Manifestazioni contro
Gianni Mereghetti - 01-12-2003
Sabato si è svolta l’ennesima manifestazione contro la riforma Moratti, ed è probabile che in questo mese nelle scuole dove si scateneranno autogestioni e occupazioni uno dei temi caldi sarà la riforma.
E’ giusto che chi non condivide questa riforma vi manifesti contro, anche se non so quanto questo possa influire positivamente sul cambiamento della scuola, ma non è giusto che lo si faccia sventolando notizie palesemente false.
Due erano fondamentalmente gli slogans delle manifestazioni di sabato: il primo che si porterebbero via i soldi della scuola statale per darli alle scuole private, il secondo che la riforma Moratti cancellerebbe il tempo pieno.

Entrambi non hanno fondamento.

Non c’è nessun trasferimento di euro dalle scuole di stato a quelle paritarie. Il problema semmai è la difficoltà economica in cui versa tutta la scuola pubblica, dove per pubblica si deve intendere berlinguerianamente sia quella statale che quella non statale.

Quanto al fatto che il tempo pieno sia stato cancellato basterebbe leggere il commento fatto dal Ministero allo Schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53. Lì si legge che “il tempo scuola raggiunge, nella sua massima espansione, le 40 ore settimanali e si caratterizza come tempo pieno degli alunni.

Mi chiedo perché si debba ricorrere alla falsificazione dei dati per portare avanti le proprie idee?

Ciò mi preoccupa, perché quando si falsano le notizie è perché non si hanno che ragioni ideologiche e i dati sono strumentali!

Anch’io nutro non poche perplessità sulla Riforma Moratti, temo che non si tirino tutte le conseguenze della libertà su cui si fonda, non sono convinto che si sia ancora capita la centralità della figura docente e l’urgenza di un nuovo stato giuridico, ma non è seminando ideologicamente lo scontento che si farà qualcosa di nuovo, bensì con la costruzione quotidiana di una scuola, in cui tutti abbiano la possibilità di viverci.

Questa del resto è l’unica riforma da fare, disegnare un sistema in cui insegnanti, studenti, famiglie abbiano la possibilità di esprimere la loro identità!




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Grazia Perrone    - 02-12-2003
L'articolo 7 della bozza di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 settembre scorso in attauzione della L. 53/03 - caro Mereghetti - è molto chiaro. Esso stabilisce che le attività didattiche nella scuola primaria (che è il settore di scuola che conosco meglio) hanno la durata di 891 ore annue. Poiché l'anno scolastico si svolge in 33 settimane, il calcolo è presto fatto: siamo a 27 ore settimanali per tutte le classi e per tutte le attività, compresa la lingua straniera, l'alfabetizzazione informatica (o quel che l'è!) ed escluso il tempo mensa.

Tenendo conto, poi, delle "prevalenti richieste delle famiglie", le scuole dovranno organizzare attività aggiuntive per altre 99 ore annue (tre ore a settimana), "la cui scelta è facoltativa e opzionale per gli allievi".

Sulle prime 891 ore "obbligatorie" (chiamiamole così) è costituito l'organico di istituto (con l'istituzione della figura, ibrida e professionalmente ambigua, dell'insegnante tutor), sulle restanti ore "facoltative" per gli alunni ma "obbligatorie" (perlomeno nell'offerta formativa) per le scuole, l'incertezza regna sovrana. Pare certo, comunque, che - per garantire concretamente questa opzione didattica - le scuole "autonome" dovranno utilizzare esperti con competenze specifiche e che - in mancanza di "risorse umane" interne - dovrànno procurarseli con un contratto di prestazione d'opera ma ... possono farlo (scegliendo il ... "meglio presente sul mercato") solo se hanno, in bilancio, le risorse economiche necessarie.

Se ho ben compreso il testo normativo in discussione (e può anche darsi che non abbia capito nulla!) lo Stato non garantisce l'assegnazione di somme aggiuntive da iscrivere nel bilancio delle scuole finalizzate a questo scopo.

In mancanza di fondi "certi" chi pagherà questi "esperti"? I maliziosi - come me rispondono: le famiglie!

E' vero. La Moratti dice che (...) "le scuole possono organizzare attività aggiuntive e che il tempo pieno non è morto" ma ... il decreto ne prevede 99 al massimo (come ho cercato di evidenziare) e... nemmeno si capisce di cosa si tratta.

Quel che mi appare certo, però, è che queste "ore aggiuntive" nonché "facoltative" nulla hanno a che vedere con il tempo pieno come è stato inteso e interpretato finora. Perlomeno nella scuola elementare (ora primaria ... per decreto legislativo). Si tratta, in ultima analisi, di attività sporadiche, totalmente avulse dal curricolo, che possono essere affidate (se i vincoli di bilancio lo consentono) a prestatori d'opera occasionali provenienti dall'esterno, o svolte all'esterno della scuola utilizzando la "foglia di fico" della ... "collaborazione tra reti di scuole".

Insomma, piscina, palestra, danza, giochi degli scacchi, calcetto e ... cartomanzia applicata.

Come dire: di tutto di più.

Sbaglio?

 Scuola oggi    - 05-12-2003
QUALI 40 ORE, QUALE TEMPO PIENO ?

Nella recente discussione su Tempo Pieno sì/Tempo Pieno no una tesi che viene sostenuta o adombrata da più parti è che il tempo pieno sarebbe "comunque" garantito, continuerebbe ad esistere, ma ovviamente in forme diverse da quelle classiche e tradizionali.
Tuttoscuola si spinge fino a dire che "al modello tradizionale di tempo pieno, quello con i due maestri contitolari, strutturato secondo regole e prassi abbastanza omogenee a livello nazionale, costruito insomma a partire dall’offerta (…) la riforma Moratti sembra contrapporre non un tempo ridotto, vuoto, ma un diverso modello di tempo pieno: un tempo sempre pieno (40 ore in 5 giorni nella scuola primaria) ma per così dire diversamente riempito, riempito cioè a partire dalla domanda (dei genitori, degli stessi allievi, con la mediazione del docente-tutor), e quindi, almeno nelle intenzioni, più flessibile e personalizzato."

Questo - il mantenimento dell'orario scolastico, della "durata" della scuola - sarebbe già un risultato, a fronte delle prospettive riduzioniste e di alleggerimento del tempo scuola in campo fino a qualche mese fa e segnerebbe di fatto un parziale cambio di rotta da parte del MIUR. Occorre però chiedersi, come ha iniziato a fare Silvio Colombini in un intervento su questo giornale, QUALE TEMPO PIENO e QUALI 40 ore si verrebbero a delineare. Scriveva Colombini: "la differenza che fa sostanza che leggo è una sola: prima, con l'articolo 130 del 297/1994 che si vuol abrogare, c'erano "le attivita' di tempo pieno", adesso con il decreto c'è un "orario delle lezioni" e l'organizzazione di "attivita' e insegnamenti" a scelta; prima, con l'articolo 130 del 297/1994 che si vuol abrogare, c'era un orario settimanale comprensivo del tempo-mensa, "stabilito in quaranta ore", adesso c'è un orario "composto", somma di un orario di lezioni obbligatorio e di un orario di attività o insegnamenti opzionali e scelti ed eventualmente di un orario mensa. Mi sembra di capire che non siano la stessa cosa…".

A questo proposito si può ragionevolmente prospettare l'ipotesi più che fondata che l'organico di istituto, che poi è il cuore della questione, venga definito sulla base di parametri orari come somma aritmetica. Vale a dire: vengono assegnati agli istituti docenti in numero direttamente proporzionale alle ore di scuola previste (le 30, comprensive delle tre ore aggiuntive per gli alunni ma obbligatorie per le scuole, o le 40 nel caso dell'aggiunta del tempo mensa). Questo presuppone, naturalmente, che vengano modificati i commi 3 e 4 dell'art.7 del decreto e ricompreso anche il tempo mensa nella definizione dell'organico docenti, come peraltro chiede l'ANCI nelle proposte di emendamento formulate.
Si tratterebbe, in ogni caso, di un'operazione puramente matematica, ripetiamo, tesa a garantire la "copertura oraria" delle classi (numero delle ore strettamente necessarie) sulla base dell'orario di servizio dei docenti (22 ore settimanali).

L'assetto interno, l'impianto organizzativo e didattico, sarebbe naturalmente quello indicato dal decreto e dai vari materiali del gruppo di lavoro Bertagna. Un insegnante (il tutor) che gestisce la classe per il maggior numero di ore di lezione e che quindi avrebbe (inevitabilmente) affidati gli insegnamenti principali più altri docenti che si occuperebbero dei LARSA, o laboratori di recupero-sviluppo- apprendimento (magari anche nelle ore aggiuntive e facoltative per gli alunni) e gli stessi o qualche altro docente che intratterrebbe gli alunni in mensa per il tempo restante. Fantapolitica? Non ci sembra affatto, se si vogliono conciliare, in questo "diverso modello di tempo pieno", le 40 ore con il tutor e la nuova organizzazione didattica.

Occorre sottolineare che le 40 ore e il Tempo Pieno attuali sono (appunto) un'altra cosa, come pure i moduli, con l'orario a 27-30 ore più l'eventuale tempo mensa. Come pure è radicalmente diverso il meccanismo di assegnazione degli organici alle scuole. Al Tempo Pieno vengono infatti assegnati 2 docenti per classe a al modulo 3 docenti ogni due classi. Su questa base (la "titolarità" delle classi assegnate) viene definito l'organico, non in base ad una pura somma delle ore strettamente necessarie. I docenti, com'è noto, sono collegialmente responsabili delle classi affidate e si suddividono gli ambiti di insegnamento in maniera paritaria, senza gerarchie di ruoli. I laboratori non costituiscono un'attività "separata", tanto meno aggiuntiva o facoltativa, ma sono parte integrante del programma di insegnamento delle varie discipline o educazioni. Non solo, ma gli attuali organici, sia nel Tempo Pieno che nel modulo, garantiscono un certo numero di ore di "compresenza" dei docenti, che costituiscono la conditio sine qua non per formare gruppi di alunni. L'unità classe infatti (elementare, Bertagna…) può essere scomposta e si possono formare gruppi- classe, classi aperte, gruppi di lavoro o per interesse, ecc. solo con la "presenza" contemporanea di più docenti. Un solo docente non può farlo (anche questo è matematico).
Un conto allora sono le attuali 40 ore del TP o le 30 più mensa del modulo, un altro conto sarebbe un modello scolastico con un organico docenti sufficiente solo per garantire la stretta "copertura oraria" del tempo scuola delle classi.
La flessibilità e la "personalizzazione" di cui parla Tuttoscuola, in questo senso, si ridurrebbero a ben poca cosa: non l'attenzione "individualizzata" al singolo alunno o a gruppi ristretti di alunni da parte di più docenti (possibile con l'attuale organico) sulla base di una progetto educativo unitario definito dalla scuola dell'autonomia, ma la mera scelta di un modello orario piuttosto che un altro da parte delle famiglie (chi vuole solo le 27 ore di attività didattica, chi anche le tre ore aggiuntive, chi anche la refezione scolastica…).

Detto questo, occorrerà certamente riaprire una riflessione sul tempo scuola, sul suo significato e sulla sua "qualità" (come ha recentemente proposto e auspicato il Direttore regionale Dutto a Milano e come ha iniziato a fare, proprio su ScuolaOggi, Raffaele Iosa). Quale tempo lungo, tempo pieno o "tempo disteso"? Ma questo è un altro capitolo. Il prossimo.


 Elena Miglietta    - 08-12-2003
Caro Gianni, è ora che ti informi su cosa è il "tempo pieno" attuale e la sua ben precisa connotazione e su cosa invece è il "nuovo tempo pieno" proposto da questo ministero.
Fatto questo, ti renderai conto di chi dice bugie e chi no.
Scusa vorrei aggiungere che tra gli altri problemi questo "nuovo tempo pieno" taglia circa un terzo dei posti assegnati alle scuole: se è uguale a quello "vecchio" perchè succede ciò?
Ti invito a leggere il volantino delle maestre di Concorezzo "27+3+10 non è uguale a 40. Attenti al trucco!" che trovi nella home page di www.retescuole.net

 Franco Di Plotti    - 12-12-2003
L'ultimo commento mi pare molto significativo!!
Sono un docente precario, cole molti, ma ho sempre pensato che fossero g,i insegnanti la "risorsa della scuola".
Evidentemente mi sono sbagliato: la risorsa sono gli allievi, la scuola è il contenitore della disoccupazione intellettuale ....
Altrimenti non si spiega diversamente il tenore di alcuni commenti.

 Monaco Giovanna    - 09-03-2004
Da 35 anni insegno nella Scuola Elementare. Come ogni insegnante che alla funzione della Scuola crede, ho vissuto i cambiamenti con perplessità ma poi ho sempre fatto il mo dovere crescendo, soprattutto nei moduli, nel rapporto con i colleghi. Come tanti insegnanti mi sono abituata a lavorare insieme, a condividere, a far parte consapevolmente di un "team" che non è una semplice aggregazione numerica ma è un "progettare insieme", un lavorare in collaborazione. Quello che della nuova riforma mi offende è l'indifferenza verso una mancata condivisione, il non riconoscere che si mette una pietra tombale sulla cooperazione educativa, sulla collegialità, su un modello di scuola democratica e popolare alla quale sono stati riconosciuti grandi meriti in tutti i paesi in cui viene sperimentata. Non mi sento retrograda, ho applicato da tempo l'informatica alla didattica ma, credetemi, questa riforma è per me, e non solo per me, un'inversione di tendenza pazzesca... Alle prossime elezioni!

 anna de gironimo    - 29-03-2004
Soltanto due appunti:
1) i soldi a disposizione degli istituti sono stati drasticamente tagliati. Prova ne sia che che il contributo richiesto alle famiglie all'atto di iscrizione è in alcuni casi, raddoppiato.
2) Il tempo pieno è un progetto didattico educativo che prevede la presenza di due insegnanti per lo stesso numero di ore su una classe, specializzati per aree didattiche e che abbiano in orario anche un certo numero di ore in compresenza. Ciò che resta del T. P. è solo il computo delle ore, del forte progetto didattico non rimane che polvere.

Approfitto di questo spazio per lanciare una proposta per gli insegnanti di storia delle medie:
per il prossimo anno adottiamo soltanto testi non riformati, per gli evidenti problemi didattici che il taglio dato alla programmazione prevista dalla riforma comporta.

 anna de gironimo    - 29-03-2004
Soltanto due appunti:
1) i soldi a disposizione degli istituti sono stati drasticamente tagliati. Prova ne sia che che il contributo richiesto alle famiglie all'atto di iscrizione è in alcuni casi, raddoppiato.
2) Il tempo pieno è un progetto didattico educativo che prevede la presenza di due insegnanti per lo stesso numero di ore su una classe, specializzati per aree didattiche e che abbiano in orario anche un certo numero di ore in compresenza. Ciò che resta del T. P. è solo il computo delle ore, del forte progetto didattico non rimane che polvere.

Approfitto di questo spazio per lanciare una proposta per gli insegnanti di storia delle medie:
per il prossimo anno adottiamo soltanto testi non riformati, per gli evidenti problemi didattici che il taglio dato alla programmazione prevista dalla riforma comporta.