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Rapporto sulle politiche contro la povertà e l'esclusione sociale
RAB - 17-12-2003




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 Vita no profit    - 19-12-2003
UE: 55 milioni a rischio povertà
In Italia allarme giovani


In sei anni, dal 1995 al 2001, la popolazione minacciata dalla poverta' in Europa e' passata dal 17% al 15%, ma le persone a rischio restano sempre piu' di 55 milioni. L'Italia, insieme alla Spagna, con il 19%, supera la media europea, preceduta solo da Irlanda (21%) e Grecia (20%). Minori e giovani i piu' vulnerabili: un bambino su cinque e' a rischio poverta' ed uno su dieci vive in una famiglia senza reddito. Il quadro disegnato dalla Commissione europea, che oggi ha lanciato un nuovo appello agli stati membri per un maggior impegno nella lotta contro l'esclusione sociale, per l'Italia punta l'attenzione soprattutto sui giovani dai 18 ai 24 anni: uno su quattro e' a rischio poverta', contro una media europea che si ferma al 18,5%. La causa di questa situazione, che accomuna all'Italia anche Spagna e Portogallo, e' da ricercare, secondo il rapporto realizzato da Bruxelles, soprattutto nel precoce abbandono scolastico che non consente ai giovani di avere le qualifiche necessarie per fare fronte alla rapida trasformazione della societa' globale. L'Italia con una percentuale del 29%, contro una media Ue del 18,5%, e' dopo il Portogallo (43,1%) il paese con il piu' alto tasso di abbandono scolastico in Europa. Ma gli indicatori di poverta' e di esclusione sociale contenuti nel rapporto evidenziano altri dati negativi per l'Italia: e' al primo posto per disoccupati di lunga durata (12 mesi) e lunghissima durata (24 mesi) che rappresentano rispettivamente il 5,8% e il 4,3% della popolazione attiva contro una media Ue del 3,1% e del 2%. Finora gli stati, sottolinea la Commissione europea, hanno attuato un largo ventaglio di politiche contro l'esclusione sociale ed in alcuni casi sono stati raggiunti anche risultati concreti: Belgio, Germania, Portogallo e Gran Bretagna, ad esempio, sono arrivati a ridurre il rischio globale di poverta' di almeno il 3% dal 1995 al 2001. Secondo lo studio di Bruxelles, tuttavia, sono soprattutto i paesi che investono di piu' in protezione sociale, come quelli del nord Europa, a registrare il livello di piu' basso di poverta': la Svezia si ferma infatti al 10%. Sei le priorita' indicate oggi dall'esecutivo guidato da Romano Prodi per poter raggiungere l'obiettivo di Lisbona, ossia quello di eliminare la poverta' entro il 2010: investire in politiche attive del mercato del lavoro, favorire appropriati sistemi di protezione sociale, promuovere l'accesso all'abitazione di coloro che sono piu' a rischio poverta', concentrare gli sforzi per prevenire l'abbandono prematuro della scuola e facilitare un passaggio dolce dalla scuola al lavoro, contrastare la poverta' infantile e quella degli immigrati e delle minoranze etniche. La strada da seguire, per Bruxelles, e' quella di un sempre maggiore coordinamento tra gli stati, di un maggior coinvolgimento delle realta' territoriali e locali e della societa' civile.

Di seguito una tabella che illustra per ogni paese Ue la percentuale di persone a rischio poverta' nel 1995 e nel 2001:


paesi 1995 - 2001
UE 20 - 19
ITALIA 20 - 19
BELGIO 16 - 13
DANIMARCA 10 - 11
GERMANIA 15 - 11
GRECIA 22 - 20
SPAGNA 19 - 19
FRANCIA 15 - 15
IRLANDA 19 - 21
LUSSEMBURGO 12 - 12
OLANDA11 - 11
AUSTRIA 13 - 12
PORTOGALLO 23 - 20
FINLANDIA// - 11
SVEZIA // - 10
GRAN BRETAGNA 20 - 17


 Dario Di Vico - Corriere della Sera    - 30-12-2003
«Più valori» «No, garanzie» Gli appelli del ceto medio

Ansie e speranze di una parte di società che si sente sempre più sola


L’impoverimento del ceto medio italiano è molto di più della semplice (quanto vistosa) perdita del proprio valore d’acquisto. Lo si capisce leggendo le e-mail dei lettori che nelle ultime cinque settimane hanno commentato l’inchiesta Profondo Italia. L’impoverimento è la dolorosa presa d’atto che alcuni valori-simbolo come la moderazione, la laboriosità, il merito, la mobilità sociale, hanno subito sul mercato una colossale svalutazione. E per la classe media, quella che in Italia - come sostiene il sociologo Arnaldo Bagnasco - ha garantito un equilibrato compromesso tra efficienza economica, coesione sociale e libertà politica, equivale a uno shock. Prima di chiedersi se è vero o no che il Paese sta declinando, un pezzo importante della società ha già interiorizzato la retrocessione. Scrivendo al forum di corriere.it i lettori ringraziano il giornale di aver raccontato le loro ansie e in quei ringraziamenti c’è da registrare qualcosa di nuovo. La classe media dopo aver fatto per decenni da base elettorale ai partiti al potere, oggi scopre di non aver santi in paradiso. Da qui la ricerca di un’agorà, di una piazza giornalistica ed elettronica che serva a dar voce alla loro solitudine e la trasmetta alla politica. Se il bipolarismo doveva servire ad avvicinare politica e società, il segnale che arriva è di un lavoro perlomeno incompiuto.
Ma quali sono le richieste che emergono dal profondo della società italiana? Una parte significativa, anche se forse minoritaria, chiede di restaurare le vecchie condizioni, di ridare certezza alla tradizionale capacità dei ceti medi di cavarsela da soli. Di rimuovere le condizioni del declino per far ripartire la crescita spontanea. Un’altra parte, decisamente più consistente, chiede invece nuove garanzie, chiede di ridisegnare le politiche pubbliche, di riadeguarle all’era dei senza-Bot e degli affitti alle stelle. Ma come ha scritto sul forum l’ex ministro Tiziano Treu non si può contrastare l’impoverimento «con politiche redistributive e compensative di tipo classico». Il welfare «riparatorio» può funzionare solo per casi e settori marginali, non quando «è colpito, come oggi, il grosso del ceto medio». La strada, dunque, è più tortuosa e difficile. L’Italia del 2004, anno elettorale, avrà bisogno di più riforme, di più innovazione e allo stesso tempo però non potrà non guardarsi dentro, non potrà non rispondere alla solitudine del ceto medio. Dovrà conciliare l’adozione di provvedimenti capaci di rimettere l’economia al passo dei concorrenti con la capacità di rassicurare chi si è scoperto vulnerabile. Quanto a Profondo Italia, continuerà a fare il suo lavoro. A raccontare la società e i suoi mille protagonisti.