Baci Perugina
Marino Bocchi - 10-12-2003
Rudolf Hoss, comandante ad Auschwitz, coltivava le rose, spingeva l’altalena dei figli e accudiva il cane, nel bel villino all’interno del Campo dove abitava insieme alla moglie. Era un uomo normale. Qualunque. Di mestiere faceva il carnefice ma nelle sue memorie dice di non saperlo. E infatti non lo sapeva. Da burocrate del regime, eseguiva gli ordini. E’ lui l’emblema del male assoluto. Un tranquillo buon padre di famiglia che, smessa la divisa delle SS, sorvegliate le operazioni alla catena di montaggio dello sterminio, spoliazione, trattamento col gas, cremazione, al rientro dall’ufficio si mette la tuta e si dedica ai lavori in giardino, coi figli che giocano e il cane che ruzzola. Un mediocre. Il male assoluto fu compiuto da un esercito di mediocri.

Per Agostino il male e’ sempre privazione del bene. Nella sua polemica con i manichei, di cui aveva fatto parte prima della conversione, nega che il male sia una sostanza, come invece ritenevano quelli. Non possedendo questo requisito non può mai essere assoluto. Tale concezione ha attraversato la storia della cultura occidentale fino alla Shoah. “Se c’è Auschwitz, non ci può essere Dio”, scrisse Primo Levi. L’assenza o il silenzio di Dio: solo a questa condizione si può credere all’esistenza del male assoluto.

Secondo Hans Jonas, uno dei maggiori filosofi del XX secolo, “dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile. Il male c'è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è comprensibile e buono e che nonostante ciò nel mondo c'è il male. Un miracolo divino che bloccasse l'infamia inaudita che alcuni uomini compivano su altri uomini, ad Auschwitz non c'è stato; durante gli anni in cui si scatenò la furia di Auschwitz, Dio restò muto. E – aggiunge Jonas – Dio non intervenne, non perché non lo volle, ma perché non fu in condizione di farlo” . Il male assoluto esiste perché Dio non è onnipotente.

Il fascismo di oggi non è quello di ieri. Lo diceva anche Pasolini, un anno o due prima della morte. Cito a caso dagli Scritti corsari: "Il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che e' tutt'altra cosa - non distingue più: non e' umanisticamente retorico, e' americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo" (Il vero fascismo e il vero antifascismo, 24 giugno 1974). E ancora:"Il fascismo, voglio ripeterlo, non e' stato sostanzialmente in grado di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre" (Acculturazione e acculturazione, 9 dicembre 1973). Il nuovo fascismo è l’universale, totalitaria ideologia consumistica, che sotto il suo dominio incrementa il naturale processo di erosione, ridefinizione, incessante ri-creazione operato dalla cosiddetta "memoria storica", e riduce i fatti trascorsi alla dimensione esclusiva del "consumo" che annulla la profondità e la colloca sulla linea piatta e uniforme dell'evento mediatico. Per Pasolini il male assoluto è questa esistenza violata, offesa, violentata.

Altre cose scriveva Pasolini in quegli anni: che in Italia non è mai esistita una grande Destra perché "non c'è mai stata una cultura in grado di esprimerla"; che esiste una "continuità tra il ventennio fascista e il trentennio democristiano", il cui elemento comune e' il "qualunquismo politico”. In un clima qualunquista, vale a dire tipicamente fascista, nacquero in Italia le leggi razziali; qualunquista, quindi inespressiva, falsificante e strumentale, è la dichiarazione di male assoluto, fatta da un post democristiano doc come Fini. “Americanamente pragmatico”, il leader di AN sputa in faccia alla sua memoria, la ricrea e la riformula in base alle convenienze del presente per candidarsi a successore di Berlusconi, a leader del futuro grande centro, della nuova DC che, come il fascismo, e’ il dato antropologico della storia italiana contemporanea. E lo fa con le televisioni al seguito. Per trasformare il male assoluto nel protagonista della prossima puntata del Maurizio Costanzo Show.

Quanto ci toccherà e' scritto: noi abbiamo denunciato il nostro male assoluto, grideranno alla sinistra, adesso voi denunciate il vostro. E personalmente non ho dubbi sul fatto che i nostri amatissimi leaders "riformisti" si faranno in quattro per emulare l’antifascista Fini. E gli uni e gli altri faranno a gara a chi ne trova di più di "mali assoluti", e inonderanno i salotti di Bruno Vespa coi risultati delle loro ricerche e relativi auto da fè E le giornate della memoria si moltiplicheranno: Auschwitz, la caduta del Muro, il rinvenimento delle foibe, ecc.

Sullo sfondo di questi slogan da supermarket televisivo resta la "cosa", sempre più indecifrabile e indistinta, la Shoah, con i suoi milioni di ebrei e i suoi interrogativi, le domande che pone: non solo di ordine teologico ma, soprattutto, di analisi storica. L’Olocausto come elemento di continuità rispetto ad una tradizione politica e di pensiero che ha molti antecedenti insospettabili e imbarazzanti e altrettante eredità dello stesso segno. Era anche quanto sosteneva Primo Levi, verso il quale e' stata compiuta la classica operazione Baci Perugina: il pensiero, spesso duro e spigoloso, ridotto a pensierini da scartare in classe nella ricorrenza del giorno in cui si aprirono i cancelli di Auschwitz.

Il male assoluto è diventato un Bacio Perugina.

Una volta era un grido per dire Mai più. Adesso è solo un concetto che nasconde e inganna.



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