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Più pluralismo, più libertà e più sociale nel sistema delle comunicazioni
UISP - 29-11-2003


Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Ciampi, nel suo unico messaggio alle Camere il 23 luglio 2002: "Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione". Il Terzo Settore si è sempre impegnato a far conoscere anche nel mondo dell'informazione i problemi dei cittadini più deboli, i bisogni e le ingiustizie che continuamente sorgono nella società e la necessità di dare piena attuazione ai diritti di ogni cittadino.
Da questo presupposto nasce il lavoro sulla comunicazione sociale che abbiamo avviato in questi ultimi anni: cercare spazi e interlocutori in grado di dare rappresentanza e visibilità al volontariato, alla società civile organizzata, alla solidarietà come cemento di ogni comunità.
Questo non facile compito viene svolto direttamente dalle associazioni, ma richiede anche l'esistenza di un sistema della comunicazione che garantisca la libertà di accesso, il pluralismo culturale e la correttezza dell'informazione. E soprattutto il rispetto di regole che, per l'influenza e l'importanza assunta dal sistema dei media nella vita del Paese e dei cittadini,sono anche garanzia di libertà e di democrazia.

La nuova legge sulla comunicazione (cosiddetta legge Gasparri), discussa in questi giorni alla Camera e tornata al Senato (**), rappresenta il tentativo di offrire una prospettiva per il futuro del sistema radiotelevisivo anche se lascia aperti alcuni rilevanti problemi sia sul disegno complessivo del nuovo sistema, sia sul terreno specifico della comunicazione sociale.

In primo piano rimane la questione del pluralismo dei mezzi di comunicazione. La situazione attuale vede già una concentrazione in pochi gruppi editoriali di notevoli risorse. La nuova legge, introducendo il concetto di Sistema Integrato delle Comunicazioni, mette i presupposti per vedere rafforzati i gruppi già esistenti e rende più difficoltoso l'ingresso o lo sviluppo di nuovi soggetti. Inoltre nelle audizioni alla Camera del Presidente dell'Antitrust, Tesauro, e di quello dell'Autorità per le Telecomunicazioni, Cheli, è stato ricordato che il concetto di Sistema Integrato delle Comunicazioni è incompatibile con le direttive europee in materia di pluralismo televisivo e di antitrust più in generale.

Un secondo punto critico riguarda il rispetto della Costituzione e delle sentenze della Corte Costituzionale. Nella più recente (n.466/2000) era stata ribadita l'illegittimità per qualunque operatore televisivo di possedere più di due reti nazionali, stabilendo la data del 31 dicembre 2003 come termine ultimo per mettersi in regola. Nella sua audizione alla Camera del 10 settembre il Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, Enzo Cheli, ha ricordato l'ineludibilità di questa sentenza (che comporterebbe come conseguenza il finanziamento di una rete Rai solo con i proventi del canone, e la liberazione delle frequenze analogiche occupate da una rete Mediaset). Nella stessa audizione Cheli ha anche sottolineato che i poteri di controllo sull'ampliamento dell'offerta informativa rischiano di essere privi di efficacia perché non è prevista: "alcuna sanzione in caso di accertata inosservanza delle regole".

Un'attenzione particolare deve essere dedicata alla Rai. Riteniamo ancora valida la centralità del servizio pubblico, come ha ricordato il presidente Ciampi lo scorso luglio,anche prevedendo nella struttura proprietaria una quota di capitale privato. Ma deve essere garantita un'effettiva pluralità di sistema. Già l'attuale metodo di designazione del Consiglio d'amministrazione e del Direttore Generale, ad esempio, non sembrano aver risposto a questa esigenza, ma ancor più ci sembra a rischio la pluralità se, quando il capitale privato supererà il 10% delle quote, la nomina del 90% dei componenti del consiglio spetterà al Governo (art.18).

Rispetto al terreno specifico della comunicazione sociale, ci aspettiamo una legge di sistema in grado di recepire questa esigenza che nasce dalla società civile. Una legge in grado di assicurare pari opportunità ad un tipo di comunicazione "dal basso", fatta in presa diretta con il Paese, tra le persone che esprimono valori e socialità. Una legge che possa avvicinare i cittadini al sistema dei media, schiudendo le porte di un broadcasting di tipo nuovo, capace di garantire spazi, accesso, produzioni, tecnologie. A questo, ad esempio, potrebbero servire le nuove tecnologie digitali nelle quali si parla nella legge: a metterle in relazione allo sviluppo di una comunicazione sociale che attualmente risulta essere sacrificata e marginalizzata. Vorremmo, ad esempio, che in futuro si pensasse ad un "Contratto di servizio sociale" per tutti i nuovi gestori, ad una infrastruttura pubblica (o in gestione) "Open Publishing", ad un allargamento delle possibilità (sgravi fiscali e frequenze a disposizione) per le emittenti più piccole, Il Terzo settore è pronto ad accettare la sfida del sistema radiotelevisivo del futuro: una rete multimediale ma fortemente marcata da linguaggi, culture e valori sociali.

Per questi motivi chiediamo che il Parlamento riveda questi punti della legge, al fine di garantire al cittadino italiano la possibilità di scegliere tra diverse fonti informative libere e pluraliste.


Gruppo comunicazione del Forum Permanente del Terzo settore

Roma, 27 novembre 2003


(**)
Il disegno di legge Gasparri sul sistema radio televisivo sarà in aula al Senato martedì, 2 dicembre. Dopo il pressing dell'opposizione, che considera incostituzionale il provvedimento, la maggioranza ha deciso di non forzare i tempi e concedere ancora cinque giorni alla commissione lavori pubblici per l'esame del provvedimento grazie alla mediazione del presidente del Senato Marcello Pera.
E in piazza torna la voce dei no, associazioni, sindacati e cittadini schierati contro la riforma del sistema radio-televisivo.

Rainet .news


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 ilaria ricciotti    - 03-12-2003
Ve la raccomando tale legge! Ora che è stata approvata, ora sì che avremo una TV sempre più critica pluralista e nella sostanza, molto rinnovata. Possiamo essere contenti di avere la TV digitale che di sicuro ci farà divertire e non pensare. Non ci farà pensare ai tantissimi problemi italiani, perderemo la nostra identità e diventeremo tutti A-M-E-R-I-C-A-N-I.
Quanto sono felice per questa legge TV,
talmente felice che molto probabilmente non la guarderò più.
Telenovelas e quiz a non finire,
ho paura che mi faranno rimbambire,
che mi riempiranni di false illusioni,
per farci diventare tutti dei grandi fanafaroni.

 ilaria ricciotti    - 07-12-2003
Non c'è molto da commentare!
Questi CI VOGLIONO PROVARE !
Ci propinano spettacoli spazzatura,
perchè la vita sia considerata meno dura.
Vogliono farci vedere che tutto è splendente,
per lanciare fumo negli occhi dell'onesta gente.
Basta per favore , loro signori cominciano a scocciare,
con le imposizioni le censure il pluralismo finirà per naufragare.
Io pago il canone e voglio essere ascoltata,
e non da una legge O -SCU -RA -TA .