’autonomia (come la configurazione del team docente, l’articolazione delle funzioni, la definizione degli ambiti disciplinari, ecc.), inserendo fra le discipline gerarchie che non sono giustificate sotto l’aspetto pedagogico mentre sono estranee alla cultura professionale dei docenti.
- La mancata garanzia della quantità e della qualità del tempo scuola obbligatorio per gli allievi (e le famiglie). Il decreto ne propone infatti una notevole riduzione mentre non si esprime sulle condizioni concrete (come l’organico docente e la compresenza) indispensabili per progettare e costruire percorsi didattici ed esperienze di apprendimento di qualità. La flessibilità ipotizzata dal decreto, invece, finisce con impoverire l’offerta formativa della scuola, in una logica del tutto marginale e facoltativa: infatti, le attività opzionali non saranno l’estensione delle attività del mattino ma potranno riguardare le attività più disparate, anche con esperti esterni.
- La cancellazione, di fatto, del tempo pieno. Il tempo pieno ha rappresentato un elemento importante del ruolo e del modello pedagogico della scuola pubblica. Tale modello viene invece stravolto con la proposta di una somma di ore, una semplice operazione aritmetica (27 più 3 più 10). Le dieci ore di mensa non sono indicate nel decreto ma solo nel commento allegato: non si capisce come devono essere organizzate e vengono poste fuori dal tempo scuola. In pratica c’è una somma aritmetica dei tempi e il tempo pieno (nemmeno nominato) è sostituito di fatto con un parcheggio.
- L’introduzione del docente-tutor. Nella legge delega 53 non è presente questa figura, mentre compare nel decreto, che in tal modo si assume, secondo noi, un eccesso di delega, oltre il mandato della stessa legge 53. Inoltre, senza contare i colpi inferti ai principi di collegialità, responsabilità, contitolarità tra docenti, le funzioni attribuite al tutor disegnano una posizione gerarchicamente superiore rispetto agli altri docenti, con l’ulteriore aggravante che gli viene assegnato un orario frontale ridotto, in contrasto con il contratto di lavoro che all’art. 26, comma 5, prevede settimanalmente per tutti i docenti della scuola elementare 22 ore di insegnamento e 2 di programmazione.
- L’anticipo scolastico. Secondo la legge in una stessa classe potrebbero esserci bambini che hanno fino a 20 mesi di differenza d’età. Questo, lontano da un effettivo arricchimento, finirebbe solo per rendere più difficile il lavoro didattico, nella prospettiva di una diminuzione di organici e di scomparsa delle compresenze tra docenti.
- Il dubbio sugli organici. Il decreto parla di organico di istituto e di eventuali contratti con esperti esterni ma non chiarisce quali siano i criteri per la determinazione degli organici e se, soprattutto, sia ancora possibile poter fruire dei tempi di compresenza. Purtroppo, visto che gli organici non sono materia di contrattazione sindacale, questo tema delicato e cruciale sarà trattato al di fuori della scuola (vedi legge finanziaria, decreti collegati, …)
- Le abrogazioni. Il decreto, nella parte finale, elenca numerose abrogazioni di articoli riguardanti il Testo unico del 1994. Con un procedimento apparentemente neutro e tecnico in realtà vengono modificati aspetti sostanziali dell’attuale scuola di base, dalle finalità educative alla continuità, dagli orari di funzionamento all’assegnazione dei docenti, dalle dotazioni organiche alla scomparsa del tempo pieno.

A nostro avviso la scuola si presenta senz’altro meno forte e autorevole, senza un progetto da proporre ma con una serie di servizi da vendere.

Per questi motivi il Collegio dei docenti del Circolo Didattico di Figline Valdarno dichiara di essere contrario allo stravolgimento degli attuali ordinamenti della Scuola dell’Infanzia, Elementare e Media e alla cancellazione del Tempo Pieno e Prolungato.
È convinto inoltre che non si può arrivare a gennaio senza riferimenti normativi certi. Occorre quindi che l’iter procedurale si concluda in tempi utili, in modo da avere indicazioni precise, prima della data di avvio delle iscrizioni degli alunni per l'a.s. 2004-2005. Infatti, l’approvazione del decreto da parte della Conferenza unificata avvenuta lo scorso 10 dicembre non costituisce di per sé la conclusione del percorso legislativo.
Ribadisce inoltre la scelta già fatta di non essere disponibile ad attivare eventuali sperimentazioni della Riforma prima della definitiva approvazione della stessa.

Per le ragioni sopra ricordate il Collegio Docenti del Circolo Didattico di Figline Valdarno, dopo aver approvato il presente documento, delibera che venga trasmesso al MIUR, al Direttore Scolastico Regionale, alle Organizzazioni Sindacali e ai principali quotidiani.

Approvato dal Collegio in data 15 dicembre 2003

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