Firmerà Ciampi?
Vittorio Delmoro - 06-12-2003
E’ possibile, dall’umile scranno di comune cittadino, lanciare una sfida a quello civicamente più alto occupato dal Presidente della Repubblica?

Forse no, ma ci provo lo stesso.

La sfida è quella posta dalla promulgazione della legge Gasparri, appena approvata dal Parlamento.

Non oso dire che se Ciampi apporrà la sua autorevole firma, non sarà più il mio presidente; nessuno di noi può guidare la mano del primo cittadino dove vuole, tirandolo da parti opposte.

Qui siamo però di fronte ad uno scenario incontestabile, oggettivamente incontestabile : la legge fa un plateale favore al predominio mediatico di Berlusconi, eliminando ogni velleità di pluralismo; proprio quello ricercato dal Presidente Ciampi.

Che questa, invece di essere una visione obiettiva, sia tacciata di partigianeria, lo può pensare solo Schifani e sicuramente non lo pensa Ciampi.

Dunque non firmerà?

Sta qui la sfida; perché secondo me invece firmerà!

Quella firma non starà a significare un mutamento di convinzioni da parte sua, un passaggio al campo avverso, un diniego di tutte le esternazioni precedenti; sarà invece tutta una questione di OPPORTUNITA’.

Opportunità significa attenzione al semestre europeo (niente contrapposizioni istituzionali).

Opportunità significa non lasciarsi fagocitare da una sola parte politica (la sinistra).

Opportunità significa stare sopra le parti ed occuparsi di questioni molto più elevate (l’unità europea, l’ONU, la pace e la guerra).

Dunque una buona scelta?

Pessima, invece!

Perché così facendo si candida al premio nazionale dei cerchiobottisti.

Perché dimostrerebbe che la politica passa sopra qualunque diritto.

Perché affiancherebbe il suo operato alle innumerevoli pratiche cui i nostri rappresentanti ci hanno sempre abituato (sarebbe giusto dire no, ma diremo sì perché altrimenti…).

In sostanza Ciampi tornerebbe ad essere uno qualunque dei tanti politici che affollano l’agone, niente di più e niente di meno.

Troverà la forza di negarsi a richiami così coinvolgenti?

Riuscirà a slegarsi dalle robuste corde che vogliono avvinghiarlo sempre più strettamente?

Riuscirà davvero a rappresentare, non tanto gli italiani, che sono sempre divisi (naturalmente), quanto il diritto e l’uguaglianza?

Non credo…


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Redazione    - 06-12-2003
LIBERTA' DI SCELTA: ESEMPI DA NON SOTTOVALUTARE

Il bello delle dirette
Dal Manifesto del 6 dicembre

Gli elettori di Berlusconi che oggi non parteciperanno alle tre manifestazioni di Roma potranno sempre seguirle in televisione. Ma non sulle reti del loro beniamino, bensì su quelle della concorrenza che hanno alla fine deciso, chi con più tranquillità e chi al termine del solito braccio di ferro, di offrire un servizio in diretta ai telespettatori italiani. Buio su Rete4, Canale5 e Italia1, dunque. Rai3 se la prende comoda e inizia la diretta soltanto alle 12,05 per seguire l'arrivo dei cortei in piazza San Giovanni e i comizi dal palco, mentre in studio Maurizio Mannoni commenterà con gli ospiti la giornata di protesta. Diretta telematica di RaiNews 24 a partire dalle 10 fino alle 13,30 con le immagini e le interviste raccolte nei cortei. RadioRai ha modificato la programmazione per seguire i principali momenti della giornata. Diretta anche su La 7. Il collegamento avrà inizio alle ore 11 con i servizi degli inviati dai cortei e il dibattito in studio. SkyTg24 inizierà la maratona alle 11,30, le immagini dai cortei si alterneranno con il dibattito in studio. Non poteva mancare all'appello Popolare Network, la radio che di manifestazioni non se n'è mai persa una e che anche oggi garantirà informazione già a partire dalle 8,30 del mattino con servizi dai treni dei «pendolari» della lotta contro la politica di rapina di Berlusconi.


 Social Forum Bergamo    - 06-12-2003
Alla cortese attenzione dei
Comitati Regionali
Comitati Territoriali
Componenti del Consiglio Nazionale
ARCI Nuova Associazione


Cara compagna, caro compagno,

l'approvazione ieri della Legge Gasparri è un colpo durissimo al pluralismo e alla libertà di informazione,
una vera e propria minaccia per la vita democratica.
Invito tutti ad aderire alle manifestazioni, e a promuoverle.
Poiché ora la scelta è in mano al Presidente della Repubblica, e vista la reale eccezionalità della situazione, invito tutti a far pervenire al Presidente un telegramma.
Dico un telegramma perchè mi risulta che l'email presidenziali sono già intasate.
Il testo potrebbe essere anche molto asciutto, come questo che di seguito vi suggerisco:


TESTO DEL TELEGRAMMA

CARLO AZEGLIO CIAMPI
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA-QUIRINALE

Signor Presidente,
convinti della grande lesione al pluralismo e alla libertà di informazione, punti vitali per la democrazia, ci permettiamo di chiederLe di non firmare la Legge Gasparri.

Seguono le firme:...............




Contando sull'impegno di tutti
Fraterni saluti.
Tom Benetollo
Presidente Nazionale ARCI

 I Girotondi    - 06-12-2003
LA LEGGE GASPARRI E' STATA APPROVATA!
MANDA ANCHE TU L'APPELLO AL
PRESIDENTE CIAMPI PERCHE' NON FIRMI LA LEGGE


Grazie a tutti per il successo della mobilitazione che si è svolta in tantissime città il 3 dicembre
Adessso tutti al lavoro per
Domenica 14 dicembre a Milano
GRANDE MOBILITAZIONE
CONTRO LA CENSURA
E CONTRO LA GASPARRI

Manifestazione con Sabina Guzzanti
e tantissimi ospiti
Trasmissione satellitare e
megaschermi in tantissime città
ABBIAMO BISOGNO DELL'AIUTO DI TUTTI

 Reporter senza frontiere    - 06-12-2003
In nome della libertà di stampa, Reporter senza frontiere chiede al presidente della Repubblica di non controfirmare la legge sul riassetto del sistema radiotelevisivo

La legge "Gasparri" sulla riforma del sistema radiotelevisivo è stata adottata dal Parlamento italiano il 2 dicembre 2003. La legge, il cui obiettivo ufficiale è di preparare il passaggio dall'attuale trasmissione analogica alla televisione digitale terrestre, permette di possedere interessi plurimediali, riforma i limiti antitrust e la composizione del Consiglio di amministrazione (Cda) della televisione pubblica RAI. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dispone di un mese di tempo per decidere di approvare il testo o rimandare in Parlamento il provvedimento del Governo, nel caso in cui ravvisi un profilo di palese incostituzionalità (articolo 73 della Costituzione italiana).

« Questa riforma, che serve con tutta evidenza gli interessi del gruppo Mediaset di proprietà di Silvio Berlusconi, rappresenta un pericolo per l'autonomia della televisione pubblica e una minaccia per il pluralismo dell'informazione. In nome della libertà di stampa, Le chiediamo di non promulgare questa legge », ha scritto Robert Ménard, segretario generale di Reporter senza frontiere, in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. « La concentrazione nelle mani di una sola persona, di un imponente impero mediatico e del potere politico, continua a rappresentare un'anomalia unica in Europa. La legge sul sistema radiotelevisivo, come peraltro il progetto di legge sul conflitto di interessi, non fanno che aggravare questa situazione. Con la loro approvazione, l'Unione europea darebbe un pessimo esempio ai paesi che devono ancora integrare i principi della libertà di stampa e della democrazia », ha aggiunto. La legge Gasparri elimina di fatto l'interdizione fatta a una sola persona, di detenere più di due reti televisive nazionali. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, può quindi conservare la proprietà delle sue tre reti nazionali (Italia 1, Canale 5 e Retequattro). La Corte costituzionale aveva pertanto richiesto il passaggio di Retequattro sul satellite dal 1° gennaio 2004, per rispettare le leggi della concorrenza.

Il testo di legge approvato elimina l'interdizione di detenere interessi plurimediali. Dal 31 dicembre 2008, chi possiede più di una rete televisiva potrà acquisire partecipazioni in quotidiani o costituire nuove imprese editoriali e viceversa. Ma in realtà, la situazione finanziaria in cui versa di fatto la stampa, difficilmente permetterà questa reciprocità. Quindi con la legge appena approvata, a partire dal 1° gennaio 2009, il proprietario di una rete televisiva potrà fare acquisizioni nella stampa. Di fatto, Silvio Berlusconi era già proprietario di Mondadori, uno dei più importanti gruppi editoriali del paese.

Inoltre, la legge "Gasparri" riforma i limiti antitrust. Se il testo afferma che nessun operatore può conseguire ricavi superiori al 20% del Sic (sistema integrato delle comunicazioni) individuato come nuovo parametro di riferimento per fissare i tetti antitrust, il calcolo delle entrate pubblicitarie è ampliato a dismisura. Contiene infatti oltre alle entrate determinate dagli spot televisivi, (editoria, cinema e stampa compresi), anche i ricavi da canone, da pubblicità nazionale e locale, da telesponsorizzazioni, da televendite e telepromozioni, da offerte televisive a pagamento, da vendite di servizi, di beni e abbonamenti. La televisione pubblica RAI e la privata Mediaset si dividono il 93 % degli investimenti pubblicitari televisivi, di cui il 63% per il solo gruppo Mediaset.

La riforma prevede infine la privatizzazione progressiva della RAI e la modifica della composizione del suo Cda. La privatizzazione della RAI inizierà entro il 31 gennaio 2004, ma gli azionisti non potranno detenere più dell'1 % delle quote di capitale, lasciando quindi di fatto il controllo della televisione pubblica nelle mani del ministero dell'Economia. Il Cda del servizio pubblico passerà da cinque membri nominati dal presidente del Senato e della Camera dei deputati a nove membri, di cui sette saranno nominati dalla Commissione parlamentare di vigilanza e due, tra cui il presidente, dal ministero dell'Economia. Lucia Annunziata, attuale presidente del Cda RAI, ha annunciato che consegnerà le sue dimissioni se la legge sarà controfirmata dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

Reporter senza frontiere ricorda che la legge sul conflitto di interessi deve ancora essere approvata dal Senato. Il testo afferma che la gestione di un'azienda con scopo di lucro è incompatibile con una carica governativa, ma che non c'è conflitto di interessi se la gestione di questa società è affidata a una terza persona. Ora, il nome di Silvio Berlusconi non appare in nessun organigramma delle sue proprietà, la cui gestione è affidata alla famiglia o a persone di sua fiducia. In questo caso particolare dunque, il conflitto di interessi sarebbe inesistente.

In un rapporto dal titolo « Conflitto di interessi nei media : l'anomalia italiana », pubblicato da Reporter senza frontiere nell'aprile 2003, l'organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa analizza le conseguenze del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi sul pluralismo dell'informazione in Italia, posizionata al 53o posto nella classifica mondiale della libertà di stampa nel 2003.

Il rapporto integrale è disponibile in francese, inglese e spagnolo su www.rsf.org e in italiano su www.rsfitalia.org


 Ilaria Ricciotti    - 06-12-2003
Io credo, spero con tutta me stessa che il nostro Presidente non firmerà,
altrimente anche lui come molii altri, profondamente mi deluderà.

 ilaria ricciotti    - 16-12-2003
CIAMPI NON HA FIRMATO,
CIAMPI HA CONTRASTATO,
UNA LEGGE NON PLURALISTA,
CHE E' ANTICOSTITUZIONALISTICA.
BRAVO PRESIDENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
LEI DEVE GARANTIRE LA GENTE,
NON PERMETTENDO CHE ESSA NON CONTI NIENTE.