Avere un'etica
Emanuela Cerutti - 12-12-2003
Non è un obiettivo scritto sui pof o nei piani di lavoro che faticosamente e diligentemente stiliamo, noi insegnanti, anno dopo anno, disegnando un percorso che contemporaneamente è rotazione e rivoluzione, riguarda il tempo breve della situazione contingente (lo studente, la classe) e quello lungo della responsabilità culturale (il mio mestiere, l'immagine di scuola come istituzione sociale).
Non lo è perchè dell'etica si ha un'idea profondamente individuale, che attiene cioè alla sfera delle motivazioni e ai personali sistemi valoriali su cui regna sovrana una libertà intoccabile.
O perchè si ritiene che fornire un'etica non sia compito della scuola, per la stessa definizione che si dà il suo organo dirigente, il ministero dell'istruzione, a maggior ragione se non più pubblica.
E non lo è giustamente, perchè la scuola accosta l'esperienza dei piccoli e grandi soggetti che incontra e le si aggiunge, allo scopo, questo sì dichiarato, di contribuire ad una miglior organizzazione della loro capacità di "intendere e volere", cioè di compiere scelte, attraverso lo strumento ed il metodo conoscitivo.

Eppure basta entrare in una classe qualunque di scuola elementare, in un qualunque paese europeo, per trovare, appese al muro, le "regole di comportamento", variamente decorate: appese significa dichiarate, dichiarate significa precedentemente elaborate, individualmente e collettivamente, e successivamente accettate insieme al rischio di infrangerle, con tutte le conseguenze del caso.
O basta aprire una programmazione per leggere obiettivi di tipo formativo, che danno un senso globale alle proposte didattiche e ai progetti individuati come migliori, e modalità di intervento che spaziano negli universi molteplici e diversi delle intelligenze, degli stili personali, delle memorie storiche.

Contraddizione?

Da Don Milani abbiamo appreso lo slogan "per tutti e per ciascuno" e lo ripetiamo ormai da tempo, con difficoltà quotidiane innegabili, ma con la convinzione che contenga la soluzione al problema educativo.

Nel "ciascuno" ci mettiamo l'etica individuale, il diritto, il rispetto delle differenze, le diversabilità note ed ignote, evidenti e nascoste, la lbertà come territorio inalienabile.
Nel "tutti" ci mettiamo l'accordo, il dovere, la giustizia, l'equilibrio, il senso di responsabilità, la costruzione di spazi comunemente calpestabili e di linguaggi comprensibili e fruibili.

Così facendo molte barriere cadono e molte verità intoccabili si rivelano come opportunità del momento, modificabili, adattabili, nuovamente attualizzabili, rivedibili.
Penso alle scelte che attraversano i governi europei, dalla fecondazione assistita italiana, al velo francese, lati straordinariamente opposti di un'unica medaglia; penso alle commemorazioni o alle manifestazioni che uniscono e dividono a volte in diretta; penso alle strumentalizzazioni e alla difficile ricostruzione di equilibri, una volta intaccata la fiducia nella capacità rappresentativa di un capo o di un gruppo.

Non c'è contraddizione se accettiamo il gioco degli insiemi e permettiamo ai frammenti colorati, sul fondo del caleidoscopio, di formare un'immagine, nitida e riconoscibile, condivisibile, per lo spazio e per il tempo necessari.
L'attimo dopo sarà già un'altra, forse, e ci riadatteremo, come alle nuove stagioni che ci interrogano: e nessuna fissità, nessun ritorno al passato può evitarci di dover far fronte all'evidenza del cambiamento.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 14-12-2003
L'etica, cara Emanuela o la possediamo o la scambiamo per qualcos'altro. Per mercificazione, per vendita di se stessi, per il raggiungimento di un fine personalistico in cui gli altri non possono e non debbono entrarci. Certo ognuno di noi ha un suo concetto di etica, in parte appartenente al proprio DNA, in parte acquisito dalle proprie esperienze di vita.
Ritornando all'etica, essa a mio avviso in una società democratica è doveroso che si persegua con il contributo di tutti per delinearla e poi descriverla, proprio come le regole che sono appese sui muri di moltissime scuole italiane e di tutto il mondo. Ciò di cui al contrario mi sto accorgendo , cara Emanuela, è che, purtroppo, si sta cercando in ogni modo e con ogni mezzo, cominciando dai piccoli atti quotidiani, di cancellare del tutto proprio questo termine che ha fatto riflettere i filosofi ed i pensatori di ogni secolo e che distingue l'uomo dallo zombi. E, se questo avverrà, allora vorrà dire che l'uomo ha toccato il fondo più oscuro di se stesso e non avrà più dignità, in quanto adattarsi ai cambiamenti che non si condividono o che ti stanno stretti, troppo stretti, vuol dire che stai giocando con la tua vita massacrandola e sbriciolandola dal di dentro della tua stessa anima.
Questo tema molto impegnativo e da cui scaturisce ogni altro discorso o problematica da trattare, si potrebbe proporre come argomentazione generale in questa rivista e chiederci tutti:- Fuoriregistro deve avere un'etica?- oppure "Fuoriregistro ha un'etica?" Proviamo a delinerla. Da qui si potrebbe passare a trattare l'etica della vecchia e della nuova scuola che si sta propinando, della TV, della Magistratura e di tanti altri sistemi ed organismi sociali che fino ad ora abbiamo un po' tutti trattato, ma su cui non ci siamo soffermati se hanno, devono avere o quale sia la loro etica.

 Susanna Aroldi    - 14-12-2003
Il problema dell'etica, oggi, è di importanza quanto mai centrale. E non tanto perchè nel nostro fare quotidiano ci occorra di verificare un tangibile indebolimento dell'etica individuale (questione non certo trascurabile, ma che rischia di essere banalizzata nel trito luogo comune del "non ci sono più valori"), quanto perchè, a ben leggere sotto la vernice apparentemente liberista del nostro governo (e non solo del nostro), appare chiaro il progetto di trasformazione dello Stato di diritto in uno Stato etico. L'obiettivo è accelerare al massimo la deresponsabilizzazione del singolo per accentrare nelle mani di pochi scelte (etiche, appunto) che dovrebbero essere squisitamente individuali. L'obiettivo è plagiare i cittadini abbagliandoli con promesse di una completa libertà. Libertà che, sotto sotto, si rivela soltanto come anarchia e come dominio del più forte, in una società dove la forza è potere economico e di mercificazione. Stai tranquillo, goditi il nuovo schermo al plasma e non pensare, sembra dirci il nostro governo. A decidere cosa è bene e cosa è male ci penso io.
Ecco, io credo che, in una simile emergenza, un insegnante debba lavorare instancabilmente per raggiungere, prima di tutti gli altri, questo obiettivo: insegnare a prendere in mano la propria esistenza, a fare scelte, a farsi carico delle conseguenze del proprio agire, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Insegnare che un uomo o una donna privati della responsabilità individuale non sono più esseri umani, ma automi troppo facilmente manipolabili.