Come sarebbe, Mereghetti?
Isa Cuoghi - 04-12-2003
”Mi chiedo perché si debba ricorrere alla falsificazione dei dati per portare avanti le proprie idee? " (G.M.)

Come sarebbe, sono palesemente false le ragioni per cui si manifesta il proprio dissenso alla Riforma e al finanziamento alle private?
La riforma abroga la legge che istituisce il tempo pieno, cancella l'orario e le compresenze degli insegnanti, istituisce una gerarchia tra i docenti e le discipline, toglie il tempo mensa ai docenti.
Che lo chiamino ancora tempo pieno è UN FALSO !!
E' un'altra scuola, una scuola che nessuno ha chiesto , che nessuno ha chiesto di riformare!
40 ore strutturate in modo estremamente diverso da quello che c'è ora, CANCELLANO questa nostra scuola e obbligano docenti e alunni a seguirne un'altra, di tutt'altro genere e modello!
Una riforma si dovrebbe organizzare per migliorare e dare di più, qualificando la scuola, non togliendo ore e docenti e un modello di scuola che incontra l'apprezzamento delle famiglie, senza peraltro consultare nessuno, ma solamente comunicando le scelte fatte attraverso campagne propagandistiche ingannevoli .. e ad hoc a seconda dei target cui si propongono.. oltretutto togliendo ulteriori finanziamenti per le scuole.

100 milioni di euro in due anni alle famiglie che scelgono la scuola privata, oltre che essere una scelta politica ben chiara, tolgono finanziamenti alle scuole pubbliche! Altro che no!!

Non ci si può arrampicare in questo modo sugli specchi per dichiarare che sono strumentali le ragioni che hanno portato a Bologna, Roma e Napoli migliaia di docenti e genitori.

Ancora, scusate, ma è troppo forte la rabbia per le parole di Mereghetti che accusa di manifestare in modo strumetale e ideologico..

Questa riforma, va vista solamente nell’ottica del risparmio del bilancio pubblico.
Ci sarà una discutibilissima riorganizzazione dei tempi scuola e degli insegnamenti, con l’introduzione del maestro unico e prevalente..il tutor. Ci sarà una riduzione delle ore di compresenza, non ci saranno più, o saranno estremamente limitati, quegli spazi orari in cui potersi riferire in modo individuale e più vicini alle esigenze dei bambini in difficoltà.
Non ci sarà quindi la possibilità di recuperare eventuali svantaggi, e molti bambini partiranno da una situazione di fatto già fortemente indebolita :
avranno subito lo scippo di una anno di esperienze, di gioco, di attività fondamentali per la loro formazione.
Un anno perso, nelle esperienze, nella vita, si sa che non si recupera più.
Il tempo, anche questo si sa, non viene mai restituito.
E questa è una regola che vale soprattutto per i deboli, gli emarginati.
Questa è la “nuova” scuola : una scuola che selezionerà già dal primo anno di frequenza.
Una scuola che, invece, dovrebbe permettere a tutti di colmare gli svantaggi, di raggiungere gli obiettivi prefissati, di trasformare in competenze le capacità che si presumono in ogni alunno.
Questa non è certamente la scuola che hanno costruito gli insegnanti con il loro lavoro, la loro competenza e sensibilità.
Non tiene conto delle esperienze già svolte, non è in continuità con quanto già pazientemente e professionalmente costruito. Dimostra una scarsa conoscenza delle scuole dell’infanzia ed elementari, dell’idea di un ambiente di apprendimento, della qualità di un team docente competente ed equilibrato.

Non è questa la nuova scuola che si meriterebbe una società civile.
Non servono colpi di mano né azzerare l’impianto organizzativo né servono improvvisazioni pedagogiche.
La scuola dell’infanzia, la scuola di base, in questi ultimi decenni hanno già elaborato una riforma ponendo attenzione ai nuovi bisogni sociali, alla qualità ed alla competenza dei docenti.
Questa scuola è già accreditata dalle famiglie, dalla società. Ha saputo dare dignità, qualità e legittimità alla scuola dell’infanzia riconoscendole pienamente il diritto di vera e propria scuola, di “prima scuola”. Ha saputo riempire di contenuti, esperienze di qualità e relazioni un tempo scuola allargato per esigenze dovute soprattutto alla modulazione dei tempi-lavoro cui sono sottoposte le famiglie.

Il ministro dovrebbe smetterla di lavorare su numeri, sigle, bilanci sempre da tagliare. Non è sul risparmio che si migliora la qualità della scuola, né è con una visione aziendalistica che si possono migliorare le “prestazioni”: la scuola lavora su materiale umano, non può e non deve piegarsi alla ragione economica. La scuola è un investimento sul nostro futuro .
Una scuola pubblica e laica deve configurarsi come luogo di crescita, di opportunità relazionali, di offerte formative specifiche, deve realizzare per tutti il diritto allo studio.

Il ministro dovrebbe poter leggere in modo “aperto” i dati che parlano di scuola e valorizzare e cercare di estendere quelle esperienze che vedono coinvolti in modo positivo famiglie, enti locali, scuole pubbliche.

Chi lavora nella scuola pubblica è indignato dal metodo di lavoro questo ministro, dai continui richiami ad un tempo scolastico “liberato dall’intrusione statale”, alle migliori opportunità che si troverebbero al di fuori delle istituzioni scolastiche pubbliche e alla scelta personalizzata dell’età di accesso alla scuola.
Che entri nelle scuole, il Ministro, una buona volta !!

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Adriano Scabardi    - 07-12-2003
"Questa non è certamente la scuola che hanno costruito gli insegnanti con il loro lavoro, la loro competenza e sensibilità". Ah, è questa la realtà attuale!

 Gianni Mereghetti    - 08-12-2003
Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee e di manifestare il proprio dissenso, ci mancherebbe! Mi spiace che per farlo si debba dipingere sempre l'avversario come un essere diabolico, perchè le proprie idee valgono anche se l'avversario è una persona di tutto rispetto.
Tant'è! L'unica cosa che mi sento di ribadire è che la questione grave di questa riforma non è quella sbandiarata, ma il fatto che la dovranno fare insegnanti che non sono messi nelle condizioni di farla!
Questo è preoccupante, una riforma che pretende di funzionare senza soggetto!
almeno a mio parere...

 isa cuoghi    - 09-12-2003
Certo, Mereghetti, se l'avversario è degno di rispetto può iniziare un dibattito ed un confronto sui contenuti.
Quale confronto con questo Ministro, che NON ha mai consultato gli insegnanti ?
Eppure una riforma non è cosa da poco..
La questione non è che gli insegnanti non saranno messi in grado di farla, questa riforma, perchè la dovranno applicare e subire, non c'è alcun dubbio, visto il metodo di lavoro di questo Ministro !
La questione gravissima è di metodo e di rispetto della categoria docente.
Non mi soffermo oltre su un ministro che con i suoi fedelissimi non ha fatto altro che IMPORRE una linea senza nemmeno lontanamente pensare che dovesse essere condivisa.
Brutti tempi, quelli in cui si cerca di imporre un'unico pensiero, compreso quello di Bertagna..