Storia semplificata
Concetta Centonze - 16-12-2003

La situazione è esplicita: un solo uomo possiede l’Italia; una sorta di signoria affaristica neomedicea si è pienamente affermata.
Per professione e per carattere stamani mi sono interrogata sulle cause remote e recenti mentre mi si affollavano alla mente ricordi di brani senecani sulla tirannide, sui benefici, sul consenso, sui mores.
In sintesi: il modello americano, che si è affermato nel dopoguerra, ha favorito la mentalità idolatra che mira ad un pragmatismo spicciolo e all’identificazione dello star bene con il benessere, cioè con il possesso di cose inanimate.
L’ecclesia carnalis, per timore dell’ ateismo della sinistra, si è compromessa con il materialismo di destra trovando cavilli e giustificazioni nei fori ecclesiatici tra i principi della chiesa che, oso temere, non credono nemmeno in Dio; giustificazioni e cavilli per ammantare la corruttela pubblica e privata dei suoi alleati politici.
Il radicalismo ha creduto di demistificare il valore della vita e della famiglia in nome di una libertà disumana perché deprivata del senso di responsabilità e del limite.
In questo orgoglio luciferino è montato il qualunquismo di una generazione dopo l’altra: perché, allora, meravigliarsi se lo sballo ha preso il posto dell’impegno civile? Se una sottocultura che mescola gossip, patetismi, bravate, nudità, buonismi, ha prodotto una delle maggiori punte di provincialismo della nostra storia?
La conseguenza di questa cultura da strapaese - anche se globale - ha cancellato la differenza tra reale e virtuale, ha sovvertito il calendario dandoci in preda di un carnevale nevrastenico e perenne.
In una parola siamo stati derubati di tutto e, soprattutto, di noi stessi.
Ricordo un libro di qualche hanno fa, “Quando eravamo povera gente” e lo correggerei: una volta eravamo gente povera, oggi siamo povera gente che ha perduto tutto, dignità e democrazia.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 16-12-2003
E' giusta l'analisi, ma non appare la soluzione per contrastare questo modello di vita importato.

 Elia Pietro    - 30-12-2003
Carissima Concetta,
condivido in tutto il tuo pensiero. Ma come uscire da tale situazione? Forse un terremoto di inimmaginabile dimensioni può essere la soluzione per ricominciare tutto d'accapo. Non voglio essere catastrofico ma alternative non trovo per ricominciare da zero.
Pietroelia.

 Caelli Dario    - 04-01-2004
Noto una certa separazione tra i concetti esposti. Una cosa è la situazione di Berlusconi. Nel bene e nel male. Con tutte le problematiche del caso che devono essere risolte per il bene di tutti in modo chiaro e univoco.
Altra cosa è il degrado della cultura. Di cui condivido l'analisi. Ovvero si sono perse le radici della nostra cultura per buttarsi nelle mani del materialismo consumista che fa stare bene tutti. Tolto un riferimento chiaro all'ultraterreno, come era la religione cristiana autentica, e ridotta in molti casi la pratica religiosa a qualcosa di superficiale oltre misura, scoperto che i beni materiali non rendono felici, ma esserne senza rende ancora più tristi, anestetizzato il bisogno di riflettere su se stessi, sviliti i valori in nome dell'individualismo e di una presunta libertà individuale assoluta che porta a relativizzare tutto tranne ciò che si ritiene giusto fare, corrotte le coscienze che non devono più confrontarsi con nulla, io basto a me stesso, ecco che ciò che resta è una cultura e una società vuote. Senza ideali. Senza spinte verso il futuro. Incapaci di sperare e di guardare oltre l'oggi.
Cosa fare. Io ripartirei dalla domanda: chi sono? Da dove vengo? Dove vado?
Scusate ho ritirato fuori domande che non c'entrano nulla con la vita. La vita è fatta di cose... di affari... di soldi... al limite di persone, non di elucubrazioni.
Io però resto convinto che queste elucubrazioni sono l'antidoto per ricomciare a ragionare e a porsi un orizzonte di vita che allarghi da me stesso agli altri. Se poi non giunge a Dio, pazienza. Ciò che è indispensabile è che apra le persone all'incontro con gli altri e a riscoprire un senso profondo dell'esistere. Solo così si può curare il senso di vuoto che invano si cerca di riempire con false promesse e con falsi idoli. Con uno sballo che è la regola per fuggire dalla monotonia, con una sete di vita che le cose, inanimate, non sanno saziare.
La difficoltà maggiore è quella di riuscire a far capire a gente che vive bene nel vuoto spinto della nostra cultura, che c'è qualcos'altro che ti può dare senso e ti riempie la vita. Che sia il volontariato, che sia l'impegno civile, che sia una rinnovata spiritualità.
Tutte esperienze da cui nascono nuovi stili di vita, nuovi fatti che coinvolgono la nostra esistenza, che ci cambiano la vita e che la rendono più bella.

 Gigi lo Mascio    - 13-02-2005
no,non vale!