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Ottant’anni dopo
Gabriele Boselli - 08-12-2003

Memorie, attualità e scenari del processo riformatore nella scuola
Resoconto scientifico del convegno nazionale svoltosi in Cesena, 28-29 Novembre 2003.



Dopo l’avvio del direttore organizzativo del convegno Nicola Serio, i saluti intensamente partecipati del sindaco di Cesena e del dott. Cava dirigente amministrativo del CSA, l’articolato e approfondito intervento del Presidente della Provincia prof. Piero Gallina metteva in evidenza l’essenziale ruolo dell’ente locale nella progettazione della “riforma reale”.

Gabriele Boselli, coordinatore scientifico del convegno.
Nella sua relazione introduttiva chiariva come “Ottant’anni dopo” fosse un puro convegno di studio; lo si è voluto non per esprimere posizioni sulla riforma Moratti. Lo scopo è un altro: sottoporre a uno studio rigoroso e pluralistico ottant’anni di processi di riforma, a partire dalla Riforma per eccellenza, quella che porta il nome di Giovanni Gentile. Una riforma può avere conseguenze immense, occorre sapere quali siano le matrici storiche e culturali, occorre uno studio serio, radicale. Una teoria del riformare non può essere un dispositivo di analisi decisionale qualsiasi, ma esprimere l’intero della cultura.
Nell’ottobre del 1923, l’ispettore scolastico della provincia di Forlì, Alfredo Sancisi, inviava ai Direttori didattici i primi documenti sulla riforma, invitando tutti a una cauta ma impegnata traduzione in atto dello spirito della riforma, una traduzione degna della tradizione nazionale e locale delle scuole ma anche capace di consolidare e promuovere i futuri destini della Patria. Questo è ancor oggi il nostro lavoro.
Una riforma nasce dal pensiero. Non può affermarsi senza la volontà del potere. Ugualmente, il potere senza la conoscenza non può nulla. Nel postmoderno una riforma non può essere atto ingegneristico o mera pratica burocratica , tentativo di prederminazione del futuro ma atto d’interrogazione alla scuola intera affinché questa cooperi a disegnarlo. Atto non demiurgico ma indagante, inter-rogante, costruente su solide fondamenta.
Via dunque dalla cultura del sospetto come e dell’applicazione acritica. Cerchiamo di preparare qualcosa di nuovo grazie al coniugarsi della libera inventiva di insegnanti, dirigenti e ispettori con i testi degli autori della riforma; compito persino facile in una terra di grandi tradizioni didattiche sperimentali come quella romagnola e delle regioni vicine.

Hervé A Cavallera, Professore ordinario di storia della pedagogia a Lecce.
Esordisce richiamandosi alla legge Casati, prima importante riforma della scuola italiana e quella da cui la legge Gentile prende le mosse.
Quest’ultima si qualifica per la valorizzazione del docente come quella di un insegnante che non solo istruisce ma anche è soggetto altamente etico ed educativo. La riforma del 23 esprime una visione della vita, quasi una religione dello spirito.
Si può essere oggi anche contro Gentile ma sempre con Gentile
Possiamo far pensare e insegnare progettare. Una cultura è un “acquisto per l’eternità”.


Antonio Erbetta
, Professore ordinario di storia dell’educazione europea a Torino.
Un senso di lacerazione coglie da almeno vent’anni chi abbia una concezione fortemente etica della scuola. Dopo il 68, tempo della rivolta contro la guerra, della filosofia del desiderio, di filosofie distruttive solo nel senso nietschiano della parola ma in cui si costruiva l’avvenire come spettro di infinite possibilità è ora di ripartire.
Dopo la riforma Gentile, totale, di grande impianto teoretico, forgiata dall’unico vero grande filosofo italiano degli ultimi secoli, il primum platonico, gentiliano rifulge ancora e accoglie anche la dialettica io-altro, radice della civiltà.
La riforma Gentile derivò da un Nucleo potente di pensiero sostenuto da un nucleo di potere. La forza della riforma Gentile è filosofica e dunque globale. Non si potrà andare oltre Gentile senza Gentile.

Nelle conclusioni della prima giornata, l’isp Boselli insieme al Prof. Cavallera esprimeva grande fiducia nel lavoro che la scuola italiana saprà fare raccogliendo l’eredità gentiliana e portandola oltre.

Il mattino del 29 novembre il discorso, articolato in commissioni, proseguiva con una dettagliata disamina di varie problematiche: una sezione sulla storia delle riforme scolastiche in Europa (Relazione introduttiva e coordinamento di Gilberto Benelli) una su morfologie generali di programmi e discipline (Lanfranco Rosati), sulla formazione in servizio (Giancarlo Cerini), sul ruolo degli enti locali (Liviana Zanetti), sulla funzione docente (Marco Dallari), sulle declinazioni in didattica dell’idea di soggetto (Agostina Melucci), sulla cura dei soggetti diversamente abili (Raffaele Iosa).

Nel pomeriggio di sabato, si svolgeva una Tavola rotonda conclusiva sulle prospettive della Riforma coordinata dal Direttore gen. USR Lucrezia Stellacci.
Vi partecipavano Piero Crispiani, Luciano Lelli, Cinzia Buscherini, Daniele Gualdi.
Il primo, professore associato di pedagogia generale a Macerata, invitava a riflettere sui motivi e sui bisogni plurali cui un processo di riforma deve dare risposta, se intende essere autenticamente condiviso e propulsivo della società intera; Luciano Lelli, ispettore presso l’Ufficio scolastico regionale, rilevava la necessità di una puntuale applicazione della normativa sul processo di riforma in atto; Cinzia Buscherini, dirigente scolastico, rilevava come il doppio canale per l’istruzione professionale in fondo vi sia sempre stato e si tratti anzi ora di nobilitarlo con un’organizzazione più rigorosa e produttiva; Daniele Gualdi, assessore al Comune di Cesena, pur non risparmiando dure critiche ai testi della riforma Moratti-Bertagna, assicurava la leale collaborazione degli enti locali alle nuove leggi dello Stato in materia di istruzione.
Il Direttore generale USR Lucrezia Stellacci, concludendo i lavori della tavola rotonda, rievocava la storia costituzionale degli eventi scolastici e si soffermava in particolare su quella conflittualità di interessi che aveva sino ad ora bloccato il processo evolutivo delle riforme in parlamento. Per questo –argomentava- si è cercato di provvedere attraverso una legge delega. La legge ha cambiato il quadro e inserito elementi fortemente innovativi.
L’anno scolastico in corso ha già visto la prima attivazione della Legge 53/2003 di Riforma della scuola, approvata dal Parlamento nel marzo scorso, con l’insegnamento della lingua inglese e l’alfabetizzazione informatica fin dalle prime due classi della scuola elementare e le prime esperienze di percorsi di istruzione e formazione professionale. Già molte scuole si stanno impegnando anche per l’attuazione dell’art.1, parte quest’anno facoltativa della riforma e questo indica un atteggiamento di maggiore disponibilità e di caduta della componente pregiudiziale della resistenza al processo riformatore.
L’anno che sta per cominciare sarà l’occasione per la costruzione di una scuola che pur in un quadro di sicurezze fondazionali si sente continuamente in ri-forma, in cui è valorizzato l’apporto di tutte le professionalità e le sensibilità, in un dialogo sereno, franco, aperto e produttivo fra tutte le componenti della società e della scuola.

Nel congedare gli intervenuti e annunciando la pubblicazione degli atti, il Coordinatore scientifico Gabriele Boselli ringraziava tutte le istituzioni che avevano reso possibile il convegno, gli esperti e i partecipanti che al suo interno erano stati capaci di produrre un contributo importante per riportare la scuola nel quadro della sua storia, ridisegnarne un profilo etico e pedagogico, mostrarla nella sua piena tensione al futuro.

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