breve di cronaca
La corte dei miracoli
Ruggiero Pinto - 06-12-2003


So ben che dal parer dei più mi tolgo,
che 'l stare in corte stimano grandezza,
ch'io pel contrario a servitù rivolgo.

Ludivico Ariosto, Satira III, 1518



Un miracolo sta avvenendo sotto i nostri occhi nelle scuole italiane: il miracolo della quadratura del cerchio, della conciliazione degli opposti, della botte piena e la moglie ubriaca. E gli artefici di questo miracolo sono i presidi dell’ ANP, che hanno generato un vero e proprio mito, al quale affidare la palingenesi della scuola italiana: l’insegnante di alta qualità.

Vediamo di che si tratta. Le “alte professionalità” sono una sorta di super-docenti professionisti, distanti mille miglia dalla plebe degli insegnanti-impiegati che popolano le nostre scuole, ai quali affidare la missione di innalzare la qualità del servizio scolastico e risollevare le sorti di una categoria bistrattata e umiliata nel prestigio sociale come nel riconoscimento economico.

Due le parole chiave di questo nuovo miracolo italiano: «autonomia» e «carriera». Non può esservi scuola di qualità senza autonomia (abbiamo quindi scoperto che intere generazioni di italiani, compresi gli attuali dirigenti dell’ANP che, si presume, sono abbastanza grandicelli, sono state finora formate in scuole squalificate da insegnanti inetti e incapaci), e non può esservi piena esplicazione dell’autonomia scolastica senza nuove figure professionali che la supportino: le alte professionalità, appunto, distinte dalla massa mediante appositi meccanismi di carriera.

Né i presidi dell’ANP si limitano a questo. Infatti, aggirando senza battere ciglio lo Statuto dei lavoratori (deve essere una moda, di questi tempi!), in vista delle ormai imminenti elezioni per il rinnovo delle RSU, hanno aperto le porte del loro sindacato anche ai docenti di “alta professionalità” e hanno presentato in tutta Italia liste proprie, con l’obiettivo, apertamente dichiarato, di acquisire rappresentatività e, con essa, il diritto a dire la loro sul contratto dei docenti. Se poi in qualche scuola riescono pure a fare eleggere RSU ANP, ben venga: contratteranno con se stessi!

Appare evidente l’ambiguità e la contraddittorietà di simili posizioni, che mirano a una sola cosa: poter decidere su tutto e su tutti. Infatti, stringi stringi, chi sono queste alte professionalità? Ma i collaboratori, naturalmente, che svolgono funzioni di organizzazione e gestione coadiuvando il preside. Per la verità noi pensavamo che la professione del docente consistesse nell’insegnare: appare quanto meno strano (e stavolta davvero svilente) che la qualificazione della professionalità dell’insegnante passi attraverso… il fare altro dall’insegnamento!

E poi: chi decide chi sono all’interno della scuola gli insegnanti di alta professionalità (ossia i collaboratori)? Ma i presidi, ovviamente. Se la loro scelta cadesse sugli insegnanti veramente capaci – quelli colti, preparati, che amano stare in classe a insegnare in condizioni spesso difficili e problematiche – non ci sarebbe nessun problema. Il fatto è che, normalmente, gli insegnanti che amano stare in classe, hanno la strana abitudine di volerci rimanere, in classe, e di non voler smettere di fare gli insegnanti per dedicarsi a compiti organizzativi e gestionali!



L’ANP una cosa giusta la dice: è tempo di riqualificare la figura dell’insegnante e trasformarlo in un professionista della docenza. Ma dimentica di dire – perché non conviene – che la condizione perché l’insegnante si trasformi davvero da impiegato a professionista non può poggiare né sull’alienante svolgimento di compiti che con l’insegnamento nulla hanno a che fare, né tanto meno sul suo inquadramento all’interno di un sistema aziendalistico verticistico e gerarchizzato; bensì sull’assunzione diretta, individuale e collegiale, delle responsabilità educative, sul recupero del controllo delle scelte educativo-didattiche in cui la propria professionalità si esplica, scelte che siano fatte in nome di un’autentica formazione umana e culturale dello studente, e non per discutibili operazioni di immagine e di marketing scolastico volte ad accaparrare quante più iscrizioni possibili dal “mercato” delle famiglie. In una parola, si fonda su una autentica e responsabile libertà di insegnamento: una libertà che, proprio a causa di una malintesa autonomia affidata troppo spesso a presidi culturalmente inadeguati, che confondono la dirigenza col feudalesimo, è oggi messa a dura prova.



Foggia, 3 dicembre 2003
Il coordinatore provinciale Gildains
Ruggiero Pinto

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 Claudio Sgarbi    - 06-12-2003
Caro collega,
io personalmente trovo avvilente che trovino ancora spazio ragionamenti che assomigliano più a sarcastiche farneticazioni suggerite dal livore piuttosto che ad argomentazioni esposte lucidamente e chiaramente.
Appartengo , ahimè, alla famigerata categoria dei collaboratori del Dirigente Scolastico, a quella esigua schiera di docenti che pur non perdendo contatto con la realtà quotidiana della didattica in aula (non ho alcuna ora di distacco, anzi, il più delle volte sono utilizzato in situazioni di emergenza per coprire i vari colleghi assenti) raddoppiano il proprio tempo al servizio della scuola, della sua funzionalità e dei suoi utenti.
Sei libero di crederci oppure no, comunque io te lo dico lo stesso, le mie ore di servizio sono 18 frontali di insegnamento e altrettante sono quelle di servizio per le varie funzioni di cui sono referente all'interno della scuola (un ITIS con 1800 studenti) ...e parlo solo delle ore che faccio a scuola.
Capisco da me che a volte la didattica quotidiana ne possa risentire, ma ricordo che nei miei ultimi 25 anni di insegnamento questo succedeva anche quando non ricoprivo alcun ruolo o incarico diverso da quello di semplice docente che è poi quello che ho la presunzione di essere tuttora .
Ora non voglio assolutamente fare polemica ed iniziare una telenovela dove ciascuno espone le proprie ragioni , ho voluto semplicemente risponderti per ricordarti che si possono argomentare le ragioni proprie o quelle del proprio sindacato, senza ledere la sensibilità di persone (perché si tratta di persone, non di categorie) che per un vissuto personale, per storie diverse, si trovano su percorsi diversi dai tuoi, ma comunque all'interno, questo sì, di un'unica categoria di lavoratori che purtroppo sembra trovarsi d'accordo sempre e solo nel distruggere il lavoro altrui.
Senza rancore, cordiali saluti
Claudio Sgarbi

 Donatella    - 07-12-2003
un colpo al cerchio e uno alla botte....
e come la mettiamo con quei docenti che continuano imperterriti a insegnare, cioè a trasmettere conoscenze o meglio contenuti, nè più nè meno come trent'anni fa, senza porsi lontanamente la domanda" la scuola, gli alunni, le necessità sociali e culturali sono invariati? " Carissimo io sono nella scuola da ben 39 anni, amo stare in classe, mi sono sempre aggiornata e formata, ma purtroppo vedo intorno a me, e non pochi, colleghi anche giovani, che insegnano guardando l'orologio , snobbano le opportunità di formazione, rivendicano migliorie economiche ma non inseriscono nel loro bagaglio professionale la parola "qualità". Come vedi il problema non è solo nella categoria dei dirigenti, ma anche molto più negativamente fra noi, perchè siamo noi in diretto contatto con alunni e famiglie....
"fatti non foste per viver come bruti , ma per seguir virtude e conoscenza", se non ricordo male il buon vecchio Dante... il che vuol dire che non possiamo pensare di aver tutto acquisito anche come professionisti... ciao Donatella.

 Giovanni La Villa    - 07-12-2003
Caro collega
Ho la convinzione che la problematica da te evidenziata, e di cui nessuno può disconoscere l'importanza, venga affrontata dagli attori principali (tra questi non annovero i docenti: brilliamo per la nostra assenza) in modo sostanzialmente ipocrita.
Si deve dimostrare agli insegnanti che il dovuto riconoscimento economico è indifferibile; per ottenerlo bisogna essere però "professionali". In questo modo qualcuno potrà avere qualche soldo in più, gli altri meriteranno di continuare a "soffrire" ma soprattutto la quadratura del cerchio sindacal-governativo sarà raggiunta.
La Scuola italiana si è retta fino ad oggi (non mi pare che ci siano stati disatri epocali, sul versante istruzione e formazione) soprattutto sul lavoro di quegli insegnanti "non professionali": sempre mal pagati ma, talmente attaccati al loro lavoro, che hanno continuato a svolgerlo bene, sempre e comunque. Ciò non vuol dire dire che il livello professionale degli insegnanti e la Scuola, nel suo complesso, non debbano crescere sempre di più: è una meta legittima che dovrà, certamente, essere sempre perseguita.
La Scuola in quanto struttura organizzata ha certamente bisogno di quadri dirigenti : ben vengano e provengano dall' insegnamento.
Ma la Scuola in quanto agenzia educativa ha ancora più bisogno di bravi professionisti dell'educazione: questo è il punto nodale. Si capisce che ammettere che tutti gli insegnanti non possono che essere bravi professionisti equivarrebbe a dire che non possono continuare ad avere un così scarso riconoscimento economico: costerebbe troppo!.
Ma se guardiamo al costo, tutto il resto diventa esercizio ipocrita: è meglio continuare a fare il nostro lavoro, come abbiamo sempre fatto. Però, non ci si dica che con la carriera per pochi, e comunque relativa ad aspetti marginali dell’attività docente, finirà finalmente quella condizione di perenne insoddisfazione professionale degli insegnanti (il cui riconoscimento sociale è oramai ridotto a zero: come può essere diversamente se sono "poveri"?).