Tra commi e commenti
Anna Pizzuti - 01-12-2003
Da più parti, compresi alcuni comunicati stampa emessi da qualche Ufficio Scolastico Regionale , si va dicendo che la mobilitazione in difesa del tempo pieno è pretestuosa, inutile e finalizzata a non meglio specificati obiettivi che con la scuola nulla hanno a che fare.

Per alcuni, addirittura, i motivi che hanno ispirato le manifestazioni dei giorni scorsi nascerebbero da una vera e propria "leggenda metropolitana"

E ci si appella ai commenti che il Miur ha ritenuto necessario inserire nel decreto, commenti che, si dice, non si sono saputi - o voluti - leggere o comprendere.

Sorvolando sul fatto, quantomeno bizzarro, che un legislatore debba commentare se stesso dall'interno dei propri decreti e non possa chiarirsi già mentre li scrive, mettendo da parte la malizia che ci porterebbe a chiederci quali giochi ci fossero dietro il decreto NON commentato, in preda al sospetto che veramente centinaia di migliaia di persone - come spererebbero al MIUR - non sappiano leggere, ho voluto fare un gioco.

Ho estratto dal parere che l'ANCI ha emesso sul decreto, gli emendamenti e le relative motivazioni e li ho accostati ai vari commi – e commenti – che, secondo l’ANCI andrebbero modificati.

Proviamo a rileggere i due testi (quelli originali con commenti e quelli originali con emendamenti) e chiediamoci chi sa scrivere e chi sa leggere.




A me sembra che l’ANCI abbia inteso correggere, più che l’aspetto “matematico” dei conteggi, l’aspetto logico, strutturale. La conclusione ottimistica del MIUR commentante - di che vi preoccupate, le ore saranno 40 - necessita di paletti e puntelli nei commi e commenti precedenti, altrimenti rimane costruita su tutta una serie di eventualità e probabilità, che la rendono fortemente aleatoria.

Tutta la vicenda è comunque inquietante anche per un altro aspetto.

Questo decreto doveva costituire, per la maggioranza, una sorta di sperimentazione, di verifica e valutazione delle abilità, competenze e capacità di farle quelle che loro chiamano riforme. Dal loro punto di vista.

E invece eccoci qui, immersi e sommersi da commi e commenti.

Mi chiedo cosa accadrà quando si metterà mano al doppio canale. Pubblicamente, dico, perché nelle oscure stanze si sta già facendo e si sa che, ad esempio, nel Lazio saranno 200 le scuole superiori, tra tecnici e professionali che, come si dice”passeranno alla regione”.

E, mentre me lo chiedo, ovviamente, tremo.

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 Donatella    - 07-12-2003
Dobbiamo però ricordarci che esiste la modifica del titolo V della Costituzione che investe le Regioni in materia decisionale ...... Donatella