Probabilmente non lo sapremo mai
Fuoriregistro - 06-12-2003







E’ circa la mezzanotte di lunedì 15 dicembre 1969. Un uomo discende lentamente lo scalone principale della questura di Milano. Giunto nell’atrio dell’ingresso principale di via Fatebenefratelli si ferma un momento, accende una sigaretta. E’ indeciso, non sa se uscire, andarsene a casa, oppure rimanere ancora qualche minuto, fare un ultimo giro negli uffici della Squadra mobile che stanno lì di fronte a lui, dall’altra parte del cortile. Sono giornate faticose queste per i cronisti milanesi e lui in particolare si sente stanco, avvilito: si sa già che nella mattinata è stato arrestato un anarchico di nome Valpreda ; c’entrerà davvero con le bombe di piazza Fontana? E poi … nelle camere di sicurezza della questura, nelle stanze al quarto piano dell’ufficio politico ci sono ancora un centinaio tra anarchici e giovani della sinistra extraparlamentare che, da tre giorni, dal venerdì delle bombe, sono sottoposti a continui interrogatori.
L’uomo, Aldo Palumbo , cronista de "l’Unità" di Milano, muove i primi passi per attraversare il cortile. E sente un tonfo, poi altri due ed è un corpo che cade dall’alto, che batte sul primo cornicione del muro, rimbalza su quello sottostante e infine si schianta al suolo, per metà sul selciato del cortile, per metà sulla terra soffice dell’aiuola. Palumbo rimane paralizzato per qualche secondo al centro del cortile, poi si avvicina al corpo, ne distingue i contorni del viso. E subito gridando corre a dare l’allarme, agli agenti della squadra mobile, agli altri cronisti che sono rimasti in sala stampa quando lui è uscito.
Prima di correre a dare l’allarme il giornalista fa un tempo a rilevare un particolare apparentemente insignificante ma che sarebbe risultato determinante – nei mesi successivi – per "sputtanare" una delle tante e contraddittorie versioni fornite dai poliziotti presenti all’interrogatorio di Giuseppe Pinelli e rese ai magistrati inquirenti.
E alla stampa.
"Pino" Pinelli il cui corpo - più che cadere dall’alto (senza un grido) -, dava l’impressione di "scivolare" rasente la parete dell’edificio quasi fosse inanimato aveva, ai piedi, ambedue le scarpe .



LE ANOMALIE DELLA MORTE
(E DELL'INCHIESTA)
DELL'ANARCHICO PINELLI



La mattina del 16 dicembre tutti i quotidiani italiani annunciano la notizia del "suicidio" dell’anarchico Pinelli. Di questi, quelli che avevano un cronista presente in questura al momento "dell’evento", fanno risalire l’ora del suicidio alla mezzanotte e tre minuti del 16 dicembre . Nei giorni seguenti, stranamente, questo particolare viene modificato: prima lo si corregge dialetticamente a "circa mezzanotte" poi si stabilisce una "verità ufficiale" (chiamiamola così): " Pinelli è morto alle ore 11 e 57 minuti del lunedì 15 dicembre 1969 ".
Ai primi di febbraio del 1970, dall’inchiesta condotta dalla magistratura, trapela un particolare che verrà, successivamente, "accantonato", rimosso e dimenticato: una chiamata telefonica effettuata dalla Questura - alle ore 11 e 58 ovvero qualche minuto prima della caduta del corpo di Pinelli … stando alla versione fornita da tutti i giornalisti presenti, quella notte -, al comando dei Vigili Urbani per chiedere l’intervento urgente di una ambulanza. Perché quella telefonata? Per soccorrere chi?
Verso i primi di gennaio l’abitazione privata di Aldo Palumbo viene "visitata " dai " soliti ignoti ". Non rubano nulla però – i " ladri gentiluomini " –, poiché è ben altro il "bottino" al quale sono interessati. Il giornalista, ad ogni buon conto, non si lascia intimidire e continua a scrivere quello che ha visto. E che sa essere vero .
Il corpo di Pinelli cade senza un grido scivolando e "ballonzolando" lungo il muro. I medici stabilirono che le sue mani non presentavano segni di escoriazioni, ovvero, a livello istintivo non vi è stata alcuna reazione da parte della vittima … nemmeno quella di portare le mani in avanti nel, vano e umanissimo, tentativo di proteggersi il viso.
Nel giro di tre mesi la polizia fornisce tre diverse versioni dell’accaduto. La prima: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo ma senza riuscirci. La seconda: quando Pinelli ha aperto la finestra, abbiamo tentato di fermarlo e ci siamo parzialmente riusciti, nel senso che ne abbiamo frenato lo slancio: come dire, ecco perché è scivolato, rimbalzando, contro il muro. Questa seconda versione, però, è resa a posteriori. Cioè dopo che l’Unità (e altri quotidiani) avevano fatto rilevare la stranezza della caduta. Infine la terza versione. La più incredibile e ridicola … se non fosse inserita in un contesto di violenza indicibile e inimmaginabile. Lo " scoop " fu concesso, in esclusiva, al Corriere della Sera del 17 gennaio 1970. Secondo questa, inverosimile, versione la polizia aveva cercato di impedire il suicidio "dell’indiziato" e, quando Pinelli aprì la finestra per commettere "l’insano gesto", il brigadiere Vito Panessa - il più "lesto" del reame", ironizzarono in molti – con un balzo (testuale) (..)"cercò di afferrarlo e salvarlo; in mano gli rimase soltanto una scarpa del suicida (..)". Un vero peccato che – quella sera – ci fosse un giornalista … al posto (e all’ora) sbagliata.
Due, infine, le versioni "ufficiali" fornite per motivare il suicidio. La prima pubblicata su tutti i quotidiani il 16 dicembre 1969: Pinelli era coinvolto negli attentati, il suo alibi era crollato, vistosi scoperto ha scelto la soluzione estrema gridando: "E’ la fine dell’anarchia". La seconda versione, fornita anch’essa a posteriori, dopo che era risultato assolutamente valido l’alibi fornito dal ferroviere anarchico: Pinelli? E’ innocente, un bravo ragazzo … non riusciamo a spiegarci il motivo del gesto.
Le indagini sulla morte di Giuseppe Pinelli si concluderanno –con l’archiviazione - nel maggio 1970 con una motivazione sibillina che sarebbe stata – qualche mese più tardi – duramente stigmatizzata da Dario Fo in una delle sue commedie più socialmente significative e pregnanti: Morte accidentale di un anarchico
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EPITAFFIO SULLA TOMBA DELL'ANARCHICO PINELLI






FONTI: La strage di Stato: controinchiesta – Savelli Editore, 1970

Pinelli: una finestra sulla strage di Camilla Cederna - Feltrinelli Editore, Milano, 1971



GLI ALTRI CAPITOLI DELL' INDAGINE :

CRONACA DI UNA STRAGE

LA VERITA' E' RIVOLUZIONARIA


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