breve di cronaca
Alternanza scuola - lavoro
Cgilscuola - 18-12-2003

Si è svolto nel pomeriggio di mercoledì un incontro di natura tecnica al Miur su un’ipotesi di decreto attuativo dell’art. 4 della legge 53/03, relativo all’alternanza scuola lavoro.
All’incontro erano presenti, oltre ai rappresentanti dell’amministrazione, le OO.SS. Cgil Cisl Uil, confederali e di categoria.
La dott.ssa Nardiello introducendo i lavori, ha sottolineato il carattere tecnico dell’incontro, finalizzato ad ascoltare il parere dei sindacati, su un testo che costituisce una prima bozza, curata dal Ministero, e che dovrà essere sottoposto al parere delle associazioni datoriali, per poi iniziare l’iter istituzionale vero e proprio: il confronto formale con le parti sociali, le regioni, per poi approdare alla Conferenza Unificata e alle competenti Commissioni parlamentari.
Come Cgil scuola abbiamo innanzitutto ribadito che per noi l’alternanza scuola lavoro è una metodologia didattica che, alla stessa stregua di altre, deve essere a disposizione delle singole istituzioni scolastiche che, nell’esercizio dell’autonomia didattica, decidono se e come adottarla. In alcun modo può costituire un ulteriore percorso formativo, che si va ad aggiungere ai due percorsi ( liceale e dell’istruzione e formazione professionale) previsti dalla legge 53/03. Come noto noi respingiamo il carattere duale del sistema di istruzione delineato dalla legge 53 e la previsione di un ulteriore canale aggraverebbe il nostro giudizio già fortemente negativo sulla legge nel suo complesso.
Abbiamo, inoltre, ribadito che per quanto attiene alle caratteristiche delle imprese ospitanti, vanno definiti criteri di qualità, legati ad esempio alla legalità, al rispetto delle norme, dell’ambiente, ai modelli produttivi adottati etc. Insomma non deve accadere che i ragazzi possano essere inseriti ad esempio in aziende colluse con la mafia, che inquinano, che non rispettano le normative fiscali e di sicurezza sul lavoro o tecnologicamente arretrate.
Nel merito della bozza presentata:
· abbiamo sottolineato l’assenza delle organizzazioni sindacali: ciò è in linea con l’art. 4 della 53, ma noi respingiamo l’accezione di parti sociali ridotta alle sole associazioni imprenditoriali
· Il fatto che si utilizzi anche nella bozza l’espressione “intera formazione” in alternanza, presente nell’art.4 della 53, sta a confermare l’ipotesi di un ulteriore percorso formativo, cui destinare o una classe o un gruppo specifico di alunni e nega quindi la possibilità che sia una modalità didattica utilizzabile dentro il curricolo ordinario di qualunque classe e di qualunque indirizzo della sec. sup. Come è pensabile infatti sviluppare l’intera formazione in alternanza nei licei, e soprattutto nei licei delineati dal documento di Fiuggi della primavera scorsa?
· Non si fa alcun cenno al coinvolgimento del sindacato aziendale: ancora una volta si ribadisce che inserire questi ragazzi non è un fatto che riguarda il sindacato, che invece in molte esperienze svolge anche una funzione di controllo sociale sull’alternanza, nel senso che ne “garantisce” in qualche modo l’uso corretto e non quello distorto di sostituzione gratuita di manodopera
· Il rinvio alla legge 30/53 e il contestuale riferimento alla legge 196/97 crea confusione: come si conciliano quelle norme fra loro e con queste? Si sovrappongono o si sostituiscono? dalla lettura dei testi non solo non è chiaro, ma parrebbe che questi istituti si affianchino: ma allora quale prevale? Chi lo decide? Inoltre, se l’alternanza, come risulta da questa bozza, è costituita da periodi di inserimento lavorativo, la domanda che sorge spontanea è: la normativa di riferimento è quella della legge 30, mercato - lavorista o è la 53, sull’istruzione? Insomma queste esperienze hanno finalità formative o piuttosto addestrative, piegate verso il lavoro e quindi non affatto trasversali a tutti gli indirizzi della superiore?
· Sempre dal testo presentato si evince in più parti che l’alternanza non riguarderebbe tutti gli studenti ma solo un parte. Ma se, come noi sosteniamo, è una metodologia didattica deve rivolgersi a tutti, altrimenti diventa un altro percorso formativo, per alcuni. Quali: i più bravi o i più deboli?
· Sulle finalità dichiarate risulta prevalente quella addrestrativa, professionalizzante, con buona pace della cultura del lavoro dentro i percorsi scolastici. Così va in soffitta la cultura, e rimane il lavoro.
· Manca qualsiasi indicazione oraria, qualunque riferimento al rapporto tra aula ed extra scuola: a parte il fatto che quindi ognuno ( le regioni, le singole scuole, chi?) deciderà per proprio conto, ciò significa che saremo in presenza ancora una volta di tanti percorsi, molto diversi fra loro, per i quali è difficile dire che rispondono ad un criterio minimamente unitario. A quel punto avremmo un curricolo, nominalmente uguale che può essere svolto con orari e discipline diversi. Per convenzione si stabilisce che sono uguali, ma dentro possono essere molto diversi, persino tra scuola e scuola, visto che le convenzioni si fanno a quel livello. Parlare di sistema nazionale diventa sempre più difficile e la prospettiva si conferma sempre più quella di un sistema ad arlecchino!!!!.
· Rispetto al curricolo ordinario,le ore impegnate nelle esperienze di lavoro si aggiungono o si tolgono alle ore del curricolo? si sostituiscono alle discipline? Se si a quali? E il personale impegnato in quelle discipline come viene considerato? Che ripercussione ha questa impostazione su organici, definizione del soprannumero……?
· Il tutor per l’alternanza è una figura che abbiamo sempre richiesto, presente nelle sperimentazioni realizzate in questi anni dalle scuole: si tratta di capire come viene designato, e a quali condizioni organizzative.
Dalla lettura del testo sembrerebbe che si voglia intervenire per decreto su materia di competenza contrattuale! E questo non lo possiamo consentire.
· La regionalizzazione degli Istituti tecnici e professionali, e quindi il doppio canale, pare essere considerata cosa già fatta!!!! E su questa impostazione noi siamo decisamente contrari.
Essa verrebbe confermata anche dal punto di vista del finanziamento. Il Miur non ci mette un cent. Le risorse indicate sono esattamente quelle che finanziano i sistemi regionali di Formazione Professionale. Anche da questo punto di vista l’alternanza appare come operazione che si ritiene riguardi i sistemi regionali.
L’incontro si è concluso con l’impegno da parte dell’Amministrazione a raccogliere le osservazioni delle organizzazioni sindacali e quelle che emergeranno negli incontri previsti con le altre forze sociali e a riferire al “decisore politico”; appare quindi probabile la stesura di un nuovo testo.

17.12.2003

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 Anna Pizzuti    - 20-12-2003
Una richiesta alle Organizzazioni sindacali tutte:

perché non rendere pubblici i documenti che il MIUR produce durante queste trattative?

Non hanno, questi due anni e più insegnato che la mancanza di informazioni è una precisa strategia del MIUR? Che serve a nascondere le inadeguatezze culturali, a travisare gli obiettivi veri e, nello stesso tempo, a rallentare e, magari, a vanificare l’organizzazione di una risposta da parte di chi non è d’accordo?
Non basta pubblicare i commenti e le osservazioni. E’ più importante far circolare le intenzioni del governo. Sono queste, chiaramente esplicitate, pur nella loro confusione, anzi proprio per la loro confusione, a far rendere conto anche a chi non vuole sentire e sapere, di quanto sia grave quello che sta accadendo.
Le vicende della mobilitazione sul tempo pieno ci hanno dimostrato che il dissenso, una volta che le intenzioni reali vengono rese pubbliche, esiste ed è forte. Vorrei far notare, però, che il problema era (e resta) non certo meno grave, ma più immediatamente percepibile in termini di distruzione di un modello e negazione di diritti.

La mobilitazione contro il doppio canale sarà più difficile, più faticosa, presupporrà discussioni sul argomenti che risultano – senza purtroppo esserlo – lontani, appesantiti da terminologie giuridiche, quasi per addetti ai lavori. Un’arma vincente, temo, nelle mani della maggioranza.

Non deve preoccupare nemmeno il fatto che quei documenti siano “bozze”. Il MIUR sta perseguendo lo sfascio della scuola a colpi di bozze.
Per piacere, un po’ di sana e democratica controinformazione, da parte di chi può.

Il commento

Osservazioni analoghe a quelle presenti in questo documento, vengono prodotte dalle Organizzazioni Sindacali al termine di un incontro sugli standard minimi da conseguire al termine dei percorsi fissati dalle convenzioni che hanno sostituito l’obbligo scolastico.
A testimonianza che il MIUR affronta il problema con categorie interpretative ed organizzative comuni.

Questo rafforza la mia opinione che sia le convenzioni che l’alternanza siano niente altro che le prove generali di distruzione dell’istruzione professionale.

Il problema non è il passaggio alle regioni secondo quanto stabilito dalla riforma del titolo V; il problema è la contestuale trasformazione dell’istruzione in formazione professionale, l’unica che le regioni, ad oggi, sanno fornire (e lasciamo stare i modi).

La riforma del titolo quinto stabilisce che lo stato ha legislazione esclusiva in merito alle norme generali sull'istruzione; mentre sono materia di legislazione concorrente l' istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale.

L’indicazione è precisa: istruzione. Solo dopo aver chiarito questo punto fondamentale, lavoriamo a tutti i percorsi possibili per differenziare ed articolare le offerte formative.

Sull'argomento vedi anche Sul sistema duale e le prospettive delle superiori di Antonio Valentino